Nel mondo del calcio femminile italiano, dove la passione sugli spalti cresce anno dopo anno, c’è una figura che incarna più di tutte la forza del tifo genuino: Cristina Colombo.
Insegnante di matematica di Busto Arsizio, tifosa bianconera da sempre e voce instancabile della curva, Cristina è diventata un punto di riferimento per i sostenitori della Juventus Women e delle Azzurre.
Dal suo primo viaggio ai Mondiali femminili 2019 in Francia, fino alle notti magiche dell’Europeo in Svizzera, ha trasformato la sua passione in una missione di vita: organizzare trasferte, guidare cori, suonare il tamburo e trasmettere entusiasmo in ogni partita.
In questa intervista ci racconta il suo percorso, i ricordi più intensi e la sua visione sul futuro del calcio femminile in Italia, un movimento che merita sempre più spazio e visibilità.

Cristina, partiamo con la domanda più classica, quella che ormai tutti fanno ma che è un po’ la base di tutto: come ti sei avvicinata al calcio femminile?
«Beh, essendo una ragazza che gioca a calcio, forse mi è risultato abbastanza naturale avvicinarmi al calcio femminile… Però la mia presenza in tribuna negli stadi è iniziata nel 2019, grazie ai Mondiali in Francia, in occasione dei quali mi sono ritrovata su un pullman di pazzi, appassionati di calcio femminile da tutta Italia, e siamo andati da Milano fino a Valencienne per la partita dei quarti di finale contro l’Olanda.
Lì ho conosciuto tantissime persone, con cui ho buoni legami tuttora, e sono entrata ufficialmente, la stagione a seguire, nella tifoseria della Juventus Women, nel gruppo JWS. E da quel giorno non ho più smesso di seguire la Nazionale e la Juventus Women ovunque!»


Ti abbiamo vista impegnata a suonare il tamburo e non solo. Sappiamo che hai avuto un ruolo importante nell’organizzare un intero pullman per la semifinale della nostra Nazionale femminile, e che insieme alle tue amiche hai seguito l’Europeo in Svizzera. Ci racconti questa esperienza e anche la tua conoscenza con Mirko Bastelli, fondatore di Amici delle Azzurre?
«Con un gruppetto ristretto di amici, conosciuti tutti grazie alla Juventus, avevamo deciso già da tempo di andare a vedere qualche partita degli Europei, abbastanza a portata di mano essendo in Svizzera. Tramite i canali della UEFA avevo acquistato i biglietti per tutte le partite del girone con largo anticipo.
Per la prima partita, quella contro il Belgio, eravamo in 4 sulla mia auto, con partenza da Busto Arsizio in direzione di Sion.
Allo stadio, però, avevamo biglietti in settori diversi perché presi in anticipo senza la possibilità di scelta… per mia fortuna, mi sono ritrovata nel settore della curva italiana, dove ho avvistato un ragazzo con cappello tricolore, megafono e tamburo alla mano: era Mirko Bastelli da Bologna. Essendo da solo, mi ha chiesto se avessi voglia di dargli una mano. Così io ho suonato il tamburo e lui cantava al megafono. Eravamo solo in due, ma la piccola tribuna degli italiani seguiva i nostri cori e sosteneva le ragazze in campo con il grido “Italia Italia!”.

Da lì abbiamo iniziato a sentirci e ci siamo ritrovati alle altre partite del girone, coinvolgendo sempre più persone fino ai quarti di finale. Dopo la vittoria, con l’adrenalina a mille, abbiamo organizzato un pullman per la semifinale: in pochissimi giorni siamo arrivati a 51 presenze! È stata un’esperienza unica, che non dimenticherò mai.»
Quali sono state le emozioni più grandi che ti ha regalato questo recente Europeo?
«Tantissime emozioni… è stato un vero vortice! L’aria che si respira durante le partite della Nazionale femminile è unica e indescrivibile. Come cantava la Nannini sembrano sempre “notti magiche”! Ci abbiamo creduto fino all’ultimo e stavamo già assaporando la finale. Purtroppo sappiamo tutti com’è finita, e il rammarico rimane, ma il bilancio di questo Europeo resta super positivo. E l’esperienza del pullman mi ha permesso di conoscere persone splendide.»



Sei anche una grandissima tifosa della Juventus Women. Come è nato l’amore per questi colori? E quali sono le attività principali del tuo gruppo in curva o in tribuna?
«Sono nata juventina: mio papà lo è sempre stato, ed è stato immediato innamorarmi di quei colori. Quando nel 2017 è nata la squadra femminile mi sono subito interessata, prima seguendo i risultati online e poi dal vivo a Vinovo dal 2019.
La tifoseria sostiene sempre le ragazze dal primo all’ultimo minuto, cantando e suonando il tamburo, ma seguendo valori di tifo sano: cori solo a favore della propria squadra e mai contro le altre.»


