Mondiali, arriva uno sponsor saudita: “Scelta economica o di crescita?” Di Valentina Marrè

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Il logo della manifestazione

Il conto alla rovescia per il Mondiale che si terrà quest’estate, dal 20 luglio al 20 agosto, è già partito e l’hype per questo evento è già alle stelle, ma come in ogni cosa non mancano i colpi di scena non graditi. 

Qualche giorno addietro una delle testate più importati inglesi, “The Guardian”, ha pubblicato una soffiata riguardante l’ingresso di uno sponsor dell’Arabia Saudita nella lista dei patrocinanti di tale evento, con la FIFA che, come si rispetti, non ha avvisato le due federazioni ospitanti. 

Visit Saudi è il principale organo turistico saudita e seppur non c’è ancora una conferma ufficiale né dall’azienda né dal presidente Infantino, ha un contratto con la federazione mondiale per affiancare Adidas, Coca – Cola e Visa come sponsor ufficiali della competizione. 

Partendo dal fatto che, la brillante idea di procedere alle firme allo scuro di tutto e tutti senza neanche avvisare i diretti interessati di tale movimento, agli occhi di chi guarda può sembrare una delle maniere più semplici di intascare più soldi. 

Il problema, però, non si ferma qua anzi si moltiplica quando un gran numero di pubblico ha interpretato questa scelta come una grande mancanza di rispetto verso le giocatrici in campo, per le tifose sugli spalti, ma in generale per le donne. 

Come è ben chiaro a tutti l’Arabia Saudita non è sicuramente uno dei Paesi più pro donna del Mondo, la figura femminile, seppur i piccoli passi in avanti compiuti negli ultimi anni, è ancora inferiore a quella maschile tantoché ogni donna ha un tutore maschio.  

Come abbigliamento è consentito solo l’abaya, un lungo vestito, insieme all’inseparabile velo islamico. Questo vestiario è obbligatorio e per questo motivo tutte le atlete saudite non si separano mai da tale muta neanche nel momento della gara. 

Tornando alla polemica, viene rinfacciato alla FIFA come punti al costante sviluppo del calcio femminile per poi farsi attirare dagli incassi e permettere a un Paese dove la donna vale zero, poiché non esiste ancora l’emancipazione per il sesso femminile, perciò vengo considerate soggetti incapaci.

A questo punto, riflettendo a mente fredda, si arriva a un bivio composto da due teorie completamente opposte, la prima è vero che la federazione mondiale è solo interessata ai soldi, per di più sapendo il gran numero di spettatori previsti, basti pensare il cambio di stadio della partita inaugurale poiché mediamente ci saranno quasi 100milioni di tifosi. 

La seconda ipotesi vara, invece, su uno sviluppo del settore femminile in Arabia Saudita da parte di Infantino e soci, nel senso dare spazio a uno sponsor saudita per conoscere e crescere il movimento che sta nascendo da quelle parti. 

Quando anteriormente si sono citati i piccoli progressi ci sono anche gli obbiettivi raggiunti in campo sportivo, in questo caso ovviamente il calcio. Fino al 2017 la donna non era la benvenuta negli stadi, ma nel 2021 viene abolita tale legge e come si è visto nella coppa del Mondo in Qatar dove sugli spalti erano presenti moltissime fan saudite. 

Lo stesso anno, all’interni del confine nazionale nasce il primo campionato di calcio femminile composta da quattordici squadre e addirittura nel 2022 Monica Stabb, pioniera del movimento tedesco, prima allenatrice a vincere una UWCL e inviata della FIFA per crescita del movimento femminile dei Paesi del terzo mondo, è riuscita a creare la nazionale dell’Arabia Saudita. 

Tale squadra ha già esordito lo scorso anno in un’amichevole, vinta per 2-0, contro le Seychelles e successivamente vinto, con lo tesso risultato, contro le Maldive. Mentre recentemente, a gennaio 2023, ha sfidato, sempre in una gara amichevole, il Pakistan, sfida terminata 1-1.

In conclusione, visto l’importanza e la risonanza mondiale che avrà tale evento si pensa, ma soprattutto si spera, che, nel momento della chiamata a Visit Saudi, la FIFA abbia veramente pensato nella crescita del piccolo movimento saudita e non solo all’entrate commettendo lo stesso errore del mondiale maschile.  

Valentina Marrè

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