Fare tifo non è un’opinione. In un contesto sportivo generale, esso è un’espressione autentica di passione, sostegno incondizionato e attaccamento a una squadra o ad un atleta. Tale fenomeno è ben più complesso di quel che appare e non può essere ridotto ad un semplice giudizio: le emozioni condivise, il senso d’identità e d’appartenenza sono componenti indescrivibili e protagoniste di una scelta irrazionale che nasce da un sentimento passionale ed affettuoso.
In un campionato di serie C femminile dove purtroppo generalmente non si segnalano gruppi di tifo solidi e organizzati al di fuori dei “Tifosi non Schifosi”, che animano e colorano il grigio torpore degli spalti indistintamente in casa e in trasferta, la stagione 2022/2023 fu invece caratterizzata dall’incontro con altre realtà con cui potersi confrontare.
Quando vennero stilati i calendari, balzò subito all’occhio di Filippo e compagni la presenza nel girone della compagine femminile del Centro Storico Lebowski, neopromossa dal campionato di Eccellenza toscana.

Questo perchè il Lebowski, salito negli ultimi anni alla ribalta anche su canali d’informazione nazionali per la sua eccezionalità ed unicità, è a tutti gli effetti la squadra degli Ultras. L’attesa quindi del confronto con il team fiorentino fu vissuta dai supporters nero-oro in maniera trepidante: vivere 90 minuti con una controparte in tribuna che canta i suoi cori si configurava come un vero e proprio evento straordinario e fu sicuramente uno stimolo per dare il meglio a sostegno della propria squadra.
Il match d’andata si disputò allo stadio “Nereo Rocco” di Marcon (VE) e, per l’occasione, Filippo progettò una coreografia per realizzare un degno spettacolo sui gradoni, celebrativo di una situazione di tifo che non si presenta tutti i giorni nel panorama calcistico femminile. Lo striscione “Nessuna causa è persa finché ci sarà un solo folle a combattere per essa” è una citazione al film “Pirati dei Caraibi”; fu una dichiarazione chiara e significativa della concezione e della visione alla base dei “pirati del tifo” nero-oro e una mano metaforicamente tesa in maniera amichevole al mondo grigionero del Lebowski: fonte di ispirazione per ideali e valori promossi nel mondo del calcio, i Tifosi non Schifosi non poterono non riconoscergli stima e rispetto per la centralità del tifoso nel modello organizzativo del loro progetto sportivo.

Le condizioni meteo di una fredda domenica di dicembre, rese proibitive da un forte vento gelido e pioggia, ridussero la potenza scenica e visiva della coreografia (non si potè utilizzare “l’arsenale di fumogeni” preventivato, sigh!) ma non condizionarono il caloroso tifo di entrambe le squadre, che si sviluppò in maniera amichevole sugli spalti tra abbracci, birre (per i più intrepidi, viste le condizioni climatiche) e scambi reciproci di affetto e stima per quanto fatto e portato avanti nelle proprie realtà.
La partita in campo finì con un netto 5-0 per le Leonesse nero-oro.
Quello che sorprese (ma neanche tanto, per chi conosce la loro storia) fu che, al termine di una partita combattuta nel fango sotto la pioggia, le ragazze del Lebowski vennero sotto la tribuna per cantare qualche coro insieme ai loro tifosi che le avevano seguite e sostenute: nonostante la naturale delusione per la cocente sconfitta, giocatrici e tifosi grigioneri si riunirono clamorosamente in un momento di festa e non poterono che ricevere gli applausi dei Tifosi non Schifosi. Fu una bella lezione di sport in generale e la meravigliosa conclusione di una giornata (seppur funestata dal maltempo) che potrebbe essere presa da esempio, per i sani valori e ideali trasmessi, dall’intero movimento calcistico femminile per intraprendere un percorso di crescita collettivo.

