
Maurizio Stabile è molto più di un giornalista sportivo: è un narratore appassionato, un testimone fedele di un calcio che va oltre i riflettori. Nato e cresciuto a Napoli, Maurizio ha costruito la sua carriera attraverso dedizione, sacrifici e un amore sconfinato per lo sport e le sue storie nascoste. Oggi, a 43 anni, rappresenta una delle voci più autentiche e attente del calcio femminile italiano, un movimento che ha imparato a conoscere, amare e raccontare con passione sincera.
Maurizio, raccontaci le origini della tua passione per il giornalismo e il calcio.
«Sono nato e cresciuto in un quartiere di Napoli dove il calcio è come una religione. Fin da bambino, il pallone era ovunque: in strada, nei cortili, nei campetti polverosi. Ero un ragazzo timido ma curioso, e la voglia di capire il gioco e le storie dietro ad ogni match mi ha accompagnato sempre. Ricordo le lunghe giornate a guardare le partite con mio padre e gli amici, sentendo quella magia che solo il calcio sa regalare.»
«A 21 anni ho deciso che volevo fare il giornalista sportivo, non solo raccontare i risultati, ma andare oltre: entrare nella vita degli atleti, capire i sacrifici, trasmettere emozioni. Nel 2008, dopo un percorso di studi in Scienze della Comunicazione, sono entrato in Mediapress, un’agenzia che collaborava con i più importanti quotidiani regionali, tra cui Il Mattino e Il Roma. Quei primi anni sono stati durissimi, ma fondamentali: ho imparato a scrivere con rigore, a cercare la verità, a rispettare chi raccontavo.»
Quali sono stati i momenti più formativi di quegli anni?
«Ho seguito il Quarto, una squadra maschile di Promozione ed Eccellenza, per dieci anni. Spesso in condizioni precarie, con atleti che avevano un lavoro e giocavano per passione. Ho imparato cosa significa amare uno sport non per fama o soldi, ma per vera passione. Nel 2008/2009 ho avuto l’onore di raccontare le gesta della Mariano Keller, la scuola calcio maschile più forte della Campania, per l’inserto Tuttocalciocampano del Corriere dello Sport – Stadio. È stato un altro passo fondamentale, che mi ha aperto la strada a un giornalismo più strutturato e approfondito.»
Quando è scattata la scintilla per il calcio femminile?
«Nel 2015, la mia curiosità e il desiderio di ampliare i miei orizzonti mi hanno portato a lavorare con il Napoli Dream Team, squadra femminile in Serie B. Sono diventato addetto stampa per due stagioni, e quella esperienza ha cambiato tutto. Ho visto donne e ragazze che combattevano ogni giorno per affermarsi, spesso contro pregiudizi e ostacoli enormi. Dare loro voce è stata una missione personale.»
Puoi raccontarci qualche aneddoto speciale di quel periodo?
«Una volta, dopo una partita sotto la pioggia, le ragazze erano infreddolite ma felici per una vittoria inaspettata. Durante l’intervista, una di loro, quasi commossa, mi ha detto: “Grazie a te finalmente qualcuno ci ascolta davvero”. Quel momento è rimasto impresso dentro di me. Ho capito che il mio lavoro non era solo raccontare il risultato, ma aiutare a costruire un movimento, a creare consapevolezza.»
Sei stato anche tra i pionieri del racconto online del calcio femminile italiano…
«Sì, ho avuto il privilegio di collaborare con Calciodonne.it, il primo sito specializzato italiano, diretto da Walter Pettinati, e con Calcioinrosa.it. È stata una palestra incredibile, soprattutto perché eravamo tra i pochi a credere in un movimento che oggi è in grande crescita. Ho avuto la fortuna di seguire i Mondiali femminili 2019 e intervistare icone come Carolina Morace, Patrizia Panico, Melania Gabbiadini. Ogni incontro era una lezione di professionalità e passione.»
Hai un ricordo particolare legato a una di queste figure?
«Carolina Morace mi ha colpito per la sua forza e la sua visionarietà. Ricordo un’intervista in cui parlava del calcio femminile come di una rivoluzione culturale, non solo sportiva. Aveva ragione. Patrizia Panico, invece, con la sua dolcezza e determinazione, rappresenta l’anima del movimento, quella parte che lotta ma non si arrende mai. Sono stati incontri che hanno arricchito profondamente il mio modo di raccontare.»

Come giudichi oggi il calcio femminile italiano?
«È cresciuto moltissimo, ma non deve fermarsi. Ancora oggi, troppe società si trovano impreparate quando salgono di categoria, senza la giusta organizzazione o le risorse. Questo è un problema che va risolto per permettere al movimento di esplodere davvero. Il calcio femminile è passione, talento, fatica e speranza. Merita rispetto, attenzione e investimenti concreti.»
Come vivi la tua attuale esperienza con IlNapoliOnline.com?
«Seguire il Napoli Femminile in Serie A è una delle soddisfazioni più grandi. Napoli è la mia città, è la mia casa. Raccontare le partite, le storie delle giocatrici, l’entusiasmo dei tifosi è un privilegio che mi riempie il cuore. Sono convinto che il calcio femminile abbia il potenziale per diventare una delle realtà sportive più amate in Italia.»
E sul fronte delle controversie?
«Credo fermamente che le regole debbano essere rispettate, ma in modo trasparente e tempestivo. Le decisioni che arrivano a campionato concluso, come quella sul caso Sampdoria-Como, rischiano di falsare il campionato e la credibilità stessa del movimento. Il calcio deve essere deciso sul campo, con regole chiare e applicate subito. Quando un Giudice sportivo si esprime su una sentenza a fine stagione, per il sottoscritto è irregolare e falsa il campionato.»
Parliamo della Nazionale femminile: quali sono le tue speranze?
«Con il nuovo corso guidato da Soncin, spero di vedere un’Italia che lotta, che non si arrende e che fa sognare i tifosi. L’Europeo in Svizzera è una grande occasione, e voglio credere che le Azzurre possano superare la fase a gironi e confrontarsi alla pari con le superpotenze europee. Sono convinto che questo gruppo possa regalare emozioni indimenticabili.»
Ci racconti qualche curiosità su di te?
«Sono un grande appassionato di musica napoletana, mi piace ascoltare vecchi classici mentre scrivo, perché mi aiutano a entrare nello spirito giusto. Amo camminare per le strade di Napoli, osservare la gente e cercare storie di vita quotidiana. Credo che il giornalismo sportivo non sia solo cronaca, ma anche racconto di vite umane, di sogni e di speranze.»
Infine, la tua analisi sulla stagione 2024/2025?
«In modo perentorio (campionato e Coppa) la Juventus ha vinto meritatamente rialzandosi dopo due anni bui, invece a Firenze è terminato un ciclo con l’esonero di de la Fuente, con il club gigliato che si dovrà rifondare, così come la Roma di Spugna, che non si è riconfermata come nelle precedenti stagioni vincendo due campionati, ma vincendo solo la Supercoppa contro la Fiorentina e qualificandosi in Champions da terza, nell’ultimo turno, proprio contro la Fiorentina.»
Un messaggio per i lettori di danilobilli.blog?
«Ringrazio chi dedica tempo e attenzione al calcio femminile, chi crede in queste storie di passione e coraggio. Continuate a seguirci, a raccontare e a vivere questo sport con la stessa emozione e la stessa forza con cui lo faccio io. Il futuro è luminoso, basta volerlo insieme.»
Danilo Billi
