
Due curve per una sola fede. Non è solo un sogno, ma una promessa che inizia a prendere forma. A Bologna, dove il calcio si vive come una questione di cuore, sta nascendo un progetto nuovo e potente: si chiama “Stato d’Animo”, e vuole restituire alla curva San Luca il colore, la voce e la passione che da anni infiammano la Bulgarelli.
Perché, diciamolo chiaramente: tifare il Bologna oggi è più facile. Ma non lo è mai stato per chi c’era prima, per chi ha vissuto gli anni della polvere e delle delusioni. Per chi era ad Ascoli nel 1982, quando una sconfitta condannò i rossoblù alla Serie B. Per chi è stato a Prato, a Pistoia, a Lodi contro il Fanfulla. Per chi non ha mai tolto quella sciarpa dal collo, neppure nei giorni più duri.
E oggi, che il Bologna è tornato a camminare con orgoglio tra le grandi del calcio italiano, è giusto ricordare da dove siamo partiti. È giusto onorare il cammino di chi non ha mai smesso di credere.
Lo sa bene Luca Rivano, uno dei fondatori del nuovo gruppo, che con la “ballotta dello Stato d’Animo” si è dato un obiettivo chiaro: riportare il tifo organizzato anche in curva San Luca, come fecero tanti anni fa le leggendarie Molle Cariche. L’idea? Dare spazio ai tantissimi tifosi, club e semplici appassionati che, a causa del tutto esaurito in curva Andrea Costa, da anni sono costretti a sistemarsi altrove. Come il club di Pesaro dedicato a Franco Battisodo, che non ha mai smesso di far sentire la propria voce.
Il progetto non è un gruppo ultras. Non ha etichette politiche né gerarchie. È un atto d’amore. È la voglia di creare uno spazio libero, passionale, emotivo, dove chiunque ami davvero il Bologna possa sentirsi parte attiva del tifo.
Il tifo è stato la chiave del miracolo rossoblù
Chi ha vissuto il Dall’Ara negli ultimi anni lo sa: è lì che si è costruito il sogno. La curva Bulgarelli è stata cuore, tamburo e anima di questa rinascita. È lì che il Bologna ha trovato forza nei momenti più duri, è lì che ha annientato avversari più ricchi e celebrati.
Come ha detto anche il mister Vincenzo Italiano, il fattore casa a Bologna non è solo uno slogan. È una realtà che fa la differenza. È la spinta che ha trasformato ogni partita in una battaglia epica, ogni gol in un’esplosione di gioia, ogni vittoria in una festa collettiva.
E allora perché non raddoppiare questa forza? Perché non accendere anche la curva San Luca?
Un sogno concreto: colori, voce, partecipazione
A partire dalla prossima stagione, la curva San Luca si preparerà ad accogliere un nuovo punto di ritrovo per il tifo rossoblù. In alto, vicino ai distinti, prenderà vita il cuore pulsante dello “Stato d’Animo”: uno stendardo di 2×2 metri, uno striscione da 10 metri, bandiere, pezze, e soprattutto cuori disposti a battere all’unisono.
Non sarà solo coreografia. Sarà identità condivisa. Sarà un modo per vivere quei 90 minuti da protagonisti, anche lontano dalla Andrea Costa. Sarà un nuovo modo di stare allo stadio, di farsi sentire, di fare comunità. Una curva viva, giovane, trasversale, aperta a tutti.
Il gruppo cerca voci, mani, bandiere, sorrisi, passione. Chi vuole unirsi è il benvenuto. Basta una sola condizione: sostenere il Bologna nel bene e nel male.
E magari, tra qualche anno, quando la curva San Luca sarà di nuovo un tripudio di bandiere, tamburi e cori, si potrà dire: “Noi c’eravamo quando tutto è cominciato.”
Perché Bologna è una città sola, ma ha spazio per due curve.
E perché, alla fine, chi ama davvero lo sa:
il Bologna non è una squadra. È uno stato d’animo.
Danilo Billi

