È più facile criticare che fare.
Questo detto popolare fiorentino racchiude perfettamente un concetto generale di vita che può essere facilmente trasportato anche nell’ambito sportivo e di tifo. Se una ragazza viene ingenerosamente stroncata dopo un gesto tecnico sbagliato, allo stesso modo il tifoso viene frettolosamente censurato perchè propone qualcosa fuori dagli schemi ordinari. Di che cosa sono “colpevoli”? Di fare, di coltivare una passione e di esprimerla?
Sull’onda dell’entusiasmo generato nell’ambiente nero-oro dall’iconica coreografia “Il capitale umano vince sul dio denaro”, i supporters proseguirono la loro avventura dimostrando un crescente attaccamento alla squadra e un indomito trasporto nel sostenerla ogni domenica, in casa ed in trasferta.

Tuttavia, non si può dire che il proseguimento della stagione fu tutto “rose e fiori” per loro, anzi…
Il primo campanello d’allarme suonò in una trasferta devastante a Civitanova Marche (le trasferte nel Centro Italia nascondono sempre delle insidie ambientali: lo si imparò poi negli anni con l’esperienza diretta): se in campo furono botte da orbi senza sconti nei confronti delle giocatrici nero-oro, sulle fatiscenti tribune volarono insulti gratuiti e sul personale ai tifosi veneziani (si sfiorò la rissa).

Il peggio doveva però ancora arrivare: nella successiva trasferta a Isera (TN), successe il finimondo.
In un periodo storico ancora “di transizione” tra pandemia Covid e ritorno alla normalità, di limitazioni dovute al Green Pass e al distanziamento sociale, i tifosi nero-oro (che non si riunivano ancora sotto il famigerato nome di “Tifosi non Schifosi”) presero posto idoneamente nell’angolo sinistro della modesta tribuna trentina per svolgere le loro consuete attività di tifo a sostegno della squadra. Ingresso in campo delle squadre, il battito del tamburo che sale d’intensità, l’accensione dei fumogeni, il lancio di un paio di botti all’esterno dell’impianto recintato e… Già cominciarono i problemi, perchè alcune persone rimaste all’esterno, invece di allontanarsi, si avvicinarono ai tifosi rivolgendogli le prime lamentele, e perchè membri rappresentativi della società Isera vennero a redarguirli perchè SOTTO QUELLO SPICCHIO DI TRIBUNA (all’esterno della recinzione, contro ogni norma di sicurezza) C’ERANO DEI TUBI DEL GAS CHE CORREVANO SCOPERTI ALLA LUCE DEL SOLE. I tifosi ribatterono prontamente che se non se ne fossero accorti, molto probabilmente non ci sarebbe stato neanche il tempo di discuterne perchè, come minimo, sarebbe già saltata per aria tutta la tribuna e che dunque non fosse il loro operato quello da condannare come irresponsabile. La richiesta di essere lasciati serenamente al proseguimento del loro tifo cadde nel vuoto: per tutta la partita, i supporters dovettero combattere con lamentele, provocazioni ed insulti, provenienti per lo più da quelle persone che erano rimaste fuori dall’impianto (per mancanza di Green Pass?) e che, invece di allontanarsi come da invito dei veneziani visto il maggior spazio a loro disposizione, venivano a cercar di attaccar briga nei pressi del settore occupato dai veneziani. Questa escalation di ignoranza e di veleno gratuito raggiunse il culmine al termine della partita, conclusasi 2-0 in favore delle Leonesse nero-oro: le ragazze vennero chiamate dai tifosi “sotto la curva” per festeggiare insieme una vittoria meritata che arrivava dopo un periodo non facile in termini di risultati; vennero accese sugli spalti le torce e, accidentalmente, qualche scintilla cadde sopra uno dei pochi ciuffi d’erba a bordo campo (campo praticamente in terra battuta) che prese fuoco (prontamente spento con due pestoni da una ragazza che festeggiava). Questo fu il pretesto per due signore del suddetto gruppo di persone, che avevano seguito il match fastidiosamente dall’esterno, di scagliarsi contro la squadra e i loro tifosi unitamente festanti, con il dito medio rivolto contro di loro, con insulti e minacce inverosimili ed anche con un lancio di sassi raccolti da terra. Dopo un’intera partita tormentata, non si poteva neanche celebrare una vittoria in santa pace? Filippo, alla vista di tutto ciò, non ce la fece più a trattenersi e si sfogò con un non propriamente encomiabile gesto di stizza, tirando violentemente una delle torce esaurite ma ancora calde contro una delle due belligeranti.

