
Ciao Michela! Partiamo dalla gara di domenica scorsa. Che partita è stata?
La partita è stata intensissima, uno scontro diretto decisivo per il vertice della classifica del campionato di calcio femminile di Promozione. Eravamo a un solo punto dalla Sammartinese, prima in classifica: ci giocavamo il campionato. L’unico risultato utile per noi era la vittoria. Loro, invece, avevano più da perdere e si sono chiuse bene. È stata una gara combattuta, tesa e molto fisica fin dai primi minuti.
Cos’è successo in campo?
Purtroppo, dopo appena tredici minuti, ho ricevuto un cartellino rosso diretto per un fallo. È stato devastante, per me e per tutta la squadra. Le mie compagne hanno giocato praticamente tutta la partita in inferiorità numerica, ma nonostante questo hanno resistito. Il primo tempo è finito in parità. Le ragazze hanno fatto un lavoro straordinario, non hanno mollato un centimetro. È stato un grande esempio di spirito di squadra e determinazione.
Come ti sei sentita in quel momento?
Veramente male. Mi sono sentita in colpa perché so quanto posso dare alla squadra. So di aver lasciato un vuoto e non è stato facile accettarlo. Ma le ragazze hanno lottato con il cuore, ed è questo che conta.
Nel secondo tempo, poi?
La fatica si è fatta sentire. A centrocampo, dove normalmente faccio la mia parte, si sono aperti spazi, e da lì sono arrivati i due gol della Sammartinese: reti su ribattute da fuori area che non siamo riuscite a chiudere in tempo. Alla fine hanno vinto loro e si sono prese il campionato. Per noi, ora, ci sono i playoff promozione, e non vogliamo mollare.
E adesso?
Ora si riparte. Non so ancora se potrò esserci alla prossima partita, in attesa della decisione del giudice sportivo, ma una cosa è certa: questo è un gruppo forte, coeso, motivato. Le ragazze sono pronte, io sarò comunque al loro fianco, a sostenere ognuna di loro. Perché ce lo meritiamo. Perché ci abbiamo creduto per tutta la stagione. E perché, anche se questo finale è stato amaro, i playoff possono ancora regalarci un finale dolce tutto da vivere.
Danilo Billi
