
…. Tornando alle telefonate in diretta, un ascoltatore lo aveva particolarmente colpito quando gli disse: “Caro Mattias i primi tentativi di vivere in ballotta lo spirito della curva furono fatti al Total Chaos, gruppo di Pank e Skined, che convivevano ugualmente dietro lo stesso striscione, prima che i ragazzi del quartiere Mazzini, di cui anche tu facevi parte, prendendone le redini. Ecco quello fu per me il vero e proprio primo momento da vivere compatti allo stadio”. Lì, il nostro eroe, il nostro Cruciani della situazione con le Eterobasiche nel cuore, che pur di conoscere sarebbe andato anche nella curva della Lazio, che abitualmente le stesse frequentano, vacillò. Quelle parole del suo ascoltatore erano vere e sacrosante, e gli si aprì, come in Harry Potter, un mondo parallelo sul tifo di un tempo, ma in particolare sul Chaos, il negozio di materiale ultras unico in Italia, che all’epoca era situato in via della Fondazza, creato e aperto dal noto Sceriffo, in cui lui aveva passato gli ultimi anni della sua esistenza prima che poi alla fine chiudesse.
Il Chaos era una ballotta mista, complice anche l’università, quando lo trovavi aperto, perché non rispettava mai gli orari, era un ritrovo di tutti i movimenti ultras italiani che portavano le loro sciarpe e i loro adesivi per lo più per metterli in vendita o scambiarli con altri, ma oltre agli ultras “Fuori Sede”, che per via dei loro studi venivano da fuori città, poteva capitare che anche i fiorentini si incontrassero con gli juventini e, allo stesso tempo, gli ultras del Bologna, come Mattias ed altri cinni della curva. Ma, magicamente, il Chaos, grazie allo Sceriffo, era neutrale come la Svizzera, tanto che in tanti anni, a memoria mia, lì dentro e fuori, sotto i portici di via Fondazza, non ci fu mai della vera e propria azione, al massimo qualche bello sfottò, che poi finiva anche con il rollarsi e fumarsi una porra assieme. Chi frequentava il Chaos era gente tranquilla, o meglio chi andava lì sottostava alle regole del Chaos, e del movimento ultras, visto che era un negozio solo ed esclusivamente dedicato a quel genere di materiali, così quando Mattias non si sfondava ai Giardini Margherita o ai giardinetti di via Genova, tutti pigliavano il motore ed erano pronti a sfidarsi in giochi di carte di altissimo livello, con piatti di briscole fantasmagoriche. Inoltre si poteva sempre conoscere qualcuno di fuori, con il quale il nostro Mattias, specie se snasava che facevano l’università a Bologna, diventava subito amico, per due semplici motivi, farsi raccontare le loro storie e avventure del gruppo ultras e cercare di imbucarsi alle feste universitarie, perché si sa che a Bologna in quell’ambiente lì c’è sempre stato un gran numero di fighe da fare girare la testa e i festini universitari, in particolari per le lauree ecc… , erano davvero qualcosa di estremamente ignorante, insomma una bazza non da poco per poter scopare e contorcesi come bestie.
Il Chaos, purtroppo, non essendo molto regolare con i suoi orari, pur essendo una perla rara in Italia, non resse alla dura legge del mercato e, ad un certo punto, lo Sceriffo decise di abbassare definitivamente la saracinesca e chiudere i battenti, ma il bello di quel negozio è che aveva un anima tutta sua e per noi tutti vecchi ultras bolognesi vivrà sempre, tramandato nella memoria dei racconti dei ragazzi che lo hanno vissuto in prima persona, anche se vi avevano acquistato una sola spilla, o un adesivo, o una foto. Il Chaos penso che non morirà mai, perché lo Sceriffo, quando decise di aprire questo negozio, entrò nella leggenda, e quando ci entri non ne esci più, perché nella storia ci vivi in eterno, e quel clima misto a sfottò ultras che si specchiava nella vita quotidiana degli altri commercianti della strada, dove il rosso dei portici faceva da contorno a quei giovinastri baldi e belli, che ancora della vita non avevano capito molto, se non come ci si doveva comportare dietro uno striscione allo stadio, con i loro motorini elaborati e i caschi a scodella pieni zeppi di scritte fatte con l’uniposca, che si storcevano in pieno pomeriggio per una porra, hanno rappresentato la nostra migliore gioventù bolognese.
In molti capiranno, altri, specialmente i più giovani, no, perché ora non si vive più lo stadio e la vita come un tempo, ora si fumano la iqos al posto delle paglie, ora si approccia via social con un cuore ad una foto su Instagram, e tutta la vita di compagnia passa per i gruppi WhatsApp o Telegram, ora si parla di intelligenza artificiale, di omologazione dell’individuo e del pensiero, e certe emozioni non si provano più appieno come succedeva a noi, specie a Bologna, dove le stagioni odorano, e il conflitto continuo fra generazioni e stili di vita, come per esempio i Paninari, quelli con il chiodo o i Pank, gli Skined, gli Ultras, o i Frekkettoni ecc… era all’ordine del giorno, e in parte ci faceva sentire vivi, come i vari scazzi tra quartieri per il fumo che spesso finivano in una gran busseria quando al Parco Nord arrivano le giostre. Chiudendo questo pezzo, mi chiedo se poi magari eravamo e siamo noi quelli sbagliati che puntiamo il dito sui giovani, perché del resto se ora siamo arrivati a farci tracciare dal gps dei cellulari e farci comandare dall’intelligenza artificiale, qualche passo della generazione sotto la nostra, ovvero quella dei nostri figli non ha funzionato come doveva e noi, ancora una volta, abbiamo chiuso gli occhi e così non va bene”.
Ho voluto fare questo inchino virtuale, riproponendo questo stralcio tratto dal mio romanzo pubblicato a puntate sulla Fanza di Vèz, perché ritengo che, anche se romanzata, tratta da una storia vera, la storia dedicata al Chaos, un caposaldo di quel periodo storico davvero particolare per la costruzione e lo sviluppo di una certa filosofia sempre più ultras, che aveva iniziato per primo a portare al Comunale il Bimbo e le Brigate, praticamente l’origine del vero tifo organizzato anche nella piazza di Bologna, dove il Chaos a suo modo ha scritto con un inchiostro indelebile una pagina, secondo me, importante e significativa i questa storia.
Spero, in primis che questo articolo piaccia allo Sceriffo (il mitico Mastellari) che ha fatto sì che tutto succedesse.
Danilo Billi
