
A Bologna lo sport non è soltanto agonismo, ma cultura, comunità, inclusione. È memoria di chi ha costruito la città dentro i campi e nei palazzetti, ed è futuro per le nuove generazioni che crescono tra calcio, basket, atletica, ma anche tra discipline meno conosciute che si ritagliano spazi sempre più importanti. Roberta Li Calzi incarna questo spirito: ex calciatrice, cuore rossoblu, donna di sport e di istituzione, capace di coniugare passione e responsabilità politica. L’abbiamo incontrata per parlare di Bologna e del suo rapporto viscerale con lo sport, dagli impianti cittadini al calcio femminile, fino ai grandi eventi che stanno accendendo la città, come l’Europa League.
-Roberta, finalmente si vedono in città tante vetrine addobbate con i nostri colori, anche grazie al concorso lanciato da “Il Resto del Carlino”, ma soprattutto si nota tanta voglia di Bologna nei più giovani. Poi c’è quella bellissima iniziativa dedicata dal Comune ai nuovi nati, ai quali viene regalato un kit rossoblu. Ecco, volevo sapere da Assessora allo Sport come vivi tu in prima persona questa nuova voglia di Bologna?
“Intanto io la vivo con grande passione, entusiasmo e anche gioia, sportivamente parlando, perché sono tifosissima del Bologna da quando sono nata, oltre al fatto che, come sai, ho giocato a calcio tanti anni, ho allenato e questo sport è sempre stato la mia passione. Quindi, prima di tutto, dal punto di vista personale e umano, sono molto contenta, perché è chiaro che l’entusiasmo, come spesso accade, è legato ai risultati e a una passione diffusa per una squadra che si rinnova di generazione in generazione, come abbiamo visto anche con l’ultima vittoria in Coppa Italia. Quindi, prima di tutto, sono contenta. È chiaro che per me è un grande orgoglio, anche come rappresentante delle istituzioni, perché tante cose le abbiamo costruite insieme. Una società sportiva professionistica lavora su un livello che è appunto lo sport professionistico, ma questo non impedisce di collaborare in tante attività collaterali, come può essere la promozione degli eventi e anche raccogliere la passione dei tifosi e creare una città accogliente affinché la comunità si senta parte di questo entusiasmo, anche se magari non sempre è in prima linea a fare il tifo, ma collabora alla crescita di tanto entusiasmo collettivo magari, appunto, allestendo le vetrine con il proprio lavoro e aggregandosi anche a un circolo per vedere le partite. Quando abbiamo ospitato per la prima volta una squadra proveniente dall’estero per la Champions League, c’è stato anche un momento di informazione relativamente all’accoglienza dei tifosi ospiti. Quindi, alla fine, tutto crea entusiasmo e questo è il primo aspetto. Poi c’è appunto una grande collaborazione con il Bologna Football Club 1909, e anche se molto spesso si pensa che Comune e Bologna Calcio si parlino solo per quanto riguarda lo stadio – un tema importante – in realtà ci parliamo anche per tante altre questioni. Più che altro anche il rapporto con la società si fonda su progettare insieme delle belle iniziative. Una di queste è appunto quella di regalare un kit rossoblu ai nuovi nati e alle nuove nate nella nostra città. E’ stata un’iniziativa che è piaciuta molto. L’avevo proposta l’anno scorso, leggendo appunto di progetti che, per esempio a Bergamo, l’Atalanta faceva già da anni. Anche qualche altro esempio c’era in giro per l’Europa, se non per l’Italia. In Italia sicuramente l’Atalanta è stata, appunto, apripista e quindi il Bologna ha recepito questa sollecitazione alla quale stava già pensando, e quindi, mettendo insieme le nostre volontà, alla fine la società ha coinvolto in maniera molto efficace gli sponsor, in particolare Macron, ma anche gli sponsor di maglia, e portato questa iniziativa che è stata molto apprezzata. Poi è partita come idea dal Comune di Bologna su sollecitazioni del territorio, però è chiaro che l’obiettivo, laddove ci si riesca, sarebbe quello di crescere anche allargando ai comuni della città metropolitana, perché non è giusto che ci siano persone che magari ci rimangono male perché da non residenti del Comune di Bologna non ne possono usufruire, invece sono magari i primi tifosi. Ecco, sicuramente fino adesso è stata un’iniziativa molto apprezzata, e sono state molto contente le persone di ricevere o di ritirare presso l’ospedale o gli uffici del Comune il Kit.”

