Grave lutto e dolore nel mondo del calcio: è deceduto Sinisa Mihajlovic

Credit Photo: Bologna FC

Questa è una di quelle notizie che non avremmo mai voluto sentire nè tanto meno riproporre. Nel pomeriggio di oggi, Venerdì 16 Dicembre, Sinisa Mihajlovic, ex calciatore e allenatore serbo è morto all’età di 53 anni a Roma.  

Di lui non si sapeva più tanto dopo l’esonero dal Bologna Fc 1909 di Settembre che, a Campionato avviato aveva fatto tanto scalpore negli ambienti sportivi.  

L’ex calciatore e allenatore serbo combatteva dal luglio del 2019 la sua personale battaglia contro una forma aggressiva di leucemia, malattia che lo aveva allontanato dai campi di gioco per vederlo ricoverato all’ospedale Sant’Orsola di Bologna.  

Sembrava che l’uomo Mihajlovic ce l’avesse fatta e con caparbietà lo stesso era rimasto attaccato alla sua squadra che non aveva mai smesso di seguire, supportato dai tifosi bolognesi che lo avevano affiancato nella impari lotta.  

Poi, appunto a Settembre, l’esonero dal Bologna.  

Sinisa era tornato a Roma e, purtroppo, era ricoverato da Domenica 11 Dicembre presso la clinica Paideia, per un’infezione divenuta subito grave a causa del sistema immunitario compromesso dalla malattia stessa e dalle pesanti terapie. L’evoluzione della leucemia, infatti, era stata improvvisa e drammatica. Solo qualche giorno prima il serbo parlava dei suoi programmi futuri, a partire dal desiderio di ricominciare da gennaio, una volta finito un ciclo di cure, a vedere partite in giro per gli stadi d’Italia e d’Europa. Ma Lunedì 12 le sue condizioni sono degenerate definitivamente e l’uomo è entrato in coma farmacologico nel tardo pomeriggio per avviarsi poi oggi all’epilogo.  

Increduli i suoi amici e i componenti del suo staff che erano al corrente delle cure alle quali Sinisa si stava sottoponendo, ma non potevano immaginare un peggioramento rapido delle sue condizioni di salute. Tra questi Roberto Mancini, suo “fratello” dai tempi della Samp e poi della Lazio, dove entrambi guidati daEriksson, avevano regalato al Club lo scudetto del 2000. Addolorati i tifosi della Lazio, a lui legatissimi (Mihajlovic aveva giocato in biancoceleste per sei stagioni, dal 1998 al 2004) e che non gli hanno fatto mai mancare il loro affetto del tutto ricambiato. 

La famiglia di Mihahjlovic ha annunciato la scomparsa del tecnico serbo, definendo la sua morte “ingiusta e prematura”.  

Questo quanto comunicato: “La moglie Arianna, con i figli Viktorija, Virginia, Miroslav, Dusan e Nikolas, lanipotina Violante, la mamma Viktorija e il fratello Drazen, nel dolore comunicano la morte ingiusta e prematura del marito, padre, figlio e fratello esemplare, Sinisa Mihajlovic. Uomo unico professionista straordinario, disponibile e buono con tutti. Coraggiosamente ha lottato contro una orribile malattia. Ringraziamo i medici e le infermiere che lo hanno seguito  in questi anni, con amore e rispetto, in particolare la dottoressa Francesca Bonifazi, il dottor Antonio Curti, il prof Alessndro Rambaldi, e il dottoe Luca Marchetti. Sinisa resterà sempre con noi. Vivo con tutto l’amore che ci ha regalato”. 

A seguire, ecco il cordoglio espresso dal Bologna Fc 1909 nella sua pagina Facebook: “Addio Mister, vivrai per sempre nel nostro cuore…  

Sinisa Mihajlovic ci ha lasciato oggi, all’età di 53 anni, dopo una lunga e commovente battaglia contro la leucemia. Il Bologna Fc 1909 piange l’allenatore che ha guidato i rossoblù fino allo scorso Settembre.  

Sinisa Mihajlovic era nato a Vukovar il 20 febbraio 1969 e proprio a Bologna aveva iniziato la sua carriera da allenatore nel 2008, dopo i successi da calciatore con le maglie di Stella Rossa, Roma, Sampdoria, Lazio e Inter. E sulla panchina del Bologna era tornato nel gennaio 2019, conducendo la squadra al decimo posto dopo un’incredibile rincorsa alla salvezza conclusa con 30 punti conquistati nelle 17 partite della sua gestione.  

