
Ciao Elena, come sei arrivata al calcio femminile?
“Da piccola praticavo ginnastica ritmica, però in casa ero affascinata da mio zio che ha sempre giocato al pallone, e con lui spesso andavo a fare due tiri in cortile, cosa che mi piaceva tantissimo, poi giocavo anche con i compagni di scuola della materna, così ho partecipato ad un open day a fine stagione alla Pontevecchio di Bologna e, nonostante mia madre non fosse affatto convinta, la stagione dopo sono passata dal tutù agli scarpini e ho iniziato, proprio alla Pontevecchio, con una squadra maschile”.
-Raccontaci il tuo passaggio dal giocare con una squadra tutta maschile a una femminile…
“Non sono state subito rose, ma anche spine, il passaggio dal maschile al femminile all’inizio per me è stato abbastanza sofferto, visto che con la Pontevecchio, dove ero l’unica femmina, io giocavo nella squadra A e il dislivello devo dire che era abbastanza alto e cresceva sempre di più. Così, dopo 4 anni trascorsi con loro, a 13 anni sono passata al Bologna ASD femminile, dove mi allenava la Tavalazzi, e per me si è aperto un mondo nuovo in special modo per quanto riguarda la condivisione dello spogliatoio. Non ero più l’unica ragazza che si doveva isolare a fine partita per cambiarsi e docciarsi, ma avevo finalmente delle compagne con cui scherzare, parlare, ridere, condividere delle idee e dei pensieri, insomma mi si è spalancato un mondo nel quale fino a quel momento ero rimasta ai margini”.

-Ci racconti la tua esperienza nel Bologna ASD?
“Al Bologna ASD sono stata 3 anni dai 13 ai 16, in cui ho fatto parte sia della Primavera ma anche della prima squadra, mi ricordo sempre con piacere che all’età di 14 anni, quando il Bologna ASD era in B e c’erano ancora i vari gironi, ho esordito contro il Pontedera.
Purtroppo per il calcio femminile erano tempi diversi, non c’era alcun spiraglio di professionismo, e noi ci allenavamo in un campo, praticamente dalle 20,00 alle 22,00, io avevo solo 14 anni e abitavo dalla parte opposta della città e la questione iniziava ad avere delle criticità non indifferenti, in questa stagione ad Arezzo per esempio ci alleniamo alle 15, ma ci sono ragazze che fanno solo quello, possiamo ammettere tranquillamente che prima il giocare a calcio per le ragazze della mia età era solo passione, e non c’era nessuna traccia di ambizione, era un segno di totale purezza, poi il tutto si è evoluto con il boom che si è registrato anche in Italia, specialmente dopo i mondiali di Francia e tutto è cambiato”.
-Come è nata l’esperienza con la Florenzia?
“Una mia amica mi aveva segnalato che c’era un provino con un allenatore molto bravo, così andai con lei a farlo, più per curiosità di provare una nuova esperienza, e sono stata presa, così a fine agosto mi sono trasferita, al Florenza giocavo sia in Primavera che in under 17, poi mi ricordo che si bloccò tutto per via del Covid-19, dunque tornai a Bologna mi allenai autonomamente, ad esempio anche andando a correre da sola”.
-Poi che è successo?
“Il vecchio mister dal San Giminiano fu esonerato e subentrò la Domenichetti, sia in prima squadra che in Primavera, così iniziai ad allenarmi con la squadra maggiore e giocare le partite con la Primavera, quell’anno fu davvero sbalorditivo e molto formativo (mi ricordo ad esempio che mi allenavo anche con Cantore, ora alla Juventus), arrivammo quarti in campionato, solo perché abbiamo poi perso ai rigori con l’Inter, ma per me fu una stagione che difficilmente dimenticherò”.
“Poi purtroppo il Presidente ha deciso di vendere il titolo, io stavo benissimo al Florenza San Giminiano. San Giminiano era un paesino piccolino, avevamo anche gli ultras a sostenerci e soprattutto ci riconoscevano per la strada e ci trattavano tutti molto bene, ma tant’è che sono rimasta senza squadra, dunque mi sono dovuta guardare intorno, visto che non avevo neppure il procuratore, optai per la sistemazione logistica più vicino a casa, ovvero il San Marino, la mia scelta si indirizzò così verso il Titano. Qui ho fatto tre stagioni, la prima per una serie di infortuni ho giocato molto poco, ed ero allenata da Alan Conte, poi la seconda con la Domenichetti, che è andata discretamente, infine la scorsa stagione, invece, ho legato tanto con le compagne e abbiamo conquistato una salvezza miracolosa, tanto che non mi ricordo di aver mai festeggiato a lungo per una salvezza, come in quel di San Marino”.

