
Nel giorno della Festa della Mamma, la leggenda del calcio femminile italiano si ritira per diventare madre. Il suo gesto scuote il mondo dello sport: una maglia con il curriculum stampato per denunciare l’incertezza che molte atlete affrontano dopo la carriera.
Calcio femminile, maternità e diritti delle atlete. Tre parole che raramente si trovano nella stessa frase, ma che oggi — grazie ad Alia Guagni — risuonano forti, chiare e impossibili da ignorare.
A 37 anni, la difensora simbolo della Nazionale italiana e della Fiorentina Women ha deciso di ritirarsi, ma non in silenzio. Al contrario, ha trasformato il suo addio in un gesto potente e simbolico: una maglia con il proprio curriculum sportivo stampato sul petto, indossata durante l’ultima partita con F.C. Como Women.

Non c’era pubblicità, ma identità. Non un logo, ma una storia. Un messaggio visivo che ha scosso il pubblico e il mondo dello sport italiano: le calciatrici esistono anche dopo l’ultimo fischio dell’arbitro. E meritano tutele, prospettive, rispetto.
“Ho avuto la fortuna di prepararmi al futuro, ma non tutte le atlete possono farlo — ha dichiarato Guagni —. Il sistema sportivo deve iniziare a pensare a cosa succede dopo la carriera agonistica.”
Alia Guagni non è una calciatrice qualsiasi. Oltre 100 presenze in Nazionale, un Mondiale storico, titoli in Italia e all’estero (tra cui con l’Atlético Madrid), due premi come miglior calciatrice italiana dell’anno. Ma oggi il suo nome entra in una nuova dimensione: quella dell’impegno sociale per il futuro del calcio femminile in Italia.

F.C. Como Women ha rilanciato con orgoglio il proprio progetto “Beyond”, nato per offrire supporto concreto nella transizione delle atlete dopo il ritiro. E ha fatto una promessa forte: accettare solo sponsor che si impegnino ad assumere ex giocatrici, promuovendo una carriera post-sportiva nel mondo del lavoro.

In un’Italia che ancora fatica a riconoscere pienamente le sue campionesse, il messaggio è chiaro: il calcio femminile italiano non vuole più essere solo passione e sacrificio. Vuole essere anche sicurezza, diritti, futuro.

Con questa maglia-manifesto, Alia Guagni non ha solo salutato il campo. Ha acceso una luce per tutte le giovani calciatrici che sognano un domani. Dentro e fuori dallo stadio.
Danilo Billi
