Il calcio femminile italiano, spesso, vive di passioni immense e di sacrifici silenziosi. Dietro ogni squadra, dietro ogni campionato giocato tra mille difficoltà, ci sono storie di donne che non si arrendono. Una di queste è quella di Chiara Poli, marchigiana, giornalista, calciatrice e anima ribelle di un movimento che continua a lottare per avere lo spazio che merita.

La sua è la storia di una giocatrice che non smette mai di reinventarsi: dalla stagione amara con la Sambenedettese femminile, al nuovo inizio con il Pagliare Calcio, passando per le esperienze indimenticabili nel beach soccer, dall’Italia fino alla Georgia. Una carriera vissuta sempre «a mille», come ama ripetere lei stessa, senza mai tirarsi indietro.
«Un finale amaro, ma non ho smesso di crederci»
Il racconto parte dal campionato scorso, vissuto con la Sambenedettese. «Il finale del campionato è stato un po’ amaro» esordisce Chiara. «Eravamo partite bene, ma a metà strada ci siamo prese una penalizzazione di tre punti che ci ha complicato il cammino. Nelle ultime giornate, due pareggi consecutivi ci hanno fatto mollare definitivamente la prospettiva di arrivare prime».
Poi aggiunge, quasi a voler mettere ordine nei ricordi: «E pensa che a tre giornate dalla fine era ancora possibile. Era un campionato a 14 squadre, molto competitivo nella parte alta, anche se poi una si è ritirata. Alla fine ha vinto la Recanatese, ma non è salita in Serie C per il secondo anno di fila».
Da qui la sua riflessione lucida: «Secondo me la Federazione dovrebbe interrogarsi. Se per due anni consecutivi la prima in classifica non sale, è chiaro che qualcosa non funziona. L’elite funziona se ci sono basi solide, senza investire su Eccellenza e Promozione, non ci può essere futuro. Servono regole chiare, serve un’organizzazione diversa, altrimenti restiamo sempre al punto di partenza».

«Un’estate dai mille volti, tra telefonate e porte chiuse»
La parte più dolorosa del racconto arriva con il ricordo di fine estate, quando la Sambenedettese femminile non si è iscritta al campionato. «Il 13 agosto abbiamo ricevuto la chiamata del presidente che ci diceva: “Non ci iscriviamo più”. Una doccia fredda. Pensa che eravamo a Ferragosto e ho passato tanto tempo al telefono per cercare delle soluzioni».
Chiara non si è arresa. «Ho contattato diverse società che avrebbero avuto piacere anche ad iniziare un percorso nel femminile, società di zona. Tutti disponibili, ma alla fine mancavano sempre i campi o le condizioni giuste. Sembrava impossibile trovare una soluzione».
Poi, quasi per caso, è arrivata la svolta. «Alla fine il presidente del Pagliare Calcio ci ha detto: “Non vi preoccupate, ci penso io”. È stato un gesto bellissimo, perché ha salvato non solo la stagione, ma soprattutto il gruppo. E io non volevo assolutamente che si disperdesse».
Il tono della voce cambia, diventa quasi emozionato: «Siamo rimaste tutte unite, perché quella squadra era più di un insieme di giocatrici. Era una famiglia. Ci eravamo date tanto, e perderci sarebbe stato un dolore enorme. Per questo dico che è stata una storia da libro cuore».

«Il Pagliare ci ha dato una nuova casa»
Con il Pagliare è iniziata una nuova avventura. «Ci hanno accolto con entusiasmo, felici di avere finalmente una squadra femminile. Adesso giocheremo la Coppa Marche e il campionato di Eccellenza, che purtroppo è tornato a 9 squadre a differenza della scorsa stagione quando c’erano ben 14 team. Non sarà facile, ma almeno ricominciamo da una base solida. Ripartire non è mai semplice, ma questa volta lo facciamo con una motivazione in più».
«Il beach soccer è la mia seconda pelle»
Il racconto si sposta sul beach soccer, disciplina che per Chiara è diventata quasi una seconda vita. «Il beach è un’emozione amplificata. È diverso da tutto: la musica, il contesto, il mare… Ogni partita la vivi a mille. È come il futsal: entri, dai tutto, e poi magari esci a rifiatare. Ma quei minuti sono intensissimi, non c’è nulla di paragonabile».
Quest’estate ha giocato con la VJS Velletri in Italia, sfiorando le finali, e con il WFC Batumi in Georgia, arrivando addirittura all’ultimo atto. «Siamo arrivate in finale e abbiamo perso ai supplementari, ma siamo diventate vicecampionesse. Un’esperienza incredibile».
E qui arriva l’analisi tecnica: «In Georgia il gioco è completamente diverso: molto più fisico, basato sulla corsa, meno tattico rispetto all’Italia. Ho imparato tanto. Ogni partita era una battaglia, ma mi ha fatto crescere sia come giocatrice che come persona».

«Non solo giocatrice, ma anche allenatrice»
Chiara non è solo atleta. A maggio ha conseguito il patentino da allenatrice Licenza A di Beach Soccer, un passo importante per il futuro. «Ho conosciuto allenatori e atlete da tutto il mondo. Quest’estate, in poche settimane, abbiamo messo su un progetto incredibile che poi ha dato vita alla squadra di beach: ragazze italiane, portoghesi, due statunitensi della nazionale USA… una vera e propria squadra internazionale. Nessuno ci dava fiducia, invece siamo arrivate fino in fondo. Eravamo la mina vagante del torneo. Nel corso ho avuto l’opportunità di avere come docente Mister Massimiliano De Celis, un vero maestro, guru del beach soccer in Italia e attuale CT della Nazionale Georgiana maschile».
«Non metto limiti alla mia vita»
Tra calcio, beach soccer, lavoro e giornalismo, la vita di Chiara sembra un mosaico impossibile da incastrare. Lei ride e spiega: «Il tempo non lo devi vedere in lunghezza, ma in ampiezza. Così puoi fare tante cose insieme. È chiaro che serve spirito di adattamento, ma è questo che ti tiene viva».
La sua giornata è un vortice: lavora alla Camera di Commercio, scrive per Piceno Oggi e Corriere Adriatico, gioca, allena e prepara le trasferte estive con il beach soccer. «D’estate sparisco un po’, lo ammetto, perché il beach prende tutto. Ma non potrei farne a meno. È la mia passione, è il mio respiro».
Ha preso parte anche al progetto “Keep Trying” di Viola film production, un video musicale omaggio al sostegno delle donne nello sport, una celebrazione di ogni passo compiuto per realizzare i propri sogni, a qualsiasi livello che ha riunito calciatrici di diversi campionati di tutto il mondo.

Il simbolo di chi non molla
Chiara Poli è molto più di una calciatrice. È una testimone del calcio femminile vissuto tra sogni e ostacoli, un esempio di resilienza e passione. Dal saluto obbligato con la Samb all’abbraccio del Pagliare, dalle spiagge italiane ai campi della Georgia, il suo percorso racconta cosa significa non mollare mai.
«Non mi arrendo, mai» dice con un sorriso deciso. «Ogni volta che sembra finita, c’è sempre un modo per ricominciare. Perché alla fine quello che conta non è solo vincere: è restare unite, è continuare a giocare, è non smettere di crederci».

Ed è in quella frase che si riassume tutto: Chiara Poli gioca per lasciare un segno, dentro e fuori dal campo, perché lei stessa è un persona dall’anima indelebile.
Danilo Billi
