Essere tifosi o essere schifosi? Se il mondo del tifo in generale è fortemente stereotipato da un immaginario crudo e sopra le righe e da una scarsa cultura correlata ad un’informazione fuorviante, quello della squadra femminile del Venezia Calcio 1985 non è da meno.
Esemplare, in tal senso, fu l’avvicinamento di Oliviero, già frequentatore da anni dello stadio “Nereo Rocco” di Marcon (VE) e appassionato della squadra femminile locale, al gruppo di tifosi nero-oro: vedendo questi “pazzi scatenati” animare gli spalti con cori, fumogeni e tamburi, in prima battuta si rivolse a loro dandogli simpaticamente l’appellativo di SCHIFOSI. Piano piano però capì la bontà del lavoro di Filippo e compagni ed entrò in sintonia con loro fino a diventare parte fondamentale e integrante del collettivo: dal suo mantra “bisogna essere TIFOSI, non SCHIFOSI!” recitato ogni domenica sugli spalti, l’anima calda e passionale del tifo nero-oro prese spunto per dare un nome definitivo e significativo alla sua attività.

Chiamarsi “TIFOSI NON SCHIFOSI” fu una scelta consapevole e rappresentativa (per certi versi, anche auto-ironica) di un messaggio positivo di tifo: le vibes che si possono provare sulle tribune tutt’oggi, quando giocano le ragazze del Venezia Calcio 1985, sono uniche e marcatamente distanti per direzione ed obiettivi da quelle che finiscono tristemente sbattute in prima pagina sulle cronache nazionali.

In questo viaggio, oltre ai momenti felici e magici, bisogna però ricordare anche i periodi di difficoltà, le turbolenze incontrate lungo il percorso di crescita, che sono parte integrante dei motivi per cui oggi la tifoseria nero-oro gode di un certo status all’interno del pianeta Venezia Calcio 1985. Particolarmente complicato fu il periodo invernale della stagione 2022/23; la situazione degenerò in seguito agli eventi correlati al derby in trasferta contro il Venezia Fc (perso malamente 3-0 ma non importante ai fini di questa narrazione).
Come già raccontato nei precedenti caffè, non c’è mai stato un grande feeling tra la dirigenza arancioneroverde e i Tifosi Non Schifosi: anche in questo derby, l’accoglienza fu caratterizzata da un assurdo divieto (per quale motivo? Perchè il Venezia Calcio 1985 ha i tifosi e il Venezia Fc no? Il Venezia Fc dirà che è vietato dal regolamento del centro sportivo (ma ci son foto e video a iosa che dimostrano il contrario…) di introdurre materiale pirotecnico dentro l’impianto. Questa volta però non ci fu un servizio steward all’ingresso (finito il budget?): il magazziniere del Venezia Fc si mise a fare da controllore e a marcare stretto Filippo (e il suo estro creativo e passionale da censurare, sempre molto sportivamente parlando!).

Ricordando l’ingiustizia subita tacitamente anche la stagione precedente e andando contro tutto e tutti (anche i suoi stessi compagni di tifo, che non colsero il potenziale di questa idea coraggiosa e si fecero intimorire subito dall’ennesimo ridicolo tentativo di censura), il leader dei “Tifosi non Schifosi” intraprese consapevolmente un’iniziativa personale e si presentò al controllo nascondendo due fumogeni (uno nero e uno giallo) da accendere all’ingresso in campo delle squadre. Tutto passò liscio. Quando si ha la coscienza di essere sul punto di compiere qualcosa di grandioso, come l’atto di ribellione (perchè il semplice gesto di accendere un fumogeno in quel contesto assumeva quel significato lì!) che si stava per realizzare, inevitabilmente la tensione e l’emotività salgono sempre di più nei suoi protagonisti.

