
Ci sono momenti in cui le parole fanno fatica a stare dietro ai battiti del cuore. In cui la cronaca si arrende all’emozione e la penna non può far altro che tentare di restituire un frammento di verità, di bellezza, di sentimento. È uno di quei momenti, questo.
Domenica pomeriggio, alle 16 in punto, dal nostro Dall’Ara partirà il pullman scoperto del Bologna. Ma non sarà un semplice giro per le vie della città. Sarà un pellegrinaggio laico, un abbraccio collettivo, una carezza di popolo al suo club.
È tutto pronto: dal Dall’Ara si snoderà la sfilata, tra le strade e le piazze che conoscono ogni nostra lacrima, ogni nostro sorriso. I ragazzi della squadra – i nostri figli, i nostri fratelli – saliranno sul pullman scoperto e attraverseranno Bologna con la Coppa Italia tra le mani. Una Coppa che torna a casa dopo più di cinquant’anni. E stavolta è tutto vero. Stavolta nessuno si sveglia. Stavolta siamo noi.
Ecco il percorso diramato dal Bologna FC:
Il pullman scoperto con i giocatori a bordo e trofeo in bella vista, partirà intorno alle 16.30, dallo stadio Dall’Ara. Il mezzo proseguirà per via Andrea Costa, via Sant’Isaia, piazza Malpighi poi svolterà in via Ugo Bassi, da qui effettuerà un piccolo tratto di via Rizzoli, ma per andare in piazza Re Enzo. Piazza Maggiore verrà solo costeggiata, infatti il pullman si porterà in via dell’Archiginnasio, attraverserà piazza Galvani per arrivare in piazza Cavour, dove il tour termina. Tutto il percorso sarà, naturalmente, effettuato dal mezzo a passo d’uomo, in modo da permettere ai tifosi di seguirlo. Da piazza Cavour, il pullman si porterà sui viali e ritornerà allo stadio Dall’Ara.
Il pullman, a differenza dello scorso anno per i festeggiamenti Champions, non farà soste, nemmeno in piazza Maggiore sul Crescentone. Ma si limiterà a sfilare, lentamente, tra la folla, per permettere a tutta la città di stringersi in quell’abbraccio senza tempo.

Vincenzo Italiano, l’uomo che ha cambiato il destino di questa squadra, lo aveva detto chiaramente all’inizio della stagione: “Voglio riportare la gente in piazza.” E lo ha fatto davvero. Ma è andato oltre. Ha portato la Coppa. Ha riaperto la bacheca dei trofei. Ha guidato un gruppo che ha fatto innamorare anche i più disillusi, anche i “mai goduti”. E ha generato un esodo mai visto prima nella storia del club: oltre 34.000 bolognesi a Roma per la finale. Non solo una curva. Una città intera. Uno striscione lungo 120 chilometri.
E ora, a distanza di appena un anno da quel giro per la Champions, il pullman della gloria riparte. Due anni, due feste, due traguardi che sembravano impossibili. E invece no: questo Bologna ci è riuscito. Perché è un Bologna che sogna, sì, ma con i piedi ben piantati a terra. E con il cuore che pulsa forte. Insomma, come canta Luca Carboni, “Bologna è una regola” in questo pazzo panorama calcistico moderno.
Ma la festa non cancella le domande sul domani. Nei prossimi giorni, il club e il procuratore di Italiano si siederanno al tavolo. Il rinnovo fino al 2027 è vicino, ma servono certezze. Il mister non vuole solo una firma: vuole capire se c’è la volontà di salire ancora di livello. Vuole sapere se la società è pronta a investire, a trattenere i migliori, a rinforzare dove serve. E la risposta, da Casteldebole, pare essere sì.

Il Bologna, oggi, è un club ambizioso. Dopo la Coppa, guarda avanti: c’è l’Europa, c’è il mercato, c’è il futuro. Dal 10 giugno si potrà operare ufficialmente, ma le prime mosse sono già avviate. Si cerca un altro attaccante, si valuta il futuro di alcuni big, si studia come muoversi in ottica UEFA. Il sogno non vuole finire. Il sogno, anzi, pretende continuità.
Lunedì sera, a chiusura di tutto, la cena di fine stagione. Ma sarà domenica, nel boato delle strade, che la città dirà davvero “grazie”. Grazie a chi ha creduto. A chi non ha mai smesso. A chi ha visto in questo Bologna qualcosa che va oltre il calcio.
Perché il pallone, quando ci prende così, diventa una questione di pelle, di anima, di identità. E allora sì, che festa sia. Una festa per chi c’era e per chi non c’è più, per chi ha pianto e riso, per chi ha tifato nei giorni grigi e oggi si gode l’azzurro di questa Coppa che luccica come gli occhi di chi ci ha sempre creduto.
Danilo Billi
