It’s better to born out than to fade away”
È meglio bruciare che spegnersi. Lo cantava Neil Young nella sua “My my, hey hey”, lo scriveva Kurt Cobain nella sua lettera d’addio.
L’odore acre dei fumogeni. La puzza di uno spirito adolescenziale di energica ribellione. Quello che la domenica pervade gli spalti del “Nereo Rocco” di Marcon (Ve) è il calore di quella fiamma passionale che fa vibrare gli spiriti dei Tifosi non Schifosi.
Dopo le esaltanti vittorie di Coppa contro Spal e Padova, si arrivò alla partita decisiva, ai fini del passaggio del turno, contro il Vicenza. In una partita ad alta tensione, con due risultati su tre a disposizione delle Leonesse, le belle speranze dei tifosi sembrarono svanire sotto un impietoso 0-1 biancorosso al novantesimo. E invece, il destino di gloria di quella stagione 2023/24 si realizzò ancora una volta nei minuti di recupero con una sanguinosa punizione di seconda in area di rigore biancorossa, a due metri dalla porta. Gol. 1-1 finale. Un’esplosione di felicità in campo e sugli spalti: il Venezia 1985 passò incredibilmente il girone di Coppa Italia e, in un euforico “tutta la squadra sotto la curva”, un paio di ragazze lanciarono affettuosamente (ed inconsciamente, allo stesso tempo) le maglie da gioco ai loro tifosi in tribuna, lasciandosi andare ad una pazza gioia collettiva.


Vorrei che fosse ogni giorno domenica, vorrei che fosse sempre insieme a te…
Così cantano ogni domenica i fedelissimi supporters veneziani.
Il freddo ed il maltempo invernali non spensero il calore del tifo nero-oro, sempre vibratamente presente in casa ed in trasferta. Epica, in tal senso, fu la trasferta a Merano: cantare per novanta minuti sotto una pioggia battente ed incessante a sostegno della propria squadra fu l’ennesima dimostrazione di amorevole vicinanza dei Tifosi non Schifosi.
Per ottantanove minuti, per gioco e tifo sugli spalti, la compagine veneziana sembrò la vera capolista del campionato… Ma poi, quando ai titoli di coda di una partita equilibrata una campionessa come Nadine Nischler tira fuori dal cilindro, bagnato fradicio ma sempre magico, una rovesciata spettacolare che trascina le sue compagne alla vittoria, puoi solo che appoggiare il megafono e le bacchette del tamburo ed applaudire.


Sconfitte come questa lasciarono un po’ di amarezza… Ma giusto il tempo di bersi una birra in compagnia post-partita, perchè in seguito emergeva comunque la consapevolezza di essere sulla giusta strada e di poter superare insieme gli eventuali incidenti di percorso.
Tante furono le corse delle ragazze a fine partita sotto la propria tifoseria durante la stagione, a testimonianza delle grandi soddisfazioni che realisticamente stavano andando a togliersi assieme ai propri tifosi: indimenticabile quella dopo la perentoria vittoria nel derby in casa contro il Villorba (3-0).

Il proseguimento del cammino di Coppa vide l’incontro agli ottavi contro le “cugine” del Venezia Fc, un derby veneziano molto sentito anche dai Tifosi non Schifosi per le vicende narrate nei precedenti caffè. L’ennesimo scontro con le rivali arancioneroverdi, valevole per il passaggio ai quarti di finale, partì da un pronostico tutt’altro che favorevole (visti i precedenti risultati negli scontri diretti): i supporters nero-oro però, ben consapevoli della difficoltà della sfida, ci credettero lo stesso; cercarono di trasmettere la loro positività ed infondere coraggio alle loro beniamine preparando uno striscione molto significativo da esporre all’ingresso in campo delle squadre. “È così che VINCEREMO: non distruggendo ciò che odiamo ma SALVANDO CIÒ CHE AMIAMO” fu un messaggio galattico in tutti sensi, perchè è una citazione al film “Star Wars” e, parlando con la terminologia della pellicola cinematografica in questione, si può così idealmente descrivere la situazione calcistica femminile nel territorio veneziano: il Venezia 1985 è la Resistenza, il Venezia Fc è l’Impero.

