
Bologna – Un’alba fresca ha accolto ieri mattina circa 500 tifosi del Bologna FC che, avvolti nelle sciarpe rossoblù, hanno intrapreso il tradizionale pellegrinaggio lungo i celebri portici di San Luca. La meta era il Santuario della Madonna di San Luca, simbolo spirituale e identitario della città, dove si sono ritrovati per ringraziare la Madonna dopo la storica vittoria in Coppa Italia 2024-2025, un traguardo atteso da 51 anni.
L’iniziativa è stata organizzata da Don Massimo Vacchetti, sacerdote molto amato e punto di riferimento per la comunità e per il mondo del tifo bolognese. Per molti partecipanti, quella salita non è solo un gesto di fede, ma un rito che lega indissolubilmente la passione calcistica a un senso profondo di appartenenza e di devozione.
“La Madonna di San Luca è la mamma di Bologna. Quando la città sorride, quando piange, è lei che accoglie tutte le nostre emozioni,” spiega Don Massimo durante la preghiera sul sagrato del Santuario, circondato da un gruppo raccolto ma vibrante di tifosi.
La tradizione del pellegrinaggio a San Luca da parte dei tifosi rossoblù non è una novità di quest’anno. Nel corso degli ultimi anni si sono vissuti momenti indimenticabili che hanno visto questa stessa folla riunirsi sotto i portici, unendo fede e tifo in occasioni di speranza e solidarietà. Nel 2019, ad esempio, centinaia di persone salirono a pregare per Sinisa Mihajlović, l’allora allenatore del Bologna, gravemente malato. Quel gesto di vicinanza fu emblematico di quanto il legame tra la squadra e la città trascenda il mero campo da gioco.
Nel 2024, invece, fu la storica qualificazione in Champions League a spingere molti tifosi a salire lungo i 666 archi, un segno di gratitudine e orgoglio per una stagione che aveva riportato Bologna nell’olimpo del calcio europeo dopo anni di difficoltà.
“Ricordo quella notte come se fosse ieri,” racconta Marco, tifoso storico che ha partecipato a tutti i pellegrinaggi degli ultimi anni. “Salire lungo i portici non è solo fede, è resistenza. È una tradizione che ci lega, che ci fa sentire parte di qualcosa più grande. Quando il Bologna vince, è come se tutta la città respirasse all’unisono.”
Uno degli aspetti più toccanti di questa tradizione è legato a chi, per varie ragioni, negli anni non ha potuto entrare allo stadio. Per molti diffidati o tifosi con divieti di accesso, i portici di San Luca sono diventati un luogo simbolico.

“Molti di noi si ritrovavano a metà scalinata, in quel punto dove lo stadio è visibile da lontano e si sentono ancora i cori,” racconta Andrea, tifoso da sempre e tra i partecipanti al pellegrinaggio. “Era il nostro modo di esserci, di vivere la partita anche quando non potevamo entrare. Quella tradizione è ancora viva, ed è bellissimo che oggi si leghi al ringraziamento alla Madonna.”
I portici, lungi dall’essere solo un percorso religioso, sono stati nei decenni una sorta di teatro naturale dove si mescolano il sacro, il profano e il mistico. La fatica della salita si trasforma in energia collettiva, mentre il silenzio si alterna ai cori che risuonano tra gli archi di pietra.
Giunti al Santuario, la scena è quella di una comunità che si raccoglie, si unisce, si ritrova. Sciarpe e bandiere sono state deposte con cura ai piedi dell’altare, accompagnate da messaggi di ringraziamento e speranza per il futuro. È un momento di comunione, in cui si celebra non solo una vittoria sportiva ma un’identità cittadina condivisa, fatta di passione, fede e resistenza.
“Questa Coppa è nostra, ma è anche della Madonna,” commenta Elisa, giovane tifosa presente al pellegrinaggio. “Qui saliamo sempre, nei momenti belli e in quelli difficili. Perché San Luca è la mamma di tutti noi bolognesi.”
In un calcio che spesso sembra distante dalle emozioni e dal senso di comunità, Bologna risponde con questo gesto semplice ma potente: salire a San Luca, ringraziare, condividere. Un gesto che parla di un amore profondo e autentico, che attraversa le generazioni e che non si esaurisce nel tempo di una partita.
Al termine della salita, mentre i gruppi lentamente si disperdevano lungo i portici, si percepiva chiaramente il sentimento comune: quella vittoria non è solo un trofeo da custodire in una bacheca, ma un pezzo di storia da celebrare e da portare con sé, nel cuore di una città che ha saputo riscoprire, ancora una volta, la sua anima più vera.
Danilo Billi
