Intervista esclusiva per il blog danilobilli.blog e per Cronache Bolognesi alla playmaker felsinea della Reyer Venezia, cuore e cervello dell’Italbasket femminile che ha riportato a casa una storica medaglia di bronzo.

C’è chi nasce tra le pagine di un libro e chi tra i rimbalzi su un parquet. Mariella Santucci, bolognese doc, appartiene alla seconda categoria: figlia e sorella di cestisti, è cresciuta tra le urla dei palazzetti e l’odore inconfondibile della gomma consumata. Una passione trasmessa con naturalezza, come un’eredità di famiglia.
Dalle prime partite miste, quando ancora era poco più di una bambina, fino all’esperienza oltre oceano nei college americani, Mariella ha sempre avuto la palla a spicchi tra le mani. Ora, a 27 anni, è uno dei fari della Reyer Venezia e dell’Italbasket femminile. In questa estate infuocata, ha contribuito a scrivere una delle pagine più belle dello sport azzurro, riportando l’Italia sul podio europeo dopo oltre trent’anni. E l’ha fatto proprio nella sua città, Bologna, al Pala Dozza, con il cuore colmo di emozione e gli occhi rivolti verso il cielo, pensando a un nonno che non c’è più ma che le ha lasciato un’eredità d’amore immensa.
In questa intervista, raccolta nel cuore dell’estate, Mariella ci racconta il suo viaggio tra sogni, sacrifici, sorrisi e lacrime. Un racconto che profuma di casa, di parquet e di futuro.

La Serie A sarà ancora una sfida a due tra Reyer Venezia e Famila Schio?
“Secondo me sarà un bel campionato, anche perché sia Campobasso che Tortona hanno rafforzato il roster e possono dire la loro. Tuttavia, credo che la lotta per lo scudetto rimarrà principalmente tra noi e Schio. Giocando anche l’Eurolega, abbiamo la possibilità di schierare una straniera in più, e questo può fare la differenza.”
Emozioni al Pala Dozza nel giorno dell’esordio europeo: coincidenze e destino
“Giocare a Bologna è sempre speciale, ma quel giorno lo era ancora di più: era il mio compleanno, quello di mio padre e anche quello del mio caro nonno, scomparso pochi mesi prima dell’Europeo. C’era tutta la mia famiglia sugli spalti, amici di sempre… un mix di emozioni fortissime, impossibile non commuoversi.”
La Turrita d’Argento, l’omaggio della tua città
“Non me lo aspettavo, davvero. Ricevere la Turrita d’Argento dal Comune di Bologna è un onore immenso. Quando ho scoperto che in passato era stata assegnata anche a personaggi come Cesare Cremonini, mi sono venuti i brividi. Dedico tutto a mio nonno, il mio primo tifoso, e ringrazio di cuore la mia città e il Comune per questo riconoscimento.”
Il legame con Olbis Andrè
“Un rapporto bellissimo. Abbiamo anche giocato contro tante volte quando lei era alla Libertas. È una ragazza d’oro.”
Il “gruppo” che ha conquistato l’Europa
“All’inizio non dovevo esserci: il mio posto era di Matilde Villa, ma si è infortunata. Due anni fa era toccato a me: un brutto infortunio al ginocchio con la maglia azzurra. Questa medaglia è del gruppo, dello spogliatoio, delle persone che hanno creduto e lottato insieme. Dopo l’Europeo deludente in Israele, ci siamo rialzate come squadra vera. E dopo trent’anni, riportare una medaglia in Italia è qualcosa che spero dia linfa a tutto il movimento.”

Com’è giocare con Cecilia Zandalasini?
“Risposta scontata, ma vera: con lei è davvero facile!”
La medaglia potrà rilanciare il basket femminile in Italia?
“Lo spero con tutto il cuore. Questa medaglia deve essere un faro per il nostro campionato. Spero che se ne parli di più, che venga valorizzato di più. Se con l’Europeo abbiamo spostato un po’ di attenzione anche sul campionato, non posso che esserne felice.”
Il pensiero speciale per Matilde Villa
“C’è un legame forte tra noi, anche fuori dal campo. So cosa vuol dire affrontare un infortunio serio, l’ho vissuto. Avevamo sognato insieme questo Europeo, e non viverlo con lei mi è dispiaciuto tantissimo. Citarla è stato il minimo, perché era nei nostri pensieri ogni giorno.”
La seconda vita: studi e futuro sostenibile
“Ho già una laurea e ora sto cercando di prendere un master in economia bio-vegetale, che riguarda la sostenibilità. In Italia non siamo ancora professioniste, quindi bisogna prepararsi anche per il dopo. Gli infortuni ti fanno capire che tutto può cambiare in un attimo.”
Altri sport che segui?
“Tennis, basket maschile e calcio.”
Un angolo del cuore a Bologna?
“Piazza Santo Stefano, ma in generale Bologna è tutta vivibile, accogliente. E poi d’estate ci sono i Gardens, uno dei tornei di basket street più belli d’Italia, ai Giardini Margherita. So che quest’anno hanno fatto il tifo per noi e li ringrazio tanto, come ringrazio tutte le persone che mi sono venute a sostenere al Pala Dozza. Vi sarò grata per sempre.”

Cosa ti lascia nel cuore questo Europeo?
“Un mare di emozioni. Ma soprattutto un grande orgoglio: quello di aver giocato per la maglia dell’Italia.”
Mariella Santucci è molto più di una playmaker. È un cuore pulsante che batte per Bologna e per l’Italia. Una ragazza che non dimentica le radici e guarda al futuro con determinazione e lucidità. La sua storia è un inno alla passione, al sacrificio e al valore delle emozioni vere. In un’Italia che ha riscoperto il basket femminile, lei è già un simbolo. E siamo certi che il meglio debba ancora venire.
Danilo Billi
