
Mancano poche ore.
Poche, intensissime ore ci separano dalla finale del 14 maggio 2025, Coppa Italia, Roma, Bologna contro il Milan.
Mentre scrivo, tremo. L’emozione mi sale dalla pancia fino agli occhi, si mescola con un’inquietudine strana, difficile da spiegare, ma che ogni vero tifoso conosce bene. Quella sensazione che ti fa sentire vivo, vulnerabile e fortissimo allo stesso tempo.
Tifo Bologna FC da sempre.
Sono nato cinquant’anni fa, e la prima volta che sono entrato al Dall’Ara avevo otto anni. Mio padre mi teneva per mano. Oggi lui non c’è più. Come tanti altri amici, fratelli, compagni di curva, parenti che ci hanno lasciati. Ma so, anzi sento, che domani sera ci terranno ancora per mano, dall’alto. Saranno con noi.
Prima di raccontare il calcio femminile da giornalista, sono stato un ultras della Curva Andrea Costa.
Con tanto di tre daspo presi per… beh, per eccessiva esuberanza, chiamiamola così. Per troppo amore. Perché l’amore per questi colori ti travolge, ti cambia, ti segna. Eppure, in tutti questi anni, non ho mai vissuto un evento come questo, se escludiamo i viaggi in Europa a seguito della squadra.
Certo, mi sono rivisto in videocassetta tutti gli scudetti, la Mitropa, la Coppa Intertoto…
Ma vivere un momento così, esserci, sentirlo sulla pelle… è un’altra cosa.
Ricevere un messaggio da un amico che è già a Roma.
Oppure leggere le chat dei DMO (Distinti Ma Ostici o degli amici di Pesaro del club di Franco Battisodo) e degli altri gruppi ultras ai quali, nel cuore, sono sempre rimasto legato, e vedere l’attenzione delle televisioni, con Saputo e la squadra ricevuti al Quirinale da Mattarella… mi fa ripensare ai campi di merda dove giocavamo, a tutto quello che eravamo, a tutto quello che siamo diventati.
E io, con questo corpo che ogni tanto mi tradisce, che mi lancia segnali, non so cosa darei per vincere domani sera.
Ogni volta che vedo qualcuno postare sui social una sciarpa con scritto “Si muove la città”, le lacrime partono da sole. Non le trattengo. Piango. Balbetto. Mi emoziono.
Perché sì, porca troia, mi emoziono come un bambino.
Perché li vedo, i cinni con la maglia del Bologna, li vedo per le strade, li vedo crescere sotto le Due Torri come sono cresciuto io.
E vedo Bologna colorarsi: i negozi, i bar, i palazzi. Le finestre. I balconi.
È tutto rosso e blu. È tutta nostra la città. Finalmente.
Domani sarà dura resistere fino al fischio d’inizio.
Lo so già: piangerò ancora, quando vedrò la coreografia che i nostri gruppi hanno preparato.
E sai che c’è? Anche se abbiamo i nostri problemi, anche se io ho i miei problemi, anche se ci va tutto storto… questa finale mi fa sentire vivo, mi fa sentire protagonista, parte di qualcosa di immenso.

Da una parte, lo ammetto, mi sembra quasi di averla già vinta questa partita.
Anche se dovessimo prenderne tre pere.
Perché per tutta la vita ho visto queste finali giocate da altri.
Perché ho dato tutto me stesso a questa squadra, a questa città, e finalmente — per me, come per tanti altri — è arrivato il nostro momento.
La nostra prima, vera, grande finale.
Comunque vada, io mi tengo stretta questa vigilia.
Mi tengo stretta la gente per strada, l’orgoglio, la commozione, la città che si muove.
Perché sì: si muove davvero, la città.
E allora lasciatemi dirlo forte, con il cuore in gola e gli occhi lucidi:
Io, come tifoso del Bologna FC, ho già vinto e sono come non mai orgoglioso di questa squadra ma soprattutto di essere bolognese.
Danilo Billi
