“ Il tifo non ha genesi, non ha spiegazioni, non dovrebbe avere limitazioni. Il tifo è, esiste, e basta. Nel nome del tifo si spostano le montagne.”
Le parole del compianto Gian Paolo Ormezzano, giornalista e scrittore della parte granata di Torino, tratte dal suo libro “Tutto il calcio parola per parola” sono molto significative e descrivono perfettamente quella malattia che ogni domenica porta via, in casa e in trasferta, i Tifosi non Schifosi.
L’entusiasmo, che circondò l’ambiente nero-oro sin dalle prime battute della stagione 2023/2024, progredì di domenica in domenica tra i supporters nero-oro.
Il derby contro il Condor Treviso in sé non ebbe tutta questa rivalità calcistica: il contrasto nacque più che altro da questioni extra-campo, legate al fatto che lo staff tecnico trevigiano era lo stesso di quando Filippo e compagni si avvicinarono al contesto veneziano (allora arancioneroverde) di calcio femminile. Tra la tifoseria nero-oro ed il suddetto staff non ci son mai stati problemi: l’atteggiamento però provocatorio via social di mister De Bortoli e collaboratori, fatto di risate alle sconfitte del Venezia 1985, non passò inosservato agli occhi dei Tifosi non Schifosi.

Per la serie “chi la fa, l’aspetti”, i tifosi veneziani prepararono per l’occasione uno striscione, in cui era disegnata l’emoji di una risata, da esporre a fine partita per celebrare il trionfo in campo e sugli spalti.
La partita, disputata in trasferta sotto un tifo caloroso già dall’ingresso in campo delle squadre, vide la vittoria tanto pregustata dai supporters del Venezia 1985 (0-2), che poterono liberare il loro animo goliardico e godersi con un sorriso ironico e beffardo il successo delle loro beniamine sul campo.


Gli eventi della trasferta successiva (allora inedita) in quel di Chieti, dove la sportività ed i valori che contraddistinguono il mondo del calcio femminile sicuramente non sono di casa, furono sicuramente meno felici.
Filippo prese posto in tribuna con la sua attrezzatura per il tifo nel solito angolo laterale e, dall’inizio della partita e dei cori, venne riempito di insulti e minacce varie e gratuite dalla tribù locale che aveva preso posto in maniera sparsa sugli spalti. La tensione arrivò al punto che un bifolco della suddetta tribù indigena si presentò con fare minaccioso di fronte al leader dei Tifosi non Schifosi, insultandolo ed intimandogli di smettere di cantare e battere il tamburo. Perchè? Fare il tifo per la propria squadra è una colpa? Filo non indietreggiò e signorilmente respinse con fermezza il teatino, non andando a peggiorare una situazione ambientale già molto difficile. Nonostante il forte disagio e anche grazie al sostegno delle ragazze in panchina, che percepirono dal campo il contesto ostico e fecero forza al loro “capo ultras” nel proseguire nei suoi encomiabili intenti, il supporto del tifo alla squadra nero-oro non mancò: sotto un “tempo da lupi”, le ragazze del Venezia 1985 conquistarono meritatamente la vittoria (1-3) e andarono a festeggiare insieme a Filippo sotto il settore della tribuna da lui occupato, cantando sotto il battito del suo tamburo e dimostrando la loro vicinanza per quanto successo durante la partita.


Un nuovo importante capitolo della stagione sportiva 2023/2024 si scrisse nella successiva trasferta a Padova, in un derby veneto sempre molto sentito sul campo. A livello coreografico, i Tifosi non Schifosi prepararono qualcosa di probabilmente molto ambizioso ma forse al di sotto degli standard spettacolari a cui hanno abituato la loro squadra nel corso degli anni: lo striscione col logo societario e attorno le bandierine nero e gialle sventolate dai tifosi e simpatizzanti nero-oro al seguito non diede probabilmente lo stesso “colpo d’occhio” di sempre. Detto ciò, si creò però una bella e gagliarda atmosfera di tifo che accompagnò per novanta minuti una altrettanto vivace partita sull’insidiosissimo campo del Vermigli di Padova.


In un turbinio di emozioni, dall’entusiasmo e dalla felicità per il 0-2 di fine primo tempo all’amarezza per una rimonta padovana meritata nella prima metà del secondo tempo e poi il delirio collettivo per il 2-3 finale, quella domenica probabilmente tifosi e squadra toccarono con mano quella ferma convinzione di poter fare qualcosa di unico durante la stagione (e di cui abbiamo già ripetutamente parlato). Dopo i festeggiamenti in campo sotto la “torcida nero-oro” che accese i fumogeni e liberò il suo canto di gioia, le ragazze di mister Murru proseguirono il loro tripudio insieme a staff e tifosi anche nel più classico dei “terzi tempi” targati Venezia 1985: la bomber Elisa Dalla Santa e la sua dolce metà romana decisero di portare per l’occasione (e quale migliore occasione, se non dopo una vittoria del genere?) una gustosissima porchetta di Ariccia da condividere con il gruppo. Sportivamente (e questo ad ulteriore testimonianza di quelli che sono i valori all’interno del mondo del calcio femminile), Elisa ne diede una parte anche al gruppo squadra patavino (compreso il mister) lì presente che apprezzò il gesto e la “super” prelibatezza.
Come avrebbe detto il buon Bruno Pizzul, “tutto molto bello” ma… Ai Tifosi non Schifosi non piacque un’ uscita “scomposta” sui social qualche giorno dopo: ad un post già di per sé molto discutibile (acchiappalike?) del canale che offriva la diretta e gli highlights della partita (lo stesso che fa servizio anche per le partite casalinghe del Venezia 1985), che insinuava un “rigorino” decisivo per la squadra nero-oro (perchè fu quello del 2-3) ai fini del risultato finale, intervenne malamente e in modo polemico anche il mister biancoscudato commentando testualmente che “un rigore così non lo danno nemmeno in serie A con il VAR… Pazzesco”.
I supporters nero-oro non dovettero aspettare molto per rispondergli a modo loro (suvvia, in serie A proprio un rigore così lo danno sempre col VAR…), perchè qualche settimana più tardi era in programma la partita di Coppa Italia a Marcon (VE) proprio contro il Padova. Venne così preparato un grande striscione sarcastico e pungente da esporre all’ingresso in campo delle squadre, con scritto “Per il “RIGORINO” volevi il VAR… Ma poi era SUPER la porchetta al bar?”.

