C’è chi al calcio arriva per caso e chi, invece, lo respira fin da piccola. È la storia di Martina Paladini, classe 2004, che oggi veste con orgoglio la maglia del Venezia 1985 dopo un percorso fatto di sacrifici, trasferte, emozioni e sogni che profumano ancora di erba bagnata nei campi dell’oratorio.
Conosciamola meglio in questa mia intervista:

Come ti sei avvicinata al calcio femminile?
Ho iniziato a giocare a sei anni perché mio papà allenava. Lui ha sempre giocato e allenato, e anche mio fratello, che ha due anni più di me, era già dentro al mondo del calcio. Li vedevo sempre giocare, anche in cortile, e piano piano ho cominciato anch’io a tirare calci a un pallone. Si è visto subito che mi piaceva, e da allora ho sempre voluto fare solo quello.
Mi racconti i tuoi trascorsi calcistici prima di arrivare al Venezia 1985?
Ho iniziato all’Oratorio Albino, la squadra del mio paese, giocando con i maschi fino agli 11 anni. Poi, compiuti i 12, non si poteva più giocare con i bambini e ho dovuto cercare una squadra femminile. Ho fatto un provino con il Brescia, poi un secondo, e mi hanno presa. Ho fatto tutto il settore giovanile lì, dagli esordienti fino alla Primavera. Qualche volta mi sono allenata con la prima squadra, ma non ho mai avuto l’occasione di giocare. Dopo sono andata a Padova, dove due anni fa ho fatto il mio primo anno in prima squadra. L’anno scorso sono stata alla Spal e ora eccomi al Venezia 1985.

Quando eri a Padova, come vivevi i derby con il Venezia 1985?
Erano sempre partite toste e accese, sia in campo che sugli spalti.
Tu sei originaria esattamente di dove?
Di Albino, in provincia di Bergamo.
E la tua parentesi alla Spal com’è andata?
Benissimo, è stato un anno fantastico. Abbiamo raggiunto ottimi traguardi, anche se secondo me avremmo potuto fare di più. Siamo arrivate quinte, eravamo una bella squadra. Poi purtroppo è successo quello che sappiamo e la Spal femminile non esiste più.
Come mai hai scelto il Venezia 1985?
Mi hanno cercata loro. Giocandoci contro già da due anni e conoscendo ragazze che ci avevano giocato, sapevo che fosse una società seria, familiare, con un bel clima. In campo la squadra ha sempre dimostrato grinta e voglia di lottare. Quando giochi contro il Venezia 1985 sai che sarà dura, anche sugli spalti. Poi ho parlato con Camilli e mi è piaciuto molto il progetto: quest’anno hanno cambiato modo di operare e hanno preso anche ragazze da fuori e sono arrivata anche io.

È il primo anno che il Venezia 1985 gestisce una foresteria per le giocatrici. Come ti stai trovando?
Siamo proprio noi a inaugurare questa novità. Per ora, benissimo! Abitiamo vicino al centro di Marcon e qui si vive molto bene.
Che tipo di giocatrice sei?
Sono un difensore centrale tecnico: mi piace giocare palla a terra e far girare il gioco e toccare spesso la sfera. Sono forte di testa, molto grintosa e con la giusta cattiveria agonistica.
Quest’anno mister Murru ha lavorato molto sulla difesa…
Sì, è molto bravo concettualmente. Ci sta facendo lavorare tanto perché il reparto difensivo questa stagione è completamente nuovo. Mi ha colpito il fatto che volesse farci conoscere bene in campo, con esercizi specifici. Anche perché poi se non ci conosciamo noi difensori, non possiamo giocare bene insieme.

Difensore centrale: più responsabilità che gioie.
Eh sì, bisogna lottare sempre: difendere la porta, subire meno gol possibili e permettere alla squadra di farne di più, in sintesi dobbiamo alzare un muro per fare cercare di segnare il meno possibile le nostre avversarie, compito che mi stimola sempre tantissimo.
Le senatrici del Venezia cosa ti hanno detto?
Che sono arrivata nel posto giusto.
Con tante nuove arrivate, vi siete già amalgamate?
Ci stiamo lavorando, ma il ritiro è servito tantissimo. Non posso dire che siamo già una squadra al 100%, ma lo diventeremo presto solo giocando partita dopo partita.
Cosa ti aspetti dal campionato?
Il girone è molto tosto. Ovviamente cercheremo di dare tutte noi stesse in ogni partita per fare bene e arrivare più in alto in classifica, rispetto al piazzamento della squadra nella scorsa stagione.

E a livello personale, girare l’Italia ti ha fatto maturare prima?
Sì, tantissimo. Vivere da sola mi ha fatto crescere, ho imparato a gestire tante cose quotidiane.
Che anno sei?
2004, ho 21 anni.
E lavori anche?
Sì, faccio la cameriera in un ristorante a Marcon. È un part-time: tre ore al giorno dal lunedì al venerdì, più il sabato sera.
Un grande sacrificio, un bel messaggio per le giovani che si affacciano al calcio femminile.
Sì, non è facile conciliare tutto, ma si fa, mi sarebbe piaciuto fare anche un esperienza fuori dal confine italiano, magari in futuro ma ora testa e cuore al Venezia 1985 e a questa nuova esperienza da cui mi aspetto molto.
Fuori dal calcio, quali sono i tuoi hobby?
Mi piace ascoltare musica, uscire con le amiche e stare con le persone a cui voglio bene, soprattutto quando riesco a tornare a casa.

Per finire: mi dicevi che sia nei derby con il Padova che con la maglia della Spal ti aveva colpito il tifo del Venezia 1985.
Sì, tantissimo. Mi ricordo gli striscioni, i fumogeni… c’era sempre calore sugli spalti. A costo di ripetermi sono davvero felice di giocare questa stagione per questi colori.
Una carriera appena all’inizio, ma già intrisa di sacrificio, coraggio e identità. Perché nel cuore della difesa del Venezia 1985, oggi, batte anche quello di Martina Paladini…
Danilo Billi