La situazione non degenerò ulteriormente (il tifoso nero-oro era totalmente iracondo e fuori controllo) grazie all’intervento dei dirigenti veneziani in tribuna e di Gigi, tifoso sempre al fianco di Pippo che era riuscito a rimanere sorprendentemente con i nervi più saldi. Inaspettatamente, perchè Gigi era conosciuto dagli altri tifosi per il trasporto emotivo passionale nel seguire la partita e molte volte bisognava contenerlo da uscite, anche involontarie, che potevano portare ad uno scontro verbale in tribuna e potenzialmente sfociare anche in altro. In questa occasione, invece, assieme alla dirigenza, fu decisivo nel riportare alla calma Filippo con un atteggiamento affettuosamente paterno. L’importanza di Gigi, portato via due anni fa da un male incurabile ma tutt’oggi nei cuori di chi ha fatto parte di questa storia, verrà sicuramente ricordata più avanti in questo spazio letterario, anche attraverso i ricordi personali e le celebrazioni in sua memoria portate in campo e sugli spalti nell’ultimo biennio.

A questo punto della narrazione, sorge naturale schierarsi con o contro la tifoseria nero-oro: le ragazze della squadra furono altrettanto prese a male parole una volta uscite dagli spogliatoi perchè, mentre sorseggiavano una birra e fumavano in relax una sigaretta fuori dal bar dello stadio, accesero come sempre una cassa per mettere un sottofondo musicale al cosiddetto “terzo tempo” (“dovete pagare la SIAE!” fu la massima che gli venne rivolta contro e che verrà poi ripresa dai tifosi anche con uno striscione ironico… PAZZESCO!); i festeggiamenti proseguirono sulla via del ritorno in pullman e tra i cori lanciati all’unisono dal gruppo squadra partì un inequivocabile e simbolico “Filippo uno di noi!”.
Gli scontri proseguirono nei giorni a seguire via social: prima con dei “fenomeni” riconducibili alla società trentina che si prodigarono nel fare la morale alla squadra veneziana e insultare gratuitamente sul personale i loro tifosi, poi direttamente dal profilo social ufficiale dell’Isera. Utilizzando un’ironia ed un sarcasmo totalmente fuori luogo, da quest’ultima pagina social partirono comunicati mistificatori della realtà dei fatti e antisportivi, che accusavano infantilmente le ragazze veneziane di aver rubato la partita e che lodavano il loro tifo corretto ed esemplare (dove? In quale film?) a differenza di quello veneziano che venne condannato ingiustamente e pesantemente dal giudice sportivo.

Sì, perchè una delle suddette facinorose era collaboratrice della società Isera e con incarichi rappresentativi anche in Federazione. Se era fuori dall’impianto, un motivo ci sarà stato (Green Pass?)… Ma una volta colpita dalla torcia, non si fece problemi (e nessuno glielo impedì) ad entrare nell’impianto ed andare a bussare direttamente alla porta dell’arbitro per fargli mettere a referto un racconto della vicenda di parte e molto fantasioso. Ovviamente l’arbitro (che non aveva visto niente) ha scritto quanto da lei raccontato, per lavarsi le mani da ogni possibile problema (la signora aveva il giaccone bruciacchiato dalla torcia).
Il prodotto di questa vigliaccata fu poi reso pubblico a metà settimana dal giudice sportivo, che condannò pesantemente la società veneziana a 1000€ di multa e una diffida.
Se da una parte i tifosi nero-oro rimasero increduli alla lettura della sentenza del giudice sportivo e corsero subito a contattare i loro dirigenti per scusarsi per il danno arrecato e per chiarire il reale svolgimento dei fatti (ricevendo in cambio, senza esitazioni, un rinnovo della fiducia e della stima nei loro confronti), dall’altra montò un sentimento di rabbia per l’ingiustizia subita che li aveva dipinti per quelli che non erano.

