Rebecca Busi è la pilota 26enne bolognese che ha corso anche quest’anno la Dakar, poi abbandonata a causa di una rottura importante e per nulla facile da risolvere 

Rebecca Busi in azione – Credit Photo: Facebook

Recentemente Rebecca Busi ha raccontato alla stampa i dettagli della sua partecipazione alla Rally Dakar, la competizione che attualmente si sta tenendo in Arabia Saudita, ma che per lei è terminata. Ecco quanto ha fatto sapere la Busi in merito: “Eravamo solo quattro equipaggi femminili iscritti alla Dakar di quest’anno, nonostante qualche agevolazione economica. Forse sta iniziando a cambiare qualcosa ma non è facile”.  

E in merito al suo casco arcobaleno ha aggiunto: “Non faccio politica ma credo che sia importante mandare un messaggio”. 

La 26enne ha ben 67.5mila follower su Instagram ed anche un canale su OnlyFans. Non è una influencer, ma appunto una pilota di Bologna e grazie a questa piattaforma di “intrattenimento” ha avuto la possibilità di volare in Arabia Saudita, per correre la Rally Dakar. In un’intervista rilasciata recentemente al Corriere di Bologna la Busi ha detto: “Sono ancora stupita per la forza con cui hanno creduto in me, non sarei qui senza di loro. In Arabia Saudita addirittura la piattaforma è bannata. Credo che nella nostra parte del mondo godiamo di tanta libertà e ognuno possa usare i social come vuole, ma io trasmetto il mio mestiere, non il mio faccino. Abbiamo aperto un canale gratuito dedicato esclusivamente al mondo del rally e dei motori”. 

Oltre alla sua attività di pilota, quest’anno, Rebecca sarà presente anche al cinema con Riccardo Scamarcio: “Ho interpretato l’ex pilota Fabrizia Pons nel film 2 Win, dedicato al mondo del rally, che dovrebbe uscire nel corso del 2023. All’inizio pensavo che fosse uno scherzo, poi mi sono buttata anima e corpo nel progetto, incastrando riprese, allenamenti e esami. Ne è valsa davvero la pena”.  

Roberto Fast Robby Busi, padre di Rebecca, si è espresso così su Facebook al termine dell’avventura della figlia: “E’ finita la nostra Dakar, dopo l’arrivo incredibile fatto dalle nostre donne al bivacco della tappa marathon, arrivo fatto al buio come sempre, ma lasciando tra le dune una quarantina tra camion e auto, ci avevo davvero sperato! Avevano superato la tappa più dura, la più selettiva della competizione. Erano riuscite perfino a fare i controlli di routine, visto che il nostro camion assistenza era ancora fermo, piantato chissà dove dal giorno precedente. Avevano recuperato olio e cinghie da altri piloti concorrenti, concorrenti sì ma sempre solidali tra loro. Chapeaux a tutti! Poi la partenza al mattino ma poco dopo la doccia fredda: una rottura importante e per nulla facile da risolvere. Il piantone che sorregge i braccetti, il mozzo ruota e la sospensione si è spezzato e non possiamo fare nulla. Il fato questa volta è dalla nostra, arriva il camion assistenza che addirittura tira fuori la saldatrice ed esegue un lavoro davvero di fino sul pezzo rotto. È rischioso continuare in quelle condizioni è una speciale da 170 km, dura quanto quella precedente. A malincuore, dopo aver percorso 10 km per trovare un briciolo di segnale, gli diciamo di non rischiare e di rientrare per asfalto… è finita. La sicurezza prima di tutto. Ma pensate che quelle streghe ci diano retta?? No… decidono di proseguire, non vogliono mollare nonostante il ritardo accumulato, nonostante i 170 km di dune, nonostante il bronzino ansimi come un anziano con la bronchite… avanti senza se e senza ma… 

Ad un controllo dopo circa 30 km di speciale però vengono convinte a desistere dai membri dell’organizzazione, che sapendo quanto accaduto, giustamente le avvisano che in caso di guasto tra quelle dune maledette viene garantito il loro recupero a mezzo elicottero, ma non il recupero del bronzino.  

Questa ipotesi le convince a desistere dal continuare.  

Inversione e si va a cercare l’asfalto… arrivano a notte da noi, ma le accogliamo con gli applausi”.  

Sono state eroiche, stoiche, hanno davvero lottato contro una sfiga fantozziana che ci ha accompagnati fin dal prologo. 

Grazie alle nostre piccole guerriere per quello che hanno fatto, grazie ai nostri mitici meccanici che mai hanno alzato le mani, nemmeno dopo il cappottone terrificante della sesta o settima tappa, non ricordo nemmeno più. 

Grazie anche al nostro bronzino, ha dato tutto ma proprio tutto quello che poteva dare, con un pizzico di fortuna in più sarebbe arrivato sul palco…  

Vabbè, c’est la Dakar si dice…  

Ma non finisce qui, assolutamente dobbiamo saldare i conti!!!”. 

Rosalba Angiuli

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