-Poi come è maturata l’idea di arrivare all’Arezzo?
“Onestamente avevo voglia di cambiare, infatti, inizialmente dovevo andare al Merano, poi la squadra non si è iscritta al campionato e dunque, visto che ho un debole per la Toscana e conoscevo già bene sia il Direttore Sportivo che la Mister che mi aveva già allenato al Florenza San Giminiano, la scelta è stata fatta ad occhi chiusi!”.
-Come ti sei trovata in questo girone di andata con la maglia dell’Arezzo?
“Mi sto trovando molto bene, peccato quell’infortunio avvenuto proprio contro il Bologna FC Women, dove ho riportato una piccola frattura al malleolo e danneggiato un legamento della caviglia, fortunatamente dopo lo spavento iniziale e le dovute cure, sono rientrata, sono da poco pienamente operativa, e ho voglia di dare tutto il mio apporto a questa società, visto che qui mi trovo bene”.
-Ci parli un po’ del tuo ruolo in campo?
“Ultimamente gioco terzino sinistro, anche se in passato giocavo come esterno alto, poi al Florenzia in prima squadra mi hanno schierato in difesa, appunto da terzino, dove ovviamente ci sono molti più doveri e meno piaceri. Questo però mi ha permesso di crescere concentrata e di lavorare sempre con la linea, facevo fatica ad avere continuità in difesa, non potevo staccare, dunque questo mi ha fatto crescere e poi c’è l’importanza del reparto e tu devi essere tutto uno con le compagne, parlare ecc.. Sotto il profilo tattico ho una velocità media, una buona resistenza a livello tecnico, ora riesco a giocare con ambo i piedi, nel tempo sono riuscita a imprimermi tutti i valori per essere una giocare completa in questo ruolo”.
-In cosa devi ancora migliorare?
“Nelle maledette palle aeree, che sono il mio tallone di Achille, ma ci sto lavorando tanto, soprattutto sul tempo da prendere per poi andarle ad impattare, visto che non sono aiutata dall’altezza”.
-Come affronti le avversarie, anche più fisicate, di questo campionato di serie B?
“In generale, se trovo un avversario più dotato di me, cerco di non farlo girare, giocando anche di anticipo sulla palla, altrimenti se mi puntano, solitamente non mi scanso mai e sono poi loro che alla fine desistono e cambiano direzione”.
-Empaticamente per te è meglio un mister uomo o un mister donna come hai quest’anno con la Leoni all’Arezzo?
“Personalmente l’empatia non fa differenza fra uomo e donna, io penso non sia una questione di sesso, ma del bagaglio tecnico. Mi spiego meglio, se hai giocato fin da piccolo ad alti livelli, hai lasciato tutta la tua famiglia, sai quanto è importante tornare a casa per due giorni? Questo lo capisci solo se hai vissuto così, inoltre chi ha giocato capisce meglio certe dinamiche sia tattiche, tecniche ma anche umorali, perché magari le ha vissute anche lui o lei”.
-Che studi hai fatto?
“Sono diplomata al liceo scientifico sportivo, mi sono iscritta all’università di Urbino per seguire scienze della nutrizione, poi ho avuto dei ripensamenti e ho ripiegato in statistica, ma non ero ancora convinta. Ora finalmente mi sembra di aver trovato pace, mi sono iscritta anche per via degli allenamenti on line a scienze motorie, da poco ho fatto il primo esame, per ora mi sta piacendo, credo di voler rimanere nel mondo dello sport”.

-Che passioni hai nella vita?
“Mi piace molto leggere, e a scuola mi è sempre piaciuto l’italiano che ho coltivato anche come modo di relazionarmi con gli altri, sono una ragazza molto diretta, che cerca sempre di esprimersi al meglio, in modo da non generare fraintendimenti, anche se questa ultima cosa penso sia dettata anche dal fatto che sia nata come esigenza del mio vissuto lontano da casa e dalla sincerità anche disarmante che mi contraddistingue. Poi mi piace ascoltare tantissima musica, e in modo particolare rivedermi in una canzone che mi rappresenti, da poco ho riscoperto anche la passione per il disegno, poi ovvio non si negano mai due sane chiacchiere con le compagne di squadra e un buon cinema”.
-Quanto torni a Bologna, cosa ti piace fare?
“Stare in famiglia, girare per la mia città e frequentare i pochi veri amici degni di questo nome, in particolare il mio migliore amico e ovviamente la mia migliore best friend”.
Danilo Billi