Questo stato d’animo sfociò in un atto di protesta la domenica successiva a Marcon (VE): un po’ per sfortuna, un po’ per cattiva organizzazione e non completa sintonia negli intenti, la contestazione riuscì malissimo perchè si rischiò seriamente di dare fuoco allo stadio e mandare definitivamente in fumo quanto di buono realizzato fino ad allora. Questa volta non ci fu nessuna scusante per i tifosi, che dovettero affrontare una profonda riflessione su quanto tristemente compiuto e sul proseguimento della loro avventura di tifo.
La salvezza e la rinascita del tifo avvenne nelle successive domeniche, grazie alle prestazioni sempre più esaltanti delle ragazze in campo e alle infortunate in tribuna che si unirono ai tifosi per sostenere la squadra durante la partita. Si ritornò presto a cavalcare l’onda dell’entusiasmo nell’ambiente nero-oro: ironicamente, venne realizzata su un cartoncino bianco la scritta color oro con bordi neri “DIFFIDATI PRESENTI” (fa sorridere doppiamente, se la si pensa in confronto alle realizzazioni artistiche più recenti). La roboante vittoria in trasferta col Trento capolista (e poi promosso a fine stagione in serie B) per 3-1 dimostrò la forza di un gruppo squadra unico; dimostrazioni sportive come queste furono un’autentica panacea per i tifosi, che furono trascinati dall’esempio dato dalle loro beniamine per riscattarsi.

La magia tornò ad inebriare l’atmosfera veneziana in un derby serale casalingo contro il Padova (vinto 1-0), rimasto nella storia e nei cuori di molti. La coreografia sugli spalti si presentò imponente (ma non c’è gran materiale fotografico a testimonianza) e colorata, fu una bella pagina di tifo in generale come momento di aggregazione e di espressione passionale collettiva. La partita fu vibrante e decisa da una giocata della solita indomabile Dalla Santa (noi c’abbiam la Eli…). I festeggiamenti si prolungarono quasi fino al mattino dopo: si celebrò un “terzo tempo” memorabile al bar dell’impianto sportivo fino all’una di notte, tra musica en plein air, fiumi di alcool e birra, balli, cori e puro divertimento (il tutto assieme alle avversarie del Padova).

La festa, però, non finì lì per tutti: una buona fetta di tifosi, dirigenti e ragazze della squadra si spostò da Maicol, tifoso nero-oro tra i più attivi all’epoca, che aprì le porte di casa sua per proseguire le danze all night long. Devastante, sì… Ma ancora oggi si può urlare al mondo intero “la grande bellezza” di quella serata e di quei momenti vissuti!
Le gioie immense e le forti emozioni provate assieme fecero superare gli ulteriori ostacoli posti sul cammino stagionale dei tifosi: la dirigenza del Venezia Fc si ingegnò, per la partita di ritorno al Taliercio, e pagò un servizio di steward per accogliere la “cattivissima” tifoseria nero-oro, fargli svuotare borse e tasche (una perquisizione legalizzata) e togliergli la possibilità di portare materiale pirotecnico all’interno della tribuna. I supporters nero-oro non si persero d’animo (neanche dopo la partita, che venne maledettamente persa per 1-0) ed entrarono con un eloquente striscione che riportava un detto popolare veneziano in dialetto (“no ghe xe ostreghe né canestrei, semo i più bei!”, che tradotto letteralmente significa “non ci sono ostriche né canestrelli, siamo (noi veneziani) i più belli!”) e coriandoli neri e oro.


Sebbene qualche bollente spirito si accese ancora in qualche frangente (Portogruaro e Jesina all’ultima di campionato a Marcon), l’ardente passione prese il sopravvento e spazzò via ogni possibile ricaduta nella disillusione post-Isera. La consapevolezza di aver costruito comunque qualcosa fu un punto di partenza importante per intraprendere speranzosi un percorso di crescita tutto da scoprire.

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Filippo Pajola