In quella situazione, lo striscione passò un po’ sottotraccia e non ebbe lo stesso risalto e successo riscontrato poi a posteriori: la frase venne però recepita in campo perchè le Leonesse di mister Murru giocarono in maniera veramente gagliarda, facendo sognare i propri tifosi fino alla crudele lotteria dei rigori che decretò l’uscita dalla competizione (comunque tra gli applausi dei propri sostenitori).
Questa volta solo 11 metri separarono il Venezia 1985 da una vittoria contro le più quotate avversarie: ormai i tempi erano maturi per farcela e di questo ne furono pienamente convinti squadra e tifosi.

L’occasione di prendersi una rivincita si presentò un mese più tardi, nella partita di ritorno di campionato al “Nereo Rocco”. Filippo e compagni fecero una scelta inedita a livello di tifo: per caricare ancora di più le proprie ragazze e far sentire ancora di più alle avversarie la pressione di una partita che difficilmente sarebbero riuscite a portare a casa, la sera prima del match allestirono all’ingresso degli spogliatoi il telone utilizzato sugli spalti in Coppa Italia.

Già la domenica mattina al leader dei Tifosi non Schifosi arrivarono le telefonate entusiaste dei dirigenti nero-oro, che videro lo scenario preparato e si galvanizzarono ulteriormente: si instaurò nell’ambiente nero-oro l’idea che questa volta si potesse fare realmente quello che non era riuscito in tre anni di battaglie sul campo.
Lo spettacolo coreografico della tifoseria di casa, dunque, cominciò ben prima dell’ingresso in campo delle squadre: fu uno shock emotivo e visivo per entrambe le squadre già l’arrivo all’impianto.
Tutto ciò che fu realizzato sugli spalti non fu da meno: durante il riscaldamento, per scaldare l’atmosfera e in segno di buon auspicio, venne esposto lo striscione “IL CAPITALE UMANO VINCE SUL DIO DENARO”, che tanto clamore aveva suscitato tre anni prima. Finito il riscaldamento, questo venne tolto per lasciar spazio alla coreografia pensata per questo derby. Una tela bianca lunga circa quindici metri venne srotolata lungo la balconata della tribuna; su di essa la scritta oro con bordi neri “MEGLIO BRUCIARE CHE SPEGNERSI LENTAMENTE”. Fu un autentico manifesto del “NOI“ (squadra e tifosi), ancora ardenti di passione come il primo giorno, nonostante le varie avversità e delusioni affrontate nell’arco di questo triennio. Il concetto venne sottolineato ulteriormente dall’accensione dei barattoli di fumogeni e delle luci stroboscopiche: questi travolsero mezza tribuna, sotto la spinta di un forte vento che accentuò lo slancio nero e giallo levatosi sopra i cori dei Tifosi non Schifosi.
Sicuramente innegabile (ma assestata con stile… Touché!) fu la frecciatina rivolta all’Impero arancioneroverde, perchè il “spegnersi lentamente” fece riferimento ad una loro ennesima stagione fallimentare, ben distante dai grandi proclami fatti in sede di presentazione del loro progetto di calcio femminile a Venezia.


Più difficile è la vittoria, più grande è la felicità nel vincere (Pelè dixit): all’ennesimo trionfo dei supporters nero-oro corrispose il primo meritatissimo successo sul campo per il “Venezia scrauso” nel derby (2-0). Una grande, grandissima soddisfazione colta dalle Leonesse del Venezia 1985 che corsero sotto i loro tifosi (altrettanto protagonisti in questo successo) a festeggiare finalmente la realizzazione di un sogno cullato assieme per molto (forse anche troppo) tempo.
Il successo non è mai un evento fortuito. Il duro lavoro, la disciplina, la determinazione…
Vince Lombardi, celebre allenatore di football americano, diceva che “il dizionario è l’unico posto dove successo viene prima di sudore”.
È facile ammirare il risultato finale ma raramente ci si sofferma a riflettere su tutto ciò che è stato necessario per raggiungerlo.
Bruciare sempre, spegnersi mai: questo è il leitmotiv del Venezia Calcio 1985 femminile e dei suoi inseparabili Tifosi non Schifosi.
Ci vediamo al campo per condividere questi momenti di passione, gustandoci assieme una birra fresca… O qui al prossimo caffè macchiato nero-oro!
Filippo Pajola