Seguite le ragazze anche in trasferta, vero? E che rapporti avete con gli altri gruppi di tifosi, in particolar modo con romanisti e viola?
«Si cerca di essere presenti il più possibile, anche se ovviamente con gli impegni personali il gruppo in trasferta è meno numeroso rispetto alle partite in casa.
Con gli altri gruppi di tifosi cerchiamo di mantenere buoni rapporti: a volte si sentono cori un po’ provocatori, ma nel femminile è diverso rispetto al maschile.»
A tuo avviso, cosa rende unico il tifo nel calcio femminile?
«Il bello del calcio femminile è proprio la purezza del tifo! Non c’è violenza o odio verso qualcuno, ma solo passione e amore per la propria squadra. Sugli spalti trovi famiglie e ragazzine che vengono per vedere le proprie beniamine. È un clima sano e sicuro.
Ricordo ad esempio la semifinale a Ginevra contro l’Inghilterra: c’erano migliaia di tifosi inglesi e noi italiani eravamo una cinquantina. Prima della partita, in fan walk, qualcuno ha unito bandiera inglese e italiana e spontaneamente si è messo a fare il limbo a ritmo di musica: tutti hanno partecipato senza rivalità. È stato un momento unico, che nel calcio maschile sarebbe impensabile.»

Come è nata la tua passione per il tamburo?
«Amo la musica in generale: suono la chitarra da molti anni e anche un po’ la tastiera, e questo mi ha aiutata col senso del ritmo. Ho iniziato per caso, durante una finale di Coppa Italia tra Juve e Roma: c’erano due tamburi, ma uno non lo suonava nessuno. Così ho preso coraggio e ho iniziato!»
Nella vita di tutti i giorni, che spazio occupa il calcio femminile? E chi è Cristina quando è lontana dai campi di gioco?
«Il calcio femminile è all’ordine del giorno: tre allenamenti a settimana più la partita nel weekend con la mia squadra, e in più cerco di incastrare tutto per andare a tifare la Juve. Anche quando non ci sono partite, nelle chat di tifosi si parla sempre di calcio.
Nella vita di tutti i giorni insegno matematica e ho tante passioni: ho giocato a tennis per anni, ora anche padel, seguo il volley femminile di Serie A (in particolare la Uyba a Busto Arsizio), faccio beach volley in estate… e non mancano musica e teatro: faccio parte di una compagnia amatoriale nella quale curo le scenografie.»

Che rapporto avete, come gruppo, con le ragazze della prima squadra?
«Negli anni le ragazze della Juventus ci hanno sempre ringraziato per il sostegno, tramite i social e a volte di persona. Prima del professionismo c’erano più occasioni per incontrarsi anche fuori dallo stadio; ora è diventato difficile, ma è comprensibile: hanno regole da rispettare. In ogni caso restano sempre disponibili a foto e autografi.»
Quali sono le tue giocatrici preferite di sempre?
«Ce ne sono tante! Sara Gama per la sua determinazione, Martina Rosucci per la leadership, Cristiana Girelli per i gol decisivi, Aurora Galli per il suo sorriso e la grinta, e Lisa Boattin, bianconera doc, per il mancino d’oro e la sua umiltà.»

Anche tu pensi che nel calcio femminile ci sia più poesia e amore vero per il pallone rispetto al calcio maschile?
«Sì, lo penso anch’io! Nel maschile ci sono troppi interessi economici e questo fa perdere lo spirito del gioco. Nel femminile invece si vede tanta passione, cuore e anima.»
Quali sono le foto più belle che custodisci nel tuo telefono legate a questo movimento?
«Non amo disturbare le giocatrici, quindi non ho molte foto con loro. Ma conservo con affetto gli scatti dei viaggi: il Mondiale di Valencienne, gli Europei in Inghilterra e gli ultimi in Svizzera. Sono ricordi unici.»

Parliamo di comunicazione: i giornali e le tv faticano ancora a dare spazio al calcio femminile. Qual è il tuo pensiero?
«Purtroppo la visibilità è ancora poca. Gli spettatori aumentano, ma siamo lontani dai numeri europei e ancor di più dal maschile. Ci sono siti web che raccontano la Juventus Women, ma poco conosciuti. Bisognerebbe investire molto di più: le ragazze se lo meritano tanto quanto i ragazzi.»
Infine, la Juventus è stata tra le prime squadre italiane a farsi notare in Champions League. Hai qualche aneddoto legato a questa competizione?
«Non è un vero e proprio aneddoto, ma ricordo la gentilezza dei tifosi del Lione: alla partita in Francia ci hanno organizzato un banchetto con cibi tipici e bevande. Al ritorno a Torino, fuori dallo Stadium, abbiamo ricambiato l’ospitalità. Sarebbe un sogno un giorno riuscire a portare a casa la Champions League!»

La storia di Cristina Colombo non è solo quella di una tifosa, ma di una donna che ha scelto di vivere il calcio femminile con il cuore in mano e il tamburo tra le braccia. Dai viaggi interminabili per seguire la Juventus Women, alle notti indimenticabili con la Nazionale Azzurra, fino all’organizzazione di pullman e cori che hanno unito centinaia di persone, il suo percorso racconta quanto amore e sacrificio possano esserci dietro a una passione autentica.
In un’Italia dove il calcio femminile merita ancora più spazio, figure come Cristina diventano simbolo di quella genuinità che sugli spalti si respira ancora forte, lontana dalle logiche di business che dominano il maschile.
E forse, tra un battito di tamburo e un coro che si alza alto nel cielo, è proprio lì che il calcio femminile trova la sua poesia più vera.
Danilo Billi