-Un’altra domanda: torna l’Europa sotto forma di Europa League. Quanto può far bene alla nostra città? La Champions ha già avuto un bel riscontro, soprattutto sui ragazzi più giovani, sull’entusiasmo e tutto, ma io ti chiedo: come tifosissima, come la stai vivendo e cosa pensi potrà dare alla città di Bologna?
“Intanto, ovviamente, sono molto contenta di aver raggiunto anche quest’anno l’Europa, perché fino a qualche anno fa probabilmente non era nemmeno nei pensieri di noi tifosi. Anche semplicemente l’emozione di sentire l’anno scorso l’inno della Champions al Dall’Ara o a Liverpool, dove io sono stata per la prima trasferta. Farà benissimo anche l’Europa League alla città, ne sono certa, perché comunque nella prima fase porterà quattro tifoserie e quattro squadre europee sotto le Due Torri per quelle partite che giocheremo in città. Persone che forse non hanno ancora conosciuto Bologna e avranno l’opportunità di farlo in occasione della partita e poi, perché no, di soggiornare, di stare qui qualche giorno, di tornarci, di raccontare l’esperienza vissuta una volta rientrati in casa loro. E poi, in generale, l’entusiasmo si ricarica e si coltiva anche con i risultati e le esperienze. Quindi, il risultato prima della Champions, poi della Coppa Italia addirittura vinta e poi anche dell’esperienza in Europa League. Mantenere l’Europa per la seconda volta consecutiva, ricarica gli animi e l’entusiasmo. Sono certa che sarà una competizione più alla nostra portata in questo momento, cioè nel senso che questa è una squadra, secondo me ottima, bene costruita, con un grande allenatore e con validissimi giocatori. È chiaro che la Champions League l’anno scorso, per noi, essendo oltretutto la prima esperienza, era un pochino sovradimensionata, pur senza mai aver sfigurato. L’Europa League è ancora più alla nostra portata, quindi mi viene da dire: potremmo ancora di più toglierci qualche soddisfazione. Poi, chiaro, quando giochi in quattro competizioni, tanti sono i fattori che possono influire, però sicuramente sarà bello ancora una volta vedere Bologna presente nel calendario dell’Europa League e dovremmo fare ancora meglio come secondo anno, essendo anche noi più preparati, come città, all’accoglienza delle tifoserie. L’anno scorso non siamo stati forse fortunatissimi dal punto di vista delle tifoserie che sono venute a vedere le competizioni, perché, a parte il Borussia Dortmund, non sono state particolarmente numerose. Quest’anno, in teoria, le squadre dovrebbero muoversi in maniera più facile verso Bologna, e quindi venire a riempire la città. Sì, poi sono tifoserie più europee, magari più abituate al nostro tifo e al nostro calcio.”

-Roberta volevo chiederti come Assessora allo Sport: quanto è importante essere presente agli eventi, anche nelle piccole realtà sportive, per dare loro riconoscimento e supporto?
