
Questa volta ho intervistato Daniela Belmonte che, per chi non la conosce è una giornalista e fotografa italiana, nota per il suo impegno nel raccontare e nel promuovere il calcio femminile. Attraverso reportage, articoli e servizi fotografici, la stessa ha documentato la crescita di questo sport, unendo sempre scrittura e fotografia in uno stile autentico ed empatico.
Daniela Belmonte muove i primi passi collaborando con media locali e online, seguendo da vicino:Serie A Femminile, Coppa Italia e Nazionale, e partecipando ad eventi e dibattiti sulla valorizzazione del movimento.
Le sue fotografie catturano emozioni vere, mentre i suoi racconti restituiscono la dimensione più umana delle atlete.
Attualmente collabora con portali sportivi, porta avanti progetti personali dedicati alla vita delle calciatrici e partecipa a mostre sullo sport femminile.
Convinta sostenitrice della parità di genere nello sport, Daniela è oggi una delle voci più credibili e appassionate del giornalismo legato al calcio femminile in Italia
Dunque, In un mondo dove ancora si fatica a dare la giusta visibilità al calcio femminile, ci sono voci che raccontano senza filtri, senza mode, ma con la forza della passione e della coerenza.
Daniela Belmonte, giornalista e fotografa salernitana, è una di queste. Il suo obiettivo e la sua penna hanno seguito la crescita di un movimento che oggi prova, finalmente, a prendersi il palcoscenico che merita.
Con lei ci siamo sentiti per telefono per un’intervista esclusiva, dove tra sorrisi, ricordi e sogni, Daniela ha ripercorso il suo viaggio dentro il calcio delle donne. Un viaggio che è diventato, giorno dopo giorno, anche una storia d’amore personale.

-Daniela, partiamo dalle origini. Come ti sei avvicinata al calcio femminile?
“È successo in un momento molto particolare, quello del lockdown, marzo-aprile 2020. Stavo guardando in TV alcune amichevoli della Nazionale femminile. Non era programmato, è capitato per caso… Ma è stato un colpo di fulmine. Prima come spettatrice, poi, appena si è potuto, andando sui campi veri, a Napoli e a Pomigliano, vista anche la vicinanza con Salerno. Da lì ho iniziato a scattare foto e a scrivere articoli per le testate con cui collaboravo. È stato come entrare in un mondo nuovo, pulito, che mi ha subito conquistata”.
-Cosa ti ha colpito di più rispetto al calcio maschile?
“La differenza nell’approccio. Sono cresciuta vedendo il maschile, dove ogni partita, anche in Serie D, sembrava una battaglia. Nel femminile, anche quando il Napoli è retrocesso, si respirava un clima completamente diverso, sereno, rispettoso. Ho sentito subito che quello era il mio posto”.
-Con quali giocatrici hai avuto i primi rapporti più stretti?
“Tutto è nato a Pomigliano, proprio durante il mio lavoro di fotografa. I legami umani si sono creati spontaneamente e non si sono mai spezzati, anzi si sono allargati negli anni. Poi, quando sono entrata nell’ufficio stampa del Napoli Femminile nell’anno della promozione in Serie A, ho avuto modo di girare tutta Italia. In quel viaggio ho conosciuto anche atlete che oggi giocano nel tuo Bologna, come Angela Passeri e Giorgia Spinelli. Sono rapporti che vanno oltre il campo, fatti di stima e rispetto reciproco”.
-A livello giornalistico segui più la Serie A o la Serie B?
“La Serie B, sicuramente. Seguo da vicino squadre come la Ternana e la Vis Mediterranea, soprattutto in questa stagione 2024-2025. Sono realtà che meritano attenzione e che racconto con grande piacere”.
-E come fotografa? Quali squadre ti ispirano di più?
“La Lazio è quella con cui ho legato di più, anche per la disponibilità che ho trovato. Ma seguo tantissimo anche il Napoli e la Roma, sia per motivi logistici che affettivi. Con alcune giocatrici c’è davvero un bel rapporto umano, ed è questo che fa la differenza anche nei miei scatti”.
-Qual è, secondo te, l’anima vera del calcio femminile?
“La purezza. La serenità dei gruppi, il rispetto, il tifo sano. Mi ricorda il rugby: finita la partita, finisce tutto lì, senza rancori, senza violenza. È questo il vero valore aggiunto del calcio femminile. Spero che crescendo non perda mai questa sua anima”.
Di recente sei stata anche protagonista nel libro Quote Rosa di Valentina Cristiani. Come è nata questa collaborazione?
“Valentina mi ha contattata tramite Instagram, voleva parlare di colleghe che vivevano il calcio da donne, in un mondo prevalentemente maschile. Ci siamo conosciute, mi sono fidata di lei, e da lì è nata non solo una collaborazione, ma anche una bella amicizia. È stato un onore fare parte di quel progetto”
-Ti capita ancora di partecipare a live o trasmissioni?
“Sì, prima conducevo Urban Zone Sampdoria, vista la mia fede blucerchiata, e avevo anche uno spazio dedicato al calcio femminile in una trasmissione televisiva che, purtroppo, oggi non esiste più. Adesso, quando mi arrivano inviti compatibili con i miei impegni, partecipo volentieri: ogni occasione è buona per raccontare il calcio femminile”.
-Da donna, com’è lavorare anche nel calcio femminile, dove comunque la presenza femminile nei media è ancora ridotta?”
“Le colleghe sono ancora pochissime, si contano sulle dita di una mano. Personalmente mi sono sempre trovata bene con i colleghi maschi, ma credo sia fondamentale che con la crescita di questo sport aumentino anche le “quote rosa”; negli staff e nelle redazioni. Serve per un confronto alla pari, serve per dare voce a chi il calcio lo racconta e lo vive in modo diverso, magari più empatico”.

Chiacchierando con Daniela si capisce che il calcio femminile non è solo un lavoro, ma una scelta di vita. Una scelta di cuore, fatta in un momento buio per il mondo intero è diventata, per lei, una luce quotidiana.
In ogni suo scatto, in ogni suo pezzo, c’è il rispetto profondo per queste ragazze che inseguono un pallone e un sogno. E c’è la consapevolezza che raccontarle, con onestà e passione, sia oggi più che mai un gesto necessario.
Daniela Belmonte non ha solo raccontato il calcio femminile.
Lo ha guardato negli occhi. E, semplicemente, ha deciso di restarci.
Danilo Billi
