
Ci sono allenatori. E poi ci sono uomini.
Tu, Marco, in questi lunghi 50 anni sei stato entrambe le cose, fuse in un’unica anima generosa, autentica, vera. Hai lasciato un’impronta indelebile sulla Polisportiva Bottega, ma soprattutto nei cuori di chi ti ha conosciuto.
Io la pallavolo maschile ho imparato ad amarla tardi, forse troppo tardi. Ma l’ho fatto grazie a te. Me l’ha fatta conoscere il nostro indimenticato Alberto, che ci ha fatto incontrare. E da allora, parlare con te, ascoltarti, osservarti in palestra, è sempre stato un dono. Perché in te c’è molto più di un allenatore: c’è una persona che vive di passione vera, che ha fatto della pallavolo – insieme alla famiglia – il centro pulsante della propria vita.
Durante il periodo più duro, quello del Covid, ci sentivamo ogni giorno. E si parlava di volley, certo. Ma in realtà si parlava di vita. Perché attraverso la pallavolo tu raccontavi molto di più. Raccontavi la dedizione, il rispetto, la fatica, il coraggio. E l’amore, quello profondo, per ogni ragazzo che hai allenato, per ogni maglia sudata, per ogni sfida vinta o persa col cuore.
Quando ho letto il tuo comunicato in cui annunciavi che lasciavi la guida della squadra – quella squadra che hai portato in Serie B nazionale a suon di vittorie e che quest’anno hai condotto alla salvezza con una giornata d’anticipo – ho faticato a crederci.
L’ho riletto dieci volte.
Con gli occhi lucidi.
Perché da amico so bene quanto sia stato difficile per te decidere di fermarti. So cosa ti è costato. E so che dietro quelle righe ci sono settimane, forse mesi, di riflessione, dolore e amore.
Dirti “grazie” sembra poco. Ma lo dico lo stesso.
Grazie per tutto quello che hai dato a questo sport.
Grazie per quello che hai insegnato a tanti ragazzi, dentro e fuori dal campo.
Grazie per le emozioni che ci hai regalato, anche a chi, come me, in quest’ultima stagione non è riuscito a starti vicino in palestra, ma ti ha seguito con il cuore.
E grazie, soprattutto, per la nostra amicizia. Un regalo vero, che mi ha arricchito come uomo.
Su questo, però, non ti ringrazio troppo… perché voglio continuare a godermela ancora, il più a lungo possibile.
Non so cosa farai adesso. Se allenerai ancora, se ti godrai la famiglia e il ruolo di nonno a tempo pieno. Ma so che ovunque sarai, continuerai ad essere quello che sei sempre stato: un esempio. Un punto di riferimento. Un uomo vero.
Per me – e per tanti – sei e sarai sempre una persona speciale. Ricordatelo.
Sempre.
E saluta Nicola, il Capitano.
Buon sangue non mente. ❤️
Danilo Billi
