Rubrica: Dal ventre del Dall’Ara – Storie vere di cuore rossoblù
Maria Tagliarino e Giordano Gorzanelli non sono solo marito e moglie. Sono anime gemelle che si sono ritrovate in un secondo matrimonio, dopo aver attraversato ciascuno il proprio percorso. Uniti da un amore profondo, autentico e saldo, condividono da sempre una passione che ha accompagnato le loro vite e i loro giorni: l’amore per il Bologna FC.

Li contatto per la nostra rubrica “Dal ventre del Dall’Ara”, che racconta storie vere di tifosi rossoblù, pubblicata sul mio blog danilobilli.blog e sul giornalino Cronache Bolognesi Fanza diretto da Lamberto Bertozzi.
È Maria la prima a rispondere al telefono, ma con dolcezza e decisione, mi dice subito:
«Devi parlare con Giordano. È lui il vero cuore pulsante di questa passione.»
Come è nata la passione per il Bologna FC?
Giordano risponde con fierezza, come chi custodisce un ricordo sacro:
«La mia prima partita fu il 19 aprile 1959, Bologna-Vicenza. In quella gara esordì un certo Bulgarelli… non so se mi spiego. Vinsi il biglietto al circolo di San Ruffillo. Quell’anno fu l’unica partita che vidi. Ma da allora non ho più smesso: sono abbonato da 65 anni, se escludiamo solo l’anno del militare.»

Andate ancora allo stadio insieme?
«Una volta sì, sempre. Era il nostro rito. Poi purtroppo Maria ha avuto un brutto incidente, è stata investita… e da allora fa fatica a venire. Ma lo stadio resta un punto fermo della nostra storia, anche quando ci vado da solo, sento che lei è con me.»
In famiglia ci sono altri tifosi del Bologna?
«Sì, anche nostro figlio. Ha 54 anni. All’inizio tifava Milan, faceva il bastian contrario… ma poi, per fortuna, si è “ravveduto” e ha sposato i nostri colori. Il Bologna è una fede che si trasmette.»

Quando nasce la sua passione per il calcio?
«Ho giocato anche io, da giovane. Ero negli Allievi del Bologna, poi nel ‘63 mi ruppi il menisco. La carriera finì lì, ma la passione no. Da allora ho iniziato a vivere il calcio da spettatore. Guardo tutto, soprattutto il calcio inglese. Tifo Arsenal, forse perché… perde spesso e mi fa tenerezza!» (ride)
C’è un aneddoto particolare legato allo stadio?
«Sì, una volta mi ero abbonato ai Distinti. Ma non ce la facevo a sopportare la gente che brontolava a ogni passaggio sbagliato. Non era il mio modo di vivere la partita. Così pagavo il biglietto a parte e andavo lo stesso in Andrea Costa: lì c’era il cuore, c’era passione vera.»

Avete visto lo scudetto e le due Coppe Italia. Qual è il ricordo più bello?
«Lo scudetto. Senza ombra di dubbio. È un ricordo che non se ne va, nemmeno adesso che la memoria a volte mi tradisce. Quello rimane scolpito. Ma anche le due Coppe Italia – quella del ’73 e quella recentissima, a maggio a Roma – ci hanno regalato gioie immense. Hanno un sapore diverso, ma un retrogusto dolce per noi che abbiamo sempre tifato per una squadra che ha attraversato la gloria e la decadenza… e che ora, finalmente, sta tornando dove merita.»
Secondo lei, qual è stato il vero punto di svolta per il Bologna FC?
«Con l’arrivo di Mihajlović. Lì qualcosa è cambiato. Lo spogliatoio si è unito. Poi è arrivato Motta, che ha fatto bene, anche se non mi ha mai convinto. A pelle, non riuscivo a legarmi a lui. Ora con Vincenzo Italiano vedo un condottiero capace, uno che sa valorizzare un gruppo già forte e affiatato.»

Che opinione ha del mercato estivo?
«Beukema? Una delusione. Ndoye? A certe cifre è giusto cederlo, all’estero hanno ancora soldi da investire. Però spero resti Lucumí. Per il resto, Bernardeschi e Immobile mi piacciono. Bologna è la piazza perfetta per chi vuole rilanciarsi e tornare in Nazionale. È successo a Baggio, Signori, Di Vaio… ora speriamo anche per loro. Però servono ancora rinforzi, i soldi delle cessioni ci sono: vanno reinvestiti bene.»

Il suo giocatore preferito di sempre?
«Savoldi. Un mito. Un bomber vero. Quelli che non si dimenticano mai.»
Maria e Giordano, due cuori che battono all’unisono per l’amore, la vita… e per quel Bologna FC che ha segnato ogni stagione della loro storia.
Una storia fatta di sacrifici, di attese, di stadi pieni e parole sussurrate davanti alla TV. Una storia che sa di casa, di speranza e di fede incrollabile. Perché come dicono loro:
«Non abbiamo mai tifato per gli squadroni… abbiamo scelto di restare fedeli alla nostra squadra. Sempre.»
Danilo Billi