Andare a fare il tifo nella partita di ritorno a Maggio in un contesto fuori dagli schemi ordinari come il centro sportivo di Tavarnuzze (periferia di Firenze e allora teatro delle partite casalinghe del C.S. Lebowski) fu un viaggio altrettanto emozionante per i Tifosi non Schifosi, capitanati dal loro leader Filo. Già all’arrivo al campo si respirò subito l’atmosfera magica di un luogo dove il tifoso è protagonista: una zona bar ideale per i momenti di aggregazione pre e post-match, i murales della “Curva Moana Pozzi” che trasudano storia, l’accoglienza dello staff locale (non fecero pagare l’ingresso a Filippo in segno di rispetto e lo aiutarono a portare gli “attrezzi del mestiere” in tribuna) e delle ragazze della squadra grigionera che sopraggiungevano alla spicciolata all’impianto e si ricordavano della partita d’andata… Non si potè non lasciare il segno anche qui, nella casa della squadra degli Ultras, con i cori ritmati dall’incessante tamburo e con il calore dei fumogeni!

Gli incontri emozionanti sugli spalti non si limitarono in quella stagione sportiva alle partite col Lebowski. Alla quartultima di campionato, si disputò al “Nereo Rocco” di Marcon (VE) una partita spettacolare e rimasta nella storia (e nel cuore di molti) in campo e sui gradoni, tra Venezia 1985 e la capolista Bologna Women. Non era la prima volta che si giocava contro il Bologna e non c’era mai stato un incontro con una tifoseria rossoblu al seguito della squadra femminile; tutti (tifosi e staff nero-oro) invece furono piacevolmente sorpresi ed entusiasti nel vedere arrivare all’ingresso dello stadio due tifosi bolognesi armati di tamburo, pezze, aste per i bandieroni, megafono, sciarpe rossoblu. Della serie, “oggi si fa sul serio!”. Quando si incrociarono al bar gli sguardi tra i due ed i Tifosi non Schifosi, fu uno shock per entrambe le parti. Trovare, appunto, in un campionato di serie C femminile due tifoserie antagoniste nella stessa partita è come se si camminasse in un arido deserto e si avesse il miraggio di un’oasi. Quando partirono le coltellate tra le due fazioni? Niente di tutto ciò! Subito nel pre-partita al bar si entrò in sintonia. Fu così che nacque il gemellaggio tra Filippo e compagni ed Alfio e Mirko, che allora non erano ancora organizzati come oggi in quella struttura di tifo denominata Bologna Fc Women Fan Club.

Il legame nato in quella giornata tra la tifoseria nero-oro e quella rossoblù fu ben descritto anche da Danilo in un articolo che uscì su Cronache Bolognesi (numero 146, trovate il link nella sezione dedicata all’interno di danilobilli.blog) e sicuramente questa amicizia verrà approfondita nei prossimi caffè veneziani.
Le ragazze del Venezia 1985 si resero protagoniste di una prestazione maiuscola e inflissero la prima sconfitta stagionale alla corazzata rossoblù (1-0), dopo ventisei giornate da imbattuta (venticinque vittorie ed un pareggio). La festa proseguì in uno dei più classici terzi tempi tenuti nei post-partita casalinghi della squadra, a cui si unirono anche i tifosi bolognesi che rimasero impressionati dal clima che si respirava al campo di Marcon e tornarono a casa felici e contenti nonostante la sconfitta (sicuramente indolore, ai fini della conquista del campionato).

All’ultima parte di campionato e a questa festa non potè unirsi Gigi, debilitato sempre di più dalla malattia, che seguì comunque con affetto e in maniera vibrante da casa le vicende di squadra e di tifo. La stagione sportiva 2022/23 si concluse tutto sommato, tra alti e bassi, in modo soddisfacente per squadra e tifosi ma purtroppo, meno di una settimana dopo la fine, arrivò la notizia che nessuno avrebbe mai voluto sentirsi dire: il male si era portato via definitivamente Gigi, lasciando un vuoto incolmabile nei cuori di chi l’ha conosciuto nell’ambito qui narrato e non solo.

La narrazione storica di questo caffè, dopo la descrizione di momenti felici, porta ad una conclusione triste e dal retrogusto amaro. Asciugate le lacrime, bisogna ripartire con indomita forza e coraggio per perseverare nel raggiungimento di un obiettivo e/o di un’onesta causa (vedi striscione col Lebowski): così fu lo spirito condiviso nella celebrazione in ricordo di Gigi a cui si unirono alla famiglia in maniera congiunta squadra e tifosi, così fu l’approccio alla nuova stagione sportiva che racconteremo all’interno di questa rubrica.
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Ci vediamo al campo davanti ad una bella birra da gustare prima di salire i gradoni assieme… O qui al prossimo caffè macchiato nero-oro!
Filippo Pajola