“Certo, intanto riassumerei in una frase: non potrei fare l’Assessora allo Sport in maniera diversa da così, per come sono fatta io. Esplicito: sono appassionata di sport, mi piace stare nel mondo dello sport che ho vissuto in vari contesti: da calciatrice, da allenatrice, in parte anche come dirigente, professionista all’interno “dell’associazione calciatori” come avvocata. Tra i vari aspetti, sicuramente il ruolo istituzionale mi mancava, e lo sto facendo con grande passione e grande entusiasmo. Credo sia importante essere presente agli eventi, ai progetti, alle manifestazioni, a un allenamento in palestra, magari dove abbiamo fatto un intervento o dove la società sportiva che gestisce ha realizzato una miglioria. Esserci vuol dire prima di tutto valorizzare l’attività che si fa quotidianamente, non solo nel giorno dell’evento, della premiazione, della partita o della gara. Credo che, dai feedback che ricevo, sia apprezzato il fatto di vedere il riconoscimento di un lavoro quotidiano. Molto di questo lavoro è fatto nei nostri impianti sportivi comunali, quindi luoghi della nostra comunità, dove è possibile fare attività sportiva e dove il Comune, proprietario, investe risorse, e le società che gestiscono, a loro volta mettono risorse e impegno. La città si nutre a livello sportivo non solo dei grandi eventi internazionali o nazionali, ma anche di tutta l’attività quotidiana delle nostre realtà sportive, comprese quelle locali. È un riconoscimento fondamentale per presidenti, dirigenti, tecnici, bambine e bambini, che quando li vai a premiare sono contenti, si identificano in una persona e in un volto. Accanto alle parole “Assessora allo Sport” vedono che c’è qualcuno che li sostiene concretamente.”
-Parlando del calcio femminile: come hai visto cambiare il movimento da quando giocavi tu fino ai recenti Europei?
“Beh, il mondo è cambiato velocemente. Ai miei tempi e prima, c’era tanta passione, ma anche tante difficoltà per inserirsi nel calcio come donna, bambina, ragazzina, soprattutto dal punto di vista economico. Dopo tante battaglie portate avanti da generazioni prima di me e dalla mia, si è deciso di investire nel movimento femminile, e il sistema è migliorato. La federazione e le società hanno richiesto l’obbligatorietà di avere un settore femminile, e questo ha avuto l’effetto di convincere anche chi non lo era ancora. Molte più bambine e ragazzine si avvicinano ora al calcio; ci sono più squadre e settori giovanili. Questo ha prodotto risultati straordinari, come la partecipazione agli Europei, dove la Nazionale Femminile ha raggiunto la semifinale, sfiorando la finale, un traguardo impensabile fino a pochi anni fa. È una soddisfazione condivisa tra la squadra attuale, lo staff, e tutte le giovani che tanti anni fa hanno iniziato senza sponsor e senza divise. A Bologna, come amministrazione comunale, abbiamo dato segnali importanti per la crescita del calcio femminile e dello sport femminile in generale, valorizzando le tecniche, i centri sportivi e l’accesso delle ragazze alle strutture. Finalmente, in tutti gli sport, sia maschili che femminili, si cerca l’eccellenza, con tecnici federali, e si valorizza la crescita dei giovani. L’aspetto tecnico è migliorato, anche se c’è ancora tanto lavoro da fare, soprattutto nella rappresentanza femminile nelle federazioni.”

-Quanto è grande il tuo orgoglio come Assessora in una città così ricca di sport e atleti?
“L’orgoglio è quello di vivere in una città capace di coniugare sport di eccellenza e sport di base, sport professionistico e dilettantistico, sport giovanile e per adulti. Chi lavora sul giovanile può interagire con l’ambito adulto e viceversa. Se si lavora bene sullo sport di base, si crea cultura sportiva diffusa, che aiuta anche lo sport di vertice. Bologna ha una grande capacità organizzativa: se porti un evento qui, funziona. Il pubblico partecipa, e questo aiuta ad accogliere sempre più eventi, dai grandi tornei di ciclismo, basket, centri femminili, fino ad attività locali, con un impatto positivo sull’intera comunità, dagli esercizi commerciali alle strutture ricettive.”
Parlando con Roberta Li Calzi si percepisce quanto lo sport, a Bologna, non sia una sempliceattività fisica, ma un respiro collettivo. Dai campi di periferia ai palcoscenici europei, ogni partita, ogni canestro, ogni corsa racconta la città intera. L’Assessora porta la sua esperienza personale di ex atleta dentro le istituzioni, con la convinzione che lo sport sia un ponte capace di unire generazioni, quartieri e storie diverse. Bologna è oggi una città che corre, sogna, salta e segna. Una città che vive lo sport come la sua lingua più autentica.
Danilo Billi
