In collaborazione con Cronache Bolognesi, prosegue il nostro viaggio fra le quote rosa del tifo organizzato del Bologna FC, voci e volti che animano il cuore pulsante dello stadio Dall’Ara, in particolare la curva Andrea Costa. Oggi raccontiamo la storia di Tiziana Calamosca, tifosa appassionata e pioniera: da ragazza fu tra le prime donne arbitro in Italia. Ma ora, lasciamo che sia lei a raccontarsi. A Tiziana, va il nostro grazie per il tempo che ci ha dedicato.

Ciao Tiziana, inauguriamo con te questo percorso sulle quote rosa allo stadio. Come nasce la tua passione per il calcio?
«Tutto cominciò nel 1978. Mio nonno mi portò al Dall’Ara per un Bologna-Juventus. Avevo 13 anni, ero una fan di Cabrini, come tante ragazzine dell’epoca… ma fu amore a prima vista per il Bologna. Ero entrata con una sciarpa bianconera, uscii con una rossoblu. Da allora, il Bologna FC è nel mio cuore».

La tua storia è ancora più speciale: sei stata la prima donna arbitro in Italia. Ci racconti com’è andata?
«Sì, è così. Ho iniziato nei campionati giovanili e ho chiuso la mia carriera nel 2003, poco prima della nascita del mio secondo figlio. All’apice, ho avuto l’onore di dirigere anche gare di qualificazione agli Europei. In realtà, tutto iniziò quasi per caso: nel 1990, quando aprirono anche alle donne il corso da arbitro, un amico mi disse che così avrei potuto entrare gratis allo stadio la domenica. Per “vil denaro”, come si dice, mi iscrissi. Poi però mi appassionai, e ci sono rimasta per anni».
Oggi l’arbitra Maria Sole Caputi è arrivata fino alla Serie A e ha diretto anche il Bologna. Che ne pensi?
«Sono molto orgogliosa di quello che stanno facendo le “fischiette in rosa”. Caputi è un esempio bellissimo. Sono felice di aver aperto una strada e spero che sempre più donne possano arrivare ai massimi livelli. Arbitrare non è solo una questione tecnica, ma anche culturale: e la cultura sta finalmente cambiando».

Hai avuto modo di arbitrare il Bologna?
«Sì, una volta in amichevole a Sestola. Emozione pura. L’anno successivo, quando arrivò Baggio a Bologna, feci da guardalinee in un’altra amichevole: fu un’atmosfera magica, un sogno che si realizzava».
Le ultime due stagioni del Bologna FC sono state straordinarie. Come le hai vissute?
«Mi sembra ancora un sogno. Già l’anno scorso era stato bellissimo, ma questa stagione ha superato tutto. Ho pianto, riso, sofferto… Ho visto il Bologna in C, a Cremona, in B ad Ascoli, ho ingoiato bocconi amari. Ma ora, finalmente, siamo dove ci meritiamo, in alto. Lo dice anche la nostra storia».
Eri presente all’Olimpico per la finale di Coppa Italia vinta il 14 maggio 2025?
«Certo! Avevo con me nel portafoglio una foto con mio nonno, così era lì con me anche lui. Al fischio finale ci siamo abbracciati fra conosciuti e sconosciuti, abbiamo pianto. È stato l’apice della mia storia d’amore con il Bologna FC. Una sera eterna».
Vivi lo stadio anche con i tuoi figli. Che legame c’è tra loro e la curva Andrea Costa?
«Ho una figlia che simpatizza per Bologna e Fiorentina (colpa del padre!), mentre mio figlio è cresciuto con me in curva. Ora si è aggregato con alcuni amici ai gruppi della Andrea Costa. È bellissimo condividere la passione per il calcio con i miei figli».

Sei legata a qualche gruppo in particolare?
«Da ragazza stavo nel cuore del tifo organizzato. Ora sono abbonata in curva, ma mi sono spostata verso i Distinti. Ho bisogno di godermi la partita con più tranquillità, anche se il cuore batte sempre forte».

Vai spesso anche in trasferta?
«Appena posso, vado. Quest’anno sono stata a Torino, Empoli, Monza… In media faccio 4-5 trasferte a stagione. La partita con la Juve a Torino mi brucia ancora: eravamo sul 2-0 a pochi minuti dalla fine… mi viene il mal di stomaco solo a pensarci!».
Come vivi il boom di giovani tifosi del Bologna?
«Mio figlio nel 2003 era tra i pochi a indossare la maglia rossoblù, mentre tanti suoi amici tifavano le solite grandi. Ora invece vedo cinni ovunque con i nostri colori, e mi emoziona. Bellissima anche l’iniziativa del kit regalato ai neonati: una mossa che crea appartenenza».
Bologna sembra essersi riscoperta città di calcio dopo anni dominati dal basket. Cosa ne pensi?
«È bellissimo. Vedi vetrine, finestre, terrazzi con le bandiere rossoblù. Sembra surreale, ma è reale. Fa venire voglia di uscire, di vivere la città. E dopo anni di “Basket City”, è bello che anche il calcio sia tornato protagonista».

Tu lavori da Bologna Gomme, azienda che ha promosso la parità di genere anche nello sport. C’è ancora strada da fare?
«Sì, purtroppo. Bologna Gomme ha dato un bel segnale, anche sponsorizzando la Virtus femminile. Ma nella società la parità è ancora lontana. Forse ci arriveranno i miei nipoti…».
Hai seguito anche il Bologna FC Women?
«Ogni tanto ho visto qualche loro partita. Ammiro il loro impegno, ma sinceramente, per gusti personali, il calcio maschile mi emoziona di più: è più fisico, più spettacolare. Lo stesso penso per il basket».

I tuoi idoli rossoblù, ieri e oggi?
«Del passato: Baggio, Signori, Di Vaio. Oggi mi piacciono Orsolini e Freuler, per bravura e personalità».
Ultima domanda: cosa ti aspetti da questo mercato?
«Sono felicissima per l’arrivo di Immobile. Mi è dispiaciuto il modo in cui Beukema ha voluto andarsene, ma do un 8 pieno alla dirigenza per come ha gestito la situazione con il Napoli. Siamo più forti, più credibili e finalmente rispettati».
Danilo Billi
