Per la nostra rubrica dedicata ai tifosi del Bologna FC, ho voluto raccontare una storia che mi ha toccato nel profondo. Una storia di passione, coraggio e amore puro per i colori rossoblu. Grazie all’amico e collega Lamberto Bertozzi, che ha fatto da tramite, e alla straordinaria sorella Angela, ho avuto il privilegio di intervistare Elena Francia, una donna con una disabilità dalla nascita che, nonostante tutte le difficoltà, continua a vivere e respirare Bologna FC ogni singolo giorno.

Elena è costretta su una carrozzina e vive in una struttura di cura, ma la sua voce è forte, la sua anima limpida, il suo cuore ruggisce come quello della Curva Andrea Costa. Questa intervista, ve lo dico con sincerità, mi ha commosso profondamente. Alla fine, ho pianto. Ma erano lacrime di gratitudine: per essere nato anche io a Bologna, per condividere con Elena l’amore per questi colori, per aver potuto raccontare una storia che trabocca di umanità vera.
Grazie a chi ha reso possibile tutto questo: Lamberto Bertozzi, Angela Francia e i volontari dell’associazione Io sto con… Onlus, che con il loro lavoro silenzioso permettono ad anime come Elena di sentirsi, a pieno titolo, parte del nostro tifo.



1. Elena, com’è nata la tua passione per il Bologna FC?
“È successo tanti anni fa, non ricordo con precisione quale partita fosse, ma ricordo perfettamente l’emozione: ero con mio padre, ed è stato uno dei momenti più belli della mia vita.”
2. Cosa rappresenta il Bologna per te?
“È la mia passione più grande. Mi tiene viva.”
3. La tua stanza è un piccolo museo rossoblu: sciarpe, pupazzi, magliette… ce ne racconti il significato?
“È tutta decorata Bologna! Ho le sciarpe della Champions, le maglie di Baggio, Signori, Orsolini, Pagliuca. Una volta avevo dato la maglia di Orsolini a mia sorella Angela, ma lei me l’ha restituita con la coccarda della Coppa Italia vinta a Roma: così sono pronta per la prima partita con il Como!”

4. Il legame con tua sorella Angela è fortissimo. Cosa rappresenta per te?
“Angela è sempre al mio fianco: mi lava i vestiti, mi accompagna alle visite, mi porta regali, quasi tutti legati al Bologna! Il nostro amore per la squadra ci unisce nel profondo. È parte del nostro cammino insieme.”
5. Quando sei allo stadio, com’è il tuo modo speciale di tifare?
“Appena annunciano la formazione del Bologna mi agito e mi muovo molto, al punto che la carrozzina sembra senza freni, e sventolo la mia bandiera. È il mio modo di incitare i ragazzi. Mi piace tantissimo l’inno ‘Le tue ali Bologna’, ma anche ‘Bologna Campione’ di Dino Sarti.”
6. Cosa significa per te poter andare allo stadio grazie all’associazione Io sto con… Onlus?
“E’ una gioia immensa! Li ringrazio tutti: Silvana e gli altri volontari sono fantastici. Mi portano ovunque, anche sotto la curva. Ho visto persino partite di Champions grazie a loro.”

7. C’è un momento rossoblu che porti nel cuore più di altri?
“Il gol di Orsolini all’ultimo minuto contro l’Inter. Ancora non so come abbia fatto, ma è stato pazzesco!”
8. Hai conosciuto dei giocatori del Bologna?
“Sì, il mio preferito è Orsolini! L’ho abbracciato, baciato e gli ho detto che ho la sua sagoma in camera. Poi ho incontrato anche Chicco Ravaglia e Lollo De Silvestri.”

9. Se potessi dire qualcosa a Vincenzo Italiano e alla squadra?
“L’ho visto a Casteldebole, lo ringrazio. Quando i ragazzi seguono la sua filosofia di gioco, diventano una grande squadra. Anche se Orsolini non parte sempre titolare, per me è il nostro campione: ha fatto 17 gol lo scorso anno!”
10. Come vivi l’attesa di una partita del Bologna?
“Dal giorno prima comincio a sentire un’elettricità dentro. Non vedo l’ora, conto i minuti. Il Bologna mi fa sentire viva.”

11. Se dovessi spiegare a uno straniero cosa significa il Bologna per te?
“Sono nata a Bologna, mio padre ci portava allo stadio. Ricordo quando ascoltavamo le partite alla radio, seduti sul letto. È lì che tutto è iniziato. Il Bologna è casa, è famiglia, è sangue.”
12. Cosa diresti a chi ti vede sugli spalti ma non conosce la tua storia?
“Il Bologna è la mia ragione di vita. Se per andare allo stadio devo saltare la cena e accontentarmi di un panino e un bicchiere d’acqua, lo faccio volentieri. È la mia felicità. È il mio modo di sentirmi ancora viva.”

Elena Francia non è solo una tifosa del Bologna. Elena è il Bologna. Con la sua carrozzina, le sue bandiere, i suoi cori e il suo amore incondizionato per questi colori, ci insegna che il calcio può essere molto di più di 90 minuti. Può essere una ragione per alzarsi la mattina, un motivo per resistere, un filo che lega ricordi e speranze.

In un calcio sempre più freddo e commerciale, storie come quella di Elena ci riportano alla verità più profonda del tifo: quella che nasce dal cuore.
Danilo Billi
