Articolo in collaborazione con Cronache Bolognesi
Una serata per celebrare chi la società ha dimenticato. Ma la memoria, per fortuna, non si può licenziare.

Nel calcio – anche in quello femminile – la gratitudine sembra essere diventata merce rara. E la vicenda di Giulia Arcamone, storica bandiera del Bologna FC Women, ne è una prova lampante. Dieci anni di sacrifici, sudore, presenze silenziose ma costanti. E poi? Un comunicato di tre righe pubblicato online. Come se tutto ciò che è stato si potesse archiviare così, con un clic.
Ma andiamo con ordine. In una calda sera di giugno, con una società impegnata su altre priorità, i ragazzi del Bologna FC Women Fan Club hanno fatto quello cui colpevolmente nessuno ha pensato: hanno celebrato Giulia Arcamone. L’hanno ringraziata, abbracciata, omaggiata. In una parola: onorata. Una parola che altrove, evidentemente, non risuona più con la stessa forza.
Giulia, per chi non la conoscesse (o l’avesse dimenticata in fretta), è stata il capitano silenzioso di questa squadra. C’era prima del titolo sportivo, prima della fusione con il BFC, prima ancora dell’esistenza del Fan Club. Nata ad Ischia, emiliana d’adozione, ha costruito la propria carriera tra futsal, studio (laurea in Veterinaria a Ozzano dell’Emilia), e quel Bologna Femminile che l’ha vista crescere e diventare donna.
Sul campo, negli ultimi anni, ha giocato poco. Ma negli spogliatoi era una presenza fissa: mai un allenamento saltato, sempre pronta ad accogliere le nuove, a dare consigli, a trasmettere un senso di appartenenza che oggi – spiace dirlo – non si trova nei documenti federali, né nelle caselle PEC.
Eppure, a gennaio 2025, chi ha deciso che non serviva più, lo ha fatto comunicare con sole tre righe pubblicate su internet. Niente saluti ufficiali, niente post social, niente fiori. Nessuna passerella. Nessun grazie. Evidentemente c’è chi pensa che certe carriere non meritino nemmeno un reel da 15 secondi.
Una mancanza clamorosa di rispetto. Non solo verso Giulia, ma verso la memoria collettiva di chi questo sport lo vive, lo segue, lo ama.
Il Fan Club ha quindi deciso di dedicarle una serata, quella del 10 giugno 2025, dove i soci presenti e quelli in collegamento video, le hanno regalato una pergamena, una targa, dei fiori e – soprattutto – parole vere. Quelle che contano. Quelle che non scadono. Quelle che non hanno bisogno dell’algoritmo per toccare il cuore.

Giulia ha ringraziato uno per uno, visibilmente commossa. Da tempo ha lasciato i social, e forse proprio per questo ha saputo coltivare legami più autentici. Di certo, non ha mai lasciato il campo con leggerezza. E proprio per questo l’idea di vederla con un’altra maglia fa ancora strano, ma oggi è più che legittima e il calcio femminile ha ancora tanto bisogno del suo talento e della sua intelligenza tattica.
Qualcuno l’ha dimenticato, noi no.
In un mondo che si riempie la bocca di parole come: “valori”, “inclusione”, “rispetto delle donne nello sport”, ma poi dimentica chi ha costruito dal basso, Giulia Arcamone è un monito. Un simbolo. Un esempio.
Chi l’ha messa da parte con tre righe, si prenda la responsabilità morale – se non sportiva – di questo gesto. Chi invece vuole costruire qualcosa di vero, si ricordi che le bandiere si rispettano. Anche quando non fanno più gol.
Lamberto Bertozzi
ATTENZIONE: PRECISAZIONE IMPORTANTE
Apprendiamo, purtroppo solo ora, che la decisione di limitare lo spazio dedicato sui social alla separazione da Giulia Arcamone era stata condivisa con il club rispettando la volontà dell’atleta
Troviamo doveroso precisarlo, ribadendo l’adesione piena al concetto di fondo espresso nell’articolo.