Soprattutto poi se nel pre-partita, le parole superficiali e fuori luogo, in quel frangente, di un dirigente nero-oro (“tanto lui [Filippo, ndr] ormai è un dirigente…”) rivolte al magazziniere arancioneroverde suonarono con forte accentuazione al tifoso non schifoso come uno scarico totale, da parte della società, di eventuali conseguenze e responsabilità. Per una volta che, INSIEME, si poteva alzare la testa orgogliosamente e non prostrarsi all’arroganza dei sedicenti padroni della Venezia calcistica femminile… Filippo, invece, si ritrovò a portare a termine l’azione di protesta completamente isolato e ferito nei suoi ideali di tifo. Incendiato il tifo con il colore dei fumogeni, il magazziniere del Venezia Fc inveì follemente contro la tifoseria nero-oro e, in particolare, con colui che era fuggito alla sua stretta marcatura: si avvicinò invano ai Tifosi non Schifosi, intimandoli di levare via striscioni e tamburo e minacciandoli di chiamare i carabinieri per l’azione compiuta (in verità, era al telefono con la sua inqualificabile direttrice tecnica, già protagonista l’anno prima a Marcon di aver tentato di far togliere lo striscione “IL CAPITALE UMANO VINCE SUL DIO DENARO”, che lo pilotava viscidamente a distanza).

Sebbene in quella situazione particolarmente animata (per usare un eufemismo) i compagni di tifo di Filo presero le sue difese (Gigi in primis!), purtroppo non compresero ancora il messaggio sottinteso da quel gesto e lo tacciarono di irresponsabilità. Ciliegina sulla torta fu poi, a fine partita, un commento da parte di un membro dello staff tecnico del Venezia Calcio 1985 che si complimentò ironicamente (ma infelicemente in quel contesto difficile) per una nuova ed ipotizzabile multa in arrivo a causa del gesto deplorevole portato in scena sugli spalti.
Il morale e l’entusiasmo del tifo, dopo i suddetti avvenimenti, fu veramente ai minimi storici. Da un confronto infrasettimanale a bocce ferme, si arrivò ad un chiarimento generale tra Filippo e una buona parte dei Tifosi non Schifosi ed insieme maturarono l’esigenza di dover dare un segnale molto forte all’ambiente nero-oro. Consapevoli di arrecare un danno alle ragazze ma altrettanto sicuri che a posteriori avrebbero compreso e condiviso le motivazioni di un tale comportamento, i supporters nero-oro intrapresero una contestazione pacifica nei confronti della società per non lasciar passare quanto successo nel derby. Questa protesta consistette nel non presentarsi al campo d’allenamento durante la settimana e fare uno sciopero del tifo in presenza per 90 minuti. Alcuni dirigenti colsero i segnali di malumore e la domenica seguente intercettarono l’ingresso cupo di Filippo al “Nereo Rocco” di Marcon, cercando una mediazione con lui e forzandolo a tornare sui suoi passi e a cantare.

Il leader dei Tifosi non Schifosi non riuscì a rimaner fermo sulla sua posizione e alla fine desistette insieme ai suoi compagni. La forzatura portò ad un risultato pessimo a livello di tifo e a peggiorare lo stato d’animo dei tifosi, già agitato dai cattivi pensieri.
Con le stesse modalità, si proseguì quindi la contestazione con rinnovata determinazione anche la settimana successiva e le ragazze cominciarono a percepire pure loro il malcontento dei loro tifosi (due settimane senza di loro ad allenamento? Non è normale!). La domenica a Marcon (due partite casalinghe di fila da calendario, ndr) si ripetè quasi lo stesso film di quella precedente… Quasi appunto, perchè questa volta Filippo e i Tifosi non Schifosiandarono fino in fondo con la loro protesta, senza “se” e senza “ma”: il risultato fu un rumorosissimo silenzio sugli spalti per tutta la partita ed un’atmosfera davvero inconsueta e surreale, con gente che si guardava attorno e si chiedeva il perchè di questo atteggiamento.
L’obiettivo della ribellione pacifica dei Tifosi non Schifosi fu dunque raggiunto con successo: ridare la giusta dignità ed importanza al tifo organizzato del Venezia Calcio 1985. A testimonianza ulteriore del valore di un’azione così significativa, Filippo raccolse personalmente post-match almeno due gesti commoventi dal punto di vista umano da parte di due persone importanti nell’organigramma societario che, col cuore in mano e quasi in lacrime, gli chiesero di tornare a tifare come prima per le ragazze. Non che ci fossero dubbi a riguardo, sicuramente per un’anima dotata di una certa sensibilità fu una motivazione in più per continuare virtuosamente il percorso di tifo già tracciato in precedenza.

