Difficile per le piccole realtà sportive trovare anche un semplice campo di allenamento. Altro che pari opportunità, c’è ancora tanta discriminazione verso il femminile!

Nei giorni scorsi, con grande stupore, sono stato contattato da diversi dirigenti di piccole squadre di calcio sia di serie C che sotto, per raccontarmi quando sia difficile ai tempi nostri, compreso anche il caro bollette, trovare delle strutture idonee per fare allenare e in alcuni casi fare giocare le gare interne alle proprie ragazze. Stiamo parlando, ovviamente, di piccole realtà che non hanno alle spalle grandi Club nel maschile e di conseguenza possono utilizzare anche le loro strutture o gli impianti sportivi che le ospitano.

Purtroppo, spesso cadiamo ancora nel retaggio del passato, quando soprattutto in sede di assegnazione di campi sportivi, relativi al calcio femminile, i vari assessorati allo sport, fanno sempre fatica a fine anno o durante la stagione a stabilire e delineare dei campi, non solo per fare allenare le ragazze alle quali vengono concessi i campi peggiori negli orari serali, ma anche un certo ostracismo a individuare il campo che deve ospitare le gare interne.

In tutto questo marasma e questa lotta a coltello per avere un campo su cui poter far fare attività sia alla prima squadra che al proprio settore giovanile, emerge con sgradevole chiarezza che il calcio femminile, esclusa la serie A e forse la B dalla C in giù, vale meno che zero.

Le mail che mi sono arrivate con queste lamentele sono un vero pungo allo stomaco per uno come me che crede e cerca di portare un minimo di visibilità al movimento, altro aspetto importante che va considerato è il fatto che tranne i soliti siti internet e blog, sui giornali locali riuscire a fare parlare delle piccole realtà del calcio femminile è un impresa più unica che rara, nonostante da una parte i vertici Federali abbiano ottenuto per le ragazze della serie A visibilità e professionismo, purtroppo ci sono tantissime piccole realtà, che invece di crescere, sono ostacolate più di altri sport maschili e rischiano presto di chiudere baracca e burattini.

Questo articolo sarà o è come una goccia nell’oceano, me ne rendo conto, ma mi sentivo in dovere con chi ha riposto in me e nel Blog (testata giornalista) che dirige un linea di fiducia, contattandomi, di scrivere questo articolo nella speranza di sensibilizzare e portare il luce questo problema.

Ben venga il professionismo per la serie A, ma cerchiamo di capire che il calcio femminile, per esempio d’eccellenza, merita di essere trattato con rispetto e non di essere messo sempre dietro la lavagna solo perchè chi lo pratica fa parte del gentil sesso, visto che nella pari categoria le società maschili, che da anni hanno le mani in pasta con le amministrazione comunali, in virtù del fatto che sono più anni che fanno attività sportiva, riescono sempre a spuntarla.

Basta! Facciamola finita con questi retaggi del passato e iniziamo a dare il giusto valore anche alla donna e alle pari opportunità con cui gli stessi Consiglieri Comunali si aprono la bocca, facciamola finita sempre con questi pregiudizi del medioevo e cerchiamo di essere tutti persone più serie che di buffoni e razzisti ne è pieno il mondo .

Danilo Billi

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