
È cominciata alle 16:30, quasi in punta di piedi, e si è spenta solo quando la luce del tramonto ha baciato le Due Torri, alle 19:45. Ma non è stata solo una parata. È stata un’epopea popolare, un inno alla passione, al senso di appartenenza, alla dignità e alla fierezza che solo Bologna sa mettere in campo quando chiama la storia.
Un pullman scoperto, voluto fortemente dai giocatori, ha attraversato il cuore della città come un vascello trionfante in un mare umano di sciarpe, bandiere, lacrime e sorrisi. Bologna ha risposto presente, come sempre, ma questa volta è stato diverso. Più intenso, più vissuto. Era l’abbraccio di un popolo che si riappropria del proprio orgoglio, che grida al mondo che è tornato.
Le strade hanno vibrato di emozione. Balconi gremiti, finestre spalancate, voci di bambini e anziani che si mescolavano in un coro unico, irripetibile. Non c’erano soltanto tifosi: c’era un’intera città in festa. C’erano storie personali, ricordi, speranze, tutto dentro a quella processione laica che ha trasformato Bologna in un altare sportivo.





I gruppi organizzati, questa volta, hanno scelto di non aprire varchi ufficiali come lo scorso anno e di non comparire lasciando il palcoscenico ai bolognesi. Ma non è mancata la loro anima, che ha aleggiato forte e viva nei cori, nei colori, nelle presenze individuali. La festa è stata di tutti, trasversale, popolare, sincera.
Non sono mancate le contraddizioni: Piazza Maggiore, centro simbolico di ogni grande celebrazione, era off limits per via della StraBologna. Una ferita per molti, soprattutto perché solo pochi giorni prima la stessa piazza era stata concessa per la festa dei tifosi napoletani. Ma Bologna non si è arresa: ha continuato a festeggiare con la testa alta e il cuore gonfio di grande dignità. Ha trovato altri luoghi, altre vie, altre emozioni.
Ed ecco le immagini indelebili: Castro felice come un bambino, De Silvestri in cima al pullman con la bandiera che sventola, Italiano con sciarpa e cappellino rossoblù che saluta la folla. Saputo che si mescola tra la gente, che fotografa, che stringe mani e ride con i magazzinieri. È un Saputo diverso, autentico, toccato dalla gratitudine di un popolo che oggi lo acclama.


E poi lei, la signora della finestra. La stessa dello scorso anno, che con mezzi di fortuna si era creata il suo piccolo “abbonamento” al passaggio del pullman. Oggi è ancora lì, ma con bandiere nuove e la maglia del Bologna addosso. A lei vanno cori, saluti, occhi lucidi. Lei è Bologna. Lei è l’anima popolare che resiste.
A Santa Isaia i cori si alzano forti, diretti, viscerali. Spuntano anche sfottò per la Juventus e per la Fiorentina. In via Ugo Bassi, tra le nuove rotaie del tram, il pullman accelera ma la folla è compatta, inarrestabile. È un fiume rossoblù che non conosce ostacoli.
In Piazza Malpighi, la sosta più intensa. Dieci minuti di cori, applausi, passione. Il tifo esplode, la gente canta a squarciagola. Italiano è commosso. Da tecnico in bilico a inizio stagione a simbolo di una rinascita. Non amato a Firenze, è diventato re a Bologna. Ha preso la panchina più difficile e l’ha trasformata in un trono popolare.
Spettacolare l’affaccio di Franco Colomba, storico allenatore e giocatore del Bologna, che dalla finestra viene omaggiato da Orsolini e dallo stesso Italiano. Il passato che saluta il presente, la storia che si fonde con l’oggi. Emozione pura.


Le sciarpe più viste? “Si muove la città” e “Campioni”. Le maglie più amate? Quelle di Orsolini e Ndoye. È la loro festa. Ma è anche la festa di una città intera.
E il dato più bello, più toccante, più carico di futuro è che tra la folla c’erano tantissimi bambini. Forse il doppio dello scorso anno. Ragazzini che cantano, che si emozionano, che sognano. La Champions ha fatto breccia. Ha conquistato i cuori delle nuove generazioni. E questo, più di ogni trofeo, è il trionfo più grande.
Alle 19:45 il pullman accelera. I fuochi d’artificio salutano la fine della festa. I tifosi, pur vietati dalla permanenza in Piazza Maggiore, sono stati esemplari. Nessun eccesso, solo orgoglio e compostezza.
La liturgia si chiude. Ma resta nell’aria un profumo di eternità. Bologna ha risposto, ha vibrato, ha mostrato il suo cuore rossoblù. È tornata a sognare. E stavolta, il sogno è più reale che mai.
Bologna ha cosi celebrato i suoi campioni e la Coppa Italia che dopo 51 anni torna a casa.
Danilo Billi
