
Nel calcio femminile, dove a volte si brilla più per i like che per le scivolate, c’è ancora chi costruisce il proprio percorso con pazienza, sacrificio e amore per il gioco. Erika Santoro è una di queste. Classe 1999, romagnola di Ravenna, è una di quelle calciatrici che non fanno rumore. Ma quando mancano, si sente. Eccome se si sente.
Il suo esordio in Serie A arriva a soli 14 anni con il San Zaccaria. Niente giovanili, niente attese: subito in campo, a marcare attaccanti navigate, in un calcio che non regala nulla. Da lì, la sua storia prende il via: Bari, Sassuolo, Parma, ancora Sassuolo. Esperienze diverse, tutte vissute con la stessa fame. Sempre con un obiettivo: migliorare.
Lo scorso agosto sceglie di andare all’estero. Va al Betis Siviglia, perché ogni tanto bisogna ascoltare il cuore, anche se fa paura. A gennaio torna in Italia, accetta la sfida Napoli. Una squadra in lotta per restare in Serie A, un gruppo che ha bisogno anche della sua esperienza, della sua voce tranquilla e dei suoi tackle precisi.
Intanto, lei continua a lavorare. In silenzio. Come ha sempre fatto.
Erika, hai iniziato questa stagione lontano dall’Italia. Com’è nata l’idea di andare al Betis Siviglia?
“Avevo ricevuto diverse offerte interessanti, ma da tempo sentivo dentro di me il desiderio di vivere un’esperienza fuori. Volevo misurarmi con un’altra cultura, un’altra mentalità. Il Betis mi ha cercata con convinzione, e questo per me ha fatto la differenza. Non ho avuto dubbi: ho detto sì col sorriso.”
Cosa ti sei portata a casa da questa avventura?
“Mi ha dato tantissimo, sia dentro che fuori dal campo. Ho imparato a stare dentro un calcio diverso, più intenso, più veloce. Ma soprattutto ho capito di potercela fare anche lontano dalle mie certezze. Sono tornata solo per motivi personali, altrimenti avrei finito la stagione lì. Anche se è stata breve, quell’esperienza mi ha lasciato un segno profondo.”
Perché, secondo te, sono ancora poche le italiane che scelgono di andare all’estero?
“Perché siamo un po’ comode, diciamolo. Qui abbiamo tanti vantaggi, tante sicurezze. Ma fuori c’è un mondo che può farci crescere, basta avere il coraggio. Io al Betis sono stata fortunata: mi sono sentita subito accolta, e questo ha fatto la differenza.”
Cosa cambia davvero tra Spagna e Italia, in campo?
“L’intensità. In Spagna non si smette mai di correre, ogni gara è una battaglia fisica e mentale. Ma anche in Italia ci stiamo evolvendo, e sono convinta che tra poco non avremo più nulla da invidiare.”
Quando sei tornata in Italia, hai scelto Napoli. Perché proprio qui?
“Mi erano state proposte tre destinazioni. Ma Napoli mi ha acceso qualcosa dentro. La città, la sfida salvezza, la possibilità di dare una mano vera… Ho scelto con il cuore. E adesso che ho ritrovato il mio equilibrio fisico dopo l’esperienza spagnola, sento di essere nel posto giusto. Mi piace essere utile, sapere che posso fare la differenza. Anche solo con un consiglio o una corsa in più.”

Come ti trovi in una città così passionale come Napoli?
“Mi sono sentita a casa dal primo giorno. Qui scendi in strada e la città ti abbraccia. Ti travolge con la sua musica, i suoi colori, la sua gente. Non è solo un luogo, è un’energia. E viverla ogni giorno è un regalo, anche quando le cose in campo non vanno come vorresti.”
Avete girato uno spot per promuovere la maglia del Napoli e la città. Com’è stata quell’esperienza?
“Bellissima! Abbiamo girato tutto in un solo giorno, tra i vicoli e la gente. Ci hanno accolte con entusiasmo, ci hanno fatto sentire importanti. Per me è stato un momento speciale, e lo è stato anche per il gruppo. Perché siamo davvero unite, anche fuori dal campo.”
Credi nella salvezza?
“Ci credo con tutta me stessa. Il gruppo ha voglia, ha fame, ha cuore. Abbiamo perso partite che non meritavamo di perdere, ma non ci siamo mai arrese. La differenza, alla fine, la farà chi ci crede fino in fondo. E noi ci crediamo.”
A fine stagione pensi di cambiare di nuovo aria?
“Non lo so. In questo momento la testa, il cuore e le gambe sono tutte qui, rivolte verso questo finale caldissimo. Ci giochiamo tutto contro la Sampdoria, e non voglio pensare ad altro. Se poi arriverà una nuova avventura, la valuterò. Ma oggi sento di avere ancora tanto da dare a questo movimento. E voglio farlo qui.”

Quali sono le squadre che più vi hanno messo in difficoltà?
“La Roma e la Juve. Sono corazzate, complete. Ti mettono sotto con il collettivo e con le singole. Ma anche lì, a volte, ce la siamo giocata.”
Ti piacerebbe giocare in una big?
“Per ambizione, sì. Ma sono una che ha bisogno di stimoli forti, di sentirsi protagonista. In una grande magari giocherei meno, e per me non è facile. Ho un difetto: dove gioco, voglio sentire di fare ancora la differenza.”
Danilo Billi
