Nel calcio femminile italiano c’è un nemico invisibile che non fa rumore, ma lascia segni profondi. Non è un avversario in campo, né una sconfitta sul tabellino. È la rottura del legamento crociato anteriore (LCA), un infortunio che colpisce con frequenza inquietante le calciatrici di Serie A, B e C. Spesso tutto comincia da un dolore al menisco, sottovalutato, ignorato, o gestito con mezzi insufficienti. E da lì, il percorso verso la rottura del crociato diventa una spirale difficile da fermare, altre volte, invece, arriva quel maledetto crack all’improvviso senza farsi annunciare senza dare alcun preavviso e all’improvviso il mondo delle nostre amate calciatrici diventa buio e si tramuta in inferno sia per loro che per i loro famigliari che sono chiamati ad assisterle in prima persona. Il mondo per loro si ferma e non guarda in faccia a nessuna, delle ragazze che attualmente giocano nel massimo campionato di serie A una buona metà dei nomi più conosciuti ha avuto a che fare con questo maledetto crociato per non parlare poi delle atlete della seconda e terza categoria, dove anche l’utilizzo di strutture e campi non proprio all’altezza non aiutano la prevenzione di questo male.

Un fenomeno in crescita: i numeri che non si possono ignorare
Secondo studi internazionali, le donne hanno un rischio 2-3 volte maggiore rispetto agli uomini di subire una rottura del crociato. In Italia, sebbene manchino dati ufficiali aggregati per le categorie femminili, le testimonianze di medici sportivi e fisioterapisti parlano chiaro: ogni stagione, decine e decine di atlete vengono fermate da questo infortunio.
Uno studio della scorsa stagione 2024-25 condotto su squadre femminili europee ha rilevato che:
| Tipo di infortunio | Incidenza nel calcio femminile |
| Lesione LCA | 0,09 per 1000 ore di gioco |
| Lesione meniscale | 0,05 per 1000 ore di gioco |
| Rottura LCA post-menisco | Stimata nel 20–30% dei casi |
Questi numeri, se applicati alle centinaia di calciatrici italiane, mostrano un quadro allarmante.
Anatomia, biomeccanica e ormoni: il corpo femminile sotto pressione
Le cause dell’alta incidenza sono molteplici e complesse:
Fattori anatomici
- Bacino più largo → aumenta l’angolo Q, che altera la biomeccanica del ginocchio
- Ginocchio valgo → favorisce movimenti instabili e stress sul crociato
- Minore massa muscolare → meno protezione articolare
Fattori ormonali
- Gli estrogeni possono influenzare la lassità legamentosa, rendendo il crociato più vulnerabile in alcune fasi del ciclo mestruale
Fattori neuromotori
- Le donne tendono ad avere un pattern di atterraggio meno controllato, con maggiore stress sul ginocchio
- Il controllo neuromuscolare è spesso meno sviluppato, soprattutto in età giovanile
Il menisco come campanello d’allarme
Molti infortuni al crociato sono preceduti da lesioni meniscali. Il menisco, se lesionato, altera la stabilità del ginocchio. Se non trattato correttamente, può portare a compensazioni muscolari e movimenti errati che aumentano il rischio di rottura del LCA.
In particolare:
- Le lesioni al menisco mediale sono più correlate alla rottura del crociato
- La chirurgia meniscale può modificare la biomeccanica del ginocchio, aumentando il carico sul LCA
Riabilitazione: un viaggio lungo e faticoso
Dopo la rottura del crociato, il percorso di recupero è lungo e impegnativo:
- Fase 1 (0–6 settimane): controllo del dolore, recupero della mobilità
- Fase 2 (6–12 settimane): rinforzo muscolare, equilibrio, propriocezione
- Fase 3 (3–6 mesi): esercizi sport-specifici, simulazioni di gioco
- Fase 4 (6–9 mesi): ritorno graduale all’attività agonistica
Il ritorno in campo può avvenire dopo 6–9 mesi, ma il pieno recupero psicologico e prestazionale può richiedere fino a 12 mesi dunque un intero anno.
Le voci dal campo: testimonianze che fanno riflettere
“Eh si. Il calcio di Agosto, il fissarsi degli obiettivi con quella voglia matta di fare una bella stagione.
Invece sei arrivato così, come un fulmine a ciel sereno e con l’invadenza che nel nostro lavoro ti contraddistingue.
Il rumore di quel *crack* che ancora ora rimbomba nella mia testa, e quella diagnosi che mai avrei voluto sentirmi dire da un medico: “Crociato”.
E allora va bene, con tanta fatica ti accetto, ti prendo, ti sistemo insieme alle persone che mi vogliono bene e che ogni giorno mi sono vicine.
Perché lo so, sarai qualcosa di duro da superare ma non pensare che avrai a che fare con una persona semplice da buttare giù.
Caro Calcio, sarà difficilissimo o forse impossibile starti lontano in questi mesi ma ti giuro che tornerò più determinata che mai.
Tanta testa, tanto cuore e la gamba sana che mi é rimasta sono già pronti.
Per l’altra ora ci lavoriamo
Sotto a chi tocca.
TORNO PRESTO!!!”
Questa la toccante dichiarazione diventata virale sui social rilasciata da Annamaria Serturini, attaccante ex AS Roma da due stagione all’Inter, che ha raggelato pochi giorni fa su Instagram tutti i suoi tifosi e noi addetti ai lavori del calcio femminile
Prevenzione: la chiave per cambiare rotta
La prevenzione è possibile, ma richiede cultura, risorse e formazione. I programmi più efficaci includono:
- FIFA 11+: esercizi di riscaldamento e rinforzo neuromuscolare
- PEP Program: sviluppato per ridurre il rischio di LCA nelle donne
- Screening funzionali: analisi del movimento, test di forza e simmetria
Tuttavia, in molte realtà italiane, soprattutto in Serie B e C, questi strumenti sono ancora assenti o sotto utilizzati mentre nel settore giovanile o in campionato come l’eccellenza o la promozione spesso le ragazze non trovano allenante e noiosa questa parte proposta o dall’allenatore o dal preparatore sportivo, e purtroppo tendono a eseguire tali esercizi con poca attenzione.

Un appello per il futuro
Il calcio femminile italiano sta crescendo, ma non può permettersi di ignorare il corpo delle sue protagoniste. In questi anni le tecniche d’intervento e i centri riabilitativi hanno fatto passi da gigante, come del resto anche la creazione di scarpini e palloni progettati specificamente per il corpo femminile, Ma ogni ginocchio che si spezza è una storia che rischia di non essere raccontata. Serve un cambio di paradigma: più prevenzione, più formazione, più attenzione.
Perché dietro ogni crociato rotto c’è una ragazza che ha lottato, pianto, sperato. E che merita di tornare a correre, libera, su quel campo che chiama casa.
Ringrazio per la consulenza medica inerente la stesura di questo articolo il Professor Piero Benelli, medico specialista in Medicina dello Sport, docente universitario e direttore del Centro di Medicina dello Sport dell’Università di Urbino. Con oltre 30 anni di esperienza, ha collaborato con squadre di vertice e nazionali olimpiche, contribuendo alla formazione di tecnici e operatori sportivi in Italia e all’estero. Autore di numerose pubblicazioni scientifiche, è punto di riferimento nella riabilitazione sportiva e nella prevenzione degli infortuni.
Danilo Billi
