
Un racconto emozionante e romanzato ispirato al vero tifo per il Bologna femminile: tra fango, cori, trasferte e una storia d’amore che nasce tra le tribune e il cuore della squadra. Prima del professionismo, c’era solo passione.
PREAMBOLO
Questo racconto – seppur romanzato – affonda le radici nella realtà più autentica del calcio femminile bolognese. È un omaggio a un’epoca fatta di stadi periferici, cori rauchi, fango, ginocchia sbucciate e cuori spalancati. Un’epoca in cui le squadre erano fatte di anime, non di procuratori, e i tifosi erano fratelli, non followers.
Sì, oggi il calcio femminile è cresciuto, è diventato professionismo, spettacolo, visibilità. Ma noi – quelli che c’erano prima – lo ricordiamo così: sporco, ruvido, bellissimo.
E forse, in fondo, tutto questo non è mai finito davvero.
Capitolo 1 – Il giorno che cambiò tutto
Un sabato pomeriggio grigio, umido. Tipico di Bologna, quando la nebbia ti entra nelle ossa e sembra voler fermare tutto. Ma quel giorno, Luca e Daniele – per tutti Lele – decisero di uscire. Jeans larghi, sneakers infangate, niente da perdere.
Destinazione: Croce del Biacco.
Non sapevano nemmeno bene perché. Forse per noia. Forse per nostalgia. O forse per quel mezzo invito lanciato da Marta, vecchia compagna del Fermi, incrociata sotto il Nettuno.
«Vengo a vedere le ragazze. Giochiamo sabato. Al Biacco. Portatevi voce e coraggio.»
Lì, su un campo storto, con tribune di fortuna e cori graffianti, cominciò tutto. Un manipolo di ragazzi, una squadra vera, un tifo nato per caso ma destinato a restare.
E il calcio femminile bolognese, in quella curva improvvisata, ritrovò il suo cuore.
Capitolo 2 – Sofi
La vide subito. Difendeva con il corpo, con la testa, con l’anima.
Sofia – detta Sofi – era piccola, ma sembrava una roccia. Le scivolate erano poesia. I recuperi, respiri profondi. Non parlava molto, ma comunicava con ogni movimento.
Alla fine della partita, con il viso ancora sporco di terra, gli sorrise.
E quel sorriso, Lele se lo portò addosso per giorni. Come un tatuaggio invisibile.
Capitolo 3 – Nasce qualcosa
Tornarono. Ogni sabato. Prima in due, poi in quattro, poi in otto.
Comparve una pezza nuova: “Total Chaos & il Joker”. Accanto a quella del Mazzini. Accanto ai tamburi.
E poi vennero le pizze al taglio, le birre al Mc, le risate con le ragazze.
Il calcio femminile, a Bologna, era diventato una comunità. Umana. Vissuta. Reale.
Tra Sofi e Lele, la distanza si accorciava. Ogni parola era una carezza, ogni silenzio un abbraccio.
Dopo il derby vinto contro l’Imolese, sotto la pioggia, si baciarono.
Niente di forzato. Solo la naturale conseguenza di due anime che si stavano trovando.
Capitolo 4 – La fanzine e la battaglia col Cesena
Nacque “VèZ”, la fanzine autoprodotta del gruppo. Ironica, tagliente, viva.
E poi venne Cesena.
Trasferta tesa. Cori velenosi, sguardi storti, e qualche spinta.
Ma fu lì che si capì una verità: il calcio femminile non era più solo un “gioco da ragazze”. Era diventato identità. Onore.
Sofi uscì con il labbro spaccato. Lele le corse incontro.
«Tutto bene?»
«Oggi era una guerra.»
«E noi, le guerre, non ve le lasciamo combattere da sole.»
Capitolo 5 – La magia dell’ultima trasferta
Forlì. Ultima giornata. In ballo, la promozione.
Due furgoni, tre tamburi, centocinquanta cuori in tribuna.
Vittoria in rimonta. Gol al 78’. Rigore parato all’ultimo secondo.
Invasione di campo, fango ovunque. Lacrime, abbracci, eternità.
Sofi trovò Lele tra la folla.
«Hai visto?»
«Sì. E non ho mai visto niente di più vero.»
Capitolo 6 – Dopo il fischio finale
Articoli, foto, forum in tilt.
Il Bologna femminile era salito di categoria. Ma per i ragazzi del Total Chaos e del Mazzini era successo molto di più:
Avevano dimostrato che il tifo puro, quello vero, esisteva ancora.
Lele e Sofi cominciarono a vedersi anche fuori. Pratello, chiacchiere, sogni. Lei rincorreva il pallone e l’università. Lui, la vita e la passione.
Una sera, sotto i portici di via Saragozza, Lele si fermò.
«Sai, una parte di me non vorrebbe che diventaste professioniste.»
«Perché?»
«Perché finirebbe questa magia. Ora siamo tutti uguali. Se salite, noi restiamo sotto.»
Sofi gli sorrise.
«Se salgo, ti porto con me.»
Epilogo – L’inizio di tutto
Quella stagione restò nella memoria collettiva.
Prima delle dirette streaming, prima dei like, prima del professionismo.
C’erano solo il Biacco, il megafono, le ragazze e i ragazzi con le mani sporche e il cuore pieno.
Era calcio, sì.
Ma era anche amore. Ribellione. Vita.
Danilo Billi
(Giornalista, tifoso, testimone di una passione vera. Quella che non si spegne mai.)