Ma proprio all’inizio della stagione successiva, il 13 luglio 2019, arriva la notizia che sconvolge il club, i tifosi e tutti gli appassionati di calcio: Mihajlovic comunica in una commossa conferenza stampa a Casteldebole di aver contratto una forma acuta di leucemia. Il ricovero in ospedale e le pesanti cure a cui è sottoposto non gli impediscono di continuare a svolgere il suo lavoro: il club conferma dal primo momento l’intenzione di proseguire con Mihajlovic, lui segue la squadra a distanza e comunica con i giocatori grazie alla tecnologia e alla mediazione costante del suo staff di collaboratori. Dopo 44 giorni di ricovero, il 25 agosto Mihajlovic lascia a sorpresa l’ospedale per sedersi in panchina allo stadio Bentegodi di Verona per la prima trasferta di campionato.  

Per altre tre stagioni Mihajlovic continua a guidare i rossoblù, ma il 26 marzo scorso è costretto a comunicare la ricomparsa della malattia e il conseguente nuovo ricovero. A settembre la sofferta decisione da parte del club di sollevarlo dall’incarico: “La scelta più difficile”, dice Joey Saputo, “da quando sono presidente del Bologna”. 

In questi mesi Sinisa ha continuato a lottare lontano dai riflettori, circondato dall’affetto della sua splendida famiglia. Voleva vivere, voleva ritornare sui campi di calcio, che erano stati la sua vita da quando era bambino. Non ce l’ha fatta, Mihajlovic, eppure ha vinto anche stavolta. Ha vinto con l’esempio che ci ha dato. Ha vinto non nascondendo le proprie debolezze e le proprie umanissime paure. Mihajlovic, che in tanti amavano definire “il guerriero”, ha vinto con la dolcezza della fragilità, insegnando ai più giovani che la vera forza non sta nel sentirsi invincibili, ma nel provare sempre a rialzarsi. 

ROME, ITALY – AUGUST 14: Bologna FC head coach Sinisa Mihajlovic during the Serie A match between SS Lazio and Bologna FC at Stadio Olimpico on August 14, 2022 in Rome,Italy . (Photo by Marco Rosi – SS Lazio/Getty Images)

A Bologna abbiamo vissuto insieme a lui tre anni e mezzo meravigliosi e terribili, in uno stato d’animo che di solito non accompagna le spensierate vicende del pallone. Non solo il club, ma tutta la città lo ha accompagnato per quanto possibile in questo duro cammino: il Comune gli ha conferito la cittadinanza onoraria, i tifosi hanno rivolto al cielo i loro auspici di guarigione salendo in processione alla basilica di San Luca, il luogo dell’anima di tutti i bolognesi. Bolognesi che oggi ti piangono, Sinisa, abbracciando idealmente Arianna e i tuoi figli, sapendo bene che un “concittadino” così, una volta entrato nel cuore di tutti, ci resterà per sempre. Più vivo, più vittorioso che mai. 

Ciao Mister”. 

Questo il comunicato più importante e significativo del Bologna Fc 1909, che nel bene e nel male ha segnato questo suo ultimo periodo calcistico, dal grande amore all’esonero che tutta Italia ha visto come un pretesto per attaccare una società, soprattutto, una tifoseria che lo ha sempre amato e rispettato come uomo, e una città che lo aveva anche insignito della cittadinanza onoraria poco tempo fa. 

Non è possibile non piangere l’uomo Sinisa, infatti, poco dopo la notizia, questa volta ufficiale della sua scomparsa, preceduta negli scorsi giorni da una non veritiera, tutti gli esponenti e addetti ai lavori, nonché i giornalisti e i semplici tifosi del Bologna hanno coperto per un abbraccio virtuale di ricordi la rete e i social network.  

Sinisa nel bene o nel male ha lasciato un segno indelebile in città, una città che per ben due volte era salita fino a San Luca, la prima anche assieme ai tifosi della Lazio, per chiedere la grazia alla Madonna, una comunità che oggi a differenza di chi ha puntato il dito come contro dopo il suo esonero è caduta in un profondo lutto, una città che ha saputo amarlo anche soprattutto quando la sua malattia si è affacciata per la prima volta nella sua vita e che oggi più che mai ha tutti i diritti di piangere la persona. 

Perché a Bologna si è giudicato sempre l’operato dell’uomo diviso da quello dell’allenatore e nessuno è rimasto indifferente verso la battaglia personale del mister.  

Ciao Sinisa!!!  

Danilo Billi

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