L’ilarità scatenata dalla coreografia goliardica della tifoseria veneziana pervase l’ambiente nero-oro e raccolse consensi anche da alcune giocatrici padovane particolarmente divertite.
Le vittorie sugli spalti e in campo (4-1 per le Leonesse) furono nette, tanto che mister Montresor si complimentò persino nell’intervista post-partita con i Tifosi non Schifosi per la stoccata ironica inflittagli dagli spalti. Naturalmente, ci fu poi un confronto faccia a faccia dove ci si spiegò a vicenda; la faccenda si concluse amichevolmente con rinnovati complimenti ed una stretta di mano.
Eh mister, i campioni sono così… (Semi-Cit.)

La competizione della Coppa Italia riservò anche una piacevole sorpresa la settimana precedente al derby veneto: il palcoscenico designato per la partita di Coppa tra Spal e Venezia 1985 fu quello importante (da Serie A) dello stadio “Paolo Mazza” di Ferrara. Se per due squadre di serie C femminile non è cosa di tutti i giorni andare a giocare in un impianto così prestigioso, lo stesso discorso vale per Filippo e compagni che ebbero l’opportunità di misurarsi in un contesto di prim’ordine. Le premesse di una giornata di grande spettacolo in campo e sugli spalti galvanizzò l’intero ambiente nero-oro, tanto che perfino Oliviero (benevolmente noto per la sua “allergia” alle trasferte) si convinse a raggiungere Ferrara, portando con sé in macchina altri tre Tifosi non Schifosi.
Essere protagonisti e non comparse in un teatro calcistico del genere fu quindi il buon proposito dei supporters nero-oro che giunsero nella città emiliana per supportare le loro beniamine. Assieme a loro si unì anche Alfio (“l’istrionico”) Giugniuletti, presidente del Bologna Fc Women Fan Club, nel nome di quel forte legame d’amicizia che lega la tifoseria del Venezia 1985 a quella rossoblù femminile.

Il piano d’azione, tuttavia, sembrò andare in fumo una volta giunti allo stadio: nonostante un tentativo di mediazione, il servizio di sicurezza (che in parte capì le buone intenzioni dei tifosi e si rese disponibile all’introduzione degli striscioni, previa autorizzazione del questore) e soprattutto la questura vietarono l’ingresso dell’attrezzatura da tifo (striscioni, megafono, tamburo, fumogeni), attenendosi rigidamente ai protocolli utilizzati nei campionati professionistici maschili in materia di tifo. La mancanza di autorizzazioni, questione sulla quale il leader dei Tifosi non Schifosi si sarebbe prontamente attivato a priori se fosse stato correttamente messo al corrente dell’iter burocratico da intraprendere, e la conseguente “censura” del tifo organizzato provocò un grosso dispiacere perchè tutti i buoni propositi sembravano aver lasciato spazio all’amarezza e alla delusione di una domenica da incubo.
Invece, proprio quando i Tifosi non Schifosi sembravano ormai costretti a sedersi mestamente in tribuna e abbandonare ogni velleità di tifo, congiuntamente ed orgogliosamente decisero di portare il sostegno con le poche armi rimaste a loro disposizione e su cui non poteva cadere alcun divieto. Per 90 minuti, il tifo veneziano fece da sottofondo in maniera artigianale ma efficace ad una partita che vide il trionfo delle Leonesse veneziane (0-3): i cori cantati a voce nuda e cruda e ritmati dal battito delle mani di un gruppo rimasto unito nel nome del tifo per la propria squadra, i colori delle sciarpe sventolate nel cielo di una giornata dipinta di nero e di oro… La Digos, che monitorò in borghese da vicino il comportamento della tifoseria veneziana per tutta la partita, rimase inerme di fronte alla magia e allo spettacolo di cuore e passione messo da loro in scena.
Quale squadra di serie C femminile può permettersi di andare a festeggiare una meritatissima vittoria su un campo così prestigioso sotto il settore occupato in trasferta, a testa alta, dai loro fedelissimi ed indomabili tifosi?

Siamo pazzi di teee, non mollare perchèèè… Se vittoria sarààà, senti un coro che faaa…
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Ci vediamo al prossimo caffè per gustare nuove esperienze di tifo… O al campo per vivere nuove emozioni assieme!
Filippo Pajola