La chiusura definitiva della vicenda avvenne contestualmente lì allo stadio, con un confronto ed un chiarimento tra le parti sulle dichiarazioni infelici proferite al Taliercio: simpaticamente, la discussione si concluse con la condivisione del fatto che i Tifosi non Schifosi fossero anche permalosi.

Scherzo del destino fu che questo appellativo di permalosità dato ai tifosi nero-oro nacque a ridosso poi della partita casalinga di ritorno contro la Sambenedettese, teatro all’andata a Grottammare di una delle scene più grottesche mai viste sui campi di calcio del femminile.
In una partita infrasettimanale (mercoledì) su un campo dimenticato anche da Dio, balzò subito all’occhio una singolare bassezza delle porte. Tra mille difficoltà (mancava il metro!) ed un riscontro anche da parte della terna arbitrale, la partita iniziò con cinquantacinque minuti di ritardo a causa dell’altezza irregolare delle porte. In un contesto veramente da dilettanti allo sbaraglio (peccato non ci fossero i campanacci da suonare!), si assistette allo scavo per ben tredici centimetri delle porte. Sorvolando sugli insulti gratuiti piovuti dal campo e dagli spalti nei confronti del gruppo Venezia Calcio 1985, colpevole (a loro dire) di essere antisportivo nell’andare a contestare tale irregolarità, si arrivò alla partita di ritorno con i presupposti che la squadra marchigiana venisse a restituire pan per focaccia. Se la società veneziana si fece trovare all’inizio leggermente impreparata (ma pose rimedio agli 1-2 cm di irregolarità contestati nelle porte del “Nereo Rocco” di Marcon nell’arco di dieci minuti), i Tifosi non Schifosi arrivarono prontissimi all’appuntamento con una coreografia “ad hoc”.

“Scusate se non siamo alla vostra ALTEZZA” fu un autentico manifesto goliardico per rispondere con stile a tutte le becere congetture provenienti dall’ambiente rossoblù (anche giornalisticamente parlando, perchè senza vergogna una giocatrice sambenedettese, che si diverte a fare anche la giornalista, montò a regola d’arte un articolo su un quotidiano locale, facendo leva sull’episodio in terra veneziana e stravolgendo la realtà dei fatti. Ad oggi, se si fa una ricerca sul web, compare solo un pezzo fazioso sulla “vendetta marchigiana” a Marcon e sono spariti tutti i riferimenti giornalistici riguardanti la “Corrida” a Grottammare… Beata onestà intellettuale!).


Per chiudere il cerchio su quanto suddetto, Filippo decise anche di cambiare per l’occasione la pezza “Tifosi non Schifosi” e di trasformarla in un azzeccatissimo “PERMALOSI non Schifosi”. Se il risultato sugli spalti fu di grande successo e permise ai supporters veneziani di rimettersi definitivamente in carreggiata con entusiasmo e passione, le leonesse del Venezia 1985 non furono da meno in campo perchè tra andata e ritorno rifilarono 16 gol (9 all’andata, 7 al ritorno) all’imbarazzante, sotto tutti i punti di vista come ampiamente descritto, compagine di San Benedetto del Tronto.
Le turbolenze passate ormai erano lontane e Pippo e compagni poterono tornare a guardare con speranza al futuro.
Il viaggio continua in questa calda estate 2025…
Condividi, commenta e partecipa ma… Occhio che i Tifosi non Schifosi sono anche permalosi, eh!
Ci vediamo al campo per parlare tranquillamente di aneddoti di tifo davanti ad una bella birra fresca… O qui, al prossimo caffè macchiato nero-oro!
Filippo Pajola
