Ormai è risaputo che sui gradoni dello stadio “Nereo Rocco” di Marcon (VE) la domenica si erge una passione sfrenata e fuori dagli schemi tradizionali: quando giocano le ragazze del Venezia Calcio 1985, infatti lì si può trovare uno spazio di aggregazione unico nel panorama calcistico femminile. Nonostante un sistema, anche socio-culturale, che vorrebbe gli spettatori seduti, apatici, con bibita e popcorn ad assistere ad un sedicente spettacolo (trasformandoli così in meri consumatori), da ormai qualche anno i Tifosi non Schifosi restano orgogliosamente in piedi al loro posto ed animano l’atmosfera attorno alla partita con cori e colori. In un mondo dove l’apparenza supera l’essenza, dove gli artifici soffocano la genuinità e gli stereotipi, talvolta, ammorbano il racconto di una storia di puro entusiasmo collettivo, loro dimostrano tutt’oggi di essere uno tra i baluardi più originali ed importanti, nello scenario italiano di tifo organizzato, che fatica ad essere considerato all’altezza (e di conseguenza, rispettato) delle curve del maschile.

“Alla mia generazione non f*tte di niente, non manda messaggi ma messaggia continuamente” scriveva Marracash qualche anno fa in una sua canzone: non è proprio il caso della tifoseria nero-oro che, nella partita casalinga di ritorno di Coppa Italia di Serie C femminile contro il Real Vicenza, si è confermata ancora una volta non banale e ha esposto uno striscione dal contenuto molto forte e simbolico. “C’è chi è stato ammaestrato e subisce col capo chinato. NOI NO” è un’affermazione ulteriore del loro “status”: un manifesto storico, per quanto riguarda la loro narrazione costruita su coreografie emozionanti e memorabili e su gesti semplici (le “piccole cose”) ma che riempiono il cuore, e programmatico, per quel che attiene la stagione sportiva appena avviata ed un futuro che li attende per superare nuove sfide e ostacoli. Multe, campagne diffamatorie via social, diffide e minacce non hanno ancora fermato quest’onda inesorabilmente carica di magico ardore e fermento creativo e non lo faranno mai, se quell’idea di “NOI” si rafforzerà concretamente attorno ad un senso di appartenenza e di spirito comunitario. Scelte burocratiche fuori da ogni logica massacrano quel trasporto emotivo che sottende sacrifici di ogni genere, ogni settimana e domenica, per seguire una squadra e sostenerla. Che futuro potrebbero avere i Tifosi non Schifosi e, più in generale, un movimento nazionale di tifo pulito e sano nel calcio femminile se si ragionasse in termini egocentrici (ognuno per sé)? Durerebbero ventiquattro ore come le stories di Instagram? Forse no ma tutti gli sforzi sicuramente finirebbero accompagnati, in maniera spietata e triste, dal tempo nel dimenticatoio.
Già nella scorsa stagione striscioni come “CHE BELLO ESSERE NOI” o “UNITI RESISTIAMO, DIVISI CADIAMO” (quest’ultimo slogan poi promosso anche in un’ottica su scala nazionale con un’iniziativa condivisa dai supporters nero-oro assieme al Bologna Fc Women Fan Club e ai BCF Girls Supporters) avevano celebrato la forza di una comunità unita sotto degli ideali comuni e l’esigenza di stringersi insieme per cambiare questo sistema calcistico sostanzialmente reazionario ed immobile di fronte ad una ventata di cambiamento.
“Tifosi non Schifosi” e poi sei sempre tu (Filippo) a sostenere le ragazze del Venezia 1985 e portare in alto il loro nome…
Dopo tutto questo discorso, qualcuno potrebbe fare, anche simpaticamente, un’osservazione di questo genere: sicuramente non si può nascondere l’importanza di Fil, anima creativa e cuore pulsante della tifoseria nero-oro, nel sostenere attivamente con impegno e dedizione questa realtà. È altrettanto evidente che probabilmente senza di lui, non si sarebbero raggiunti certi risultati di tifo.
Detto ciò, va sottolineato però il contributo alla causa di un piccolo (quantitativamente ma non qualitativamente) gruppo di persone che, nel corso degli anni, si sono mano a mano avvicinate con affetto e calore a questo mondo calcistico e al tifo promosso appunto da Filippo allo stadio, formando un’allegra ed eterogenea compagnia: senza di loro, non ci sarebbe la stessa magia.
Facciamoci dunque raccontare, per la prima volta, il loro punto di vista e i loro pensieri su questa storia, a tinte nero-oro, che ha ancora tanti capitoli da essere scritti.
Il primo a intervenire è colui che, con una battuta sugli spalti, diede poi involontariamente il nome a questo gruppo di supporters; Oliviero Maculan, persona sincera, schietta e diretta, è conosciuto per le sue invenzioni e le sue trovate dentro e fuori dalla tribuna:

“Essere “Tifosi non Schifosi” vuol dire saper apprezzare il calcio in generale, in tutte le sue forme, e non parlo solo di quello femminile. Dovrebbe essere questo il vero spirito del tifoso. Purtroppo ci sono anche i “ragazzi schifosi e non tifosi”, quelli che rovinano tutto.
Quando uno va a vedere una partita, deve poter stare tranquillo: portare i bambini, la moglie, la famiglia intera, senza paura che succeda qualche casino. Per questo io dico che il calcio femminile, oggi, è migliore di quello maschile: è più pulito, più sereno, più autentico.
Filippo ha avuto una gran bella idea domenica scorsa con quello striscione: il messaggio è forte e ci rappresenta bene: siamo un piccolo gruppo, forse, ma sincero e vero.
C’è chi si piega ma noi no: “NOI SIAMO SEMPRE A TESTA ALTA” e questo conta più di tutto.”

Essendo il più anziano del gruppo, mette la sua esperienza a disposizione della collettività in maniera saggia e cordiale (anche se, talvolta, è un po’ “schifosetto”):
“Cerco di dare la mia parola e il mio sostegno a tutti. C’è Filippo, con il tamburo e il megafono, e io mi muovo in maniera trasversale, per dare una mano dove serve. Adesso ci sono anche i ragazzi del calcio maschile ma, per noi, le ragazze restano il vero cuore del gruppo: seguiamo loro con più attenzione ed io provo a dare il mio aiuto e contributo umano in tale direzione, se c’è bisogno. Mi piace inventare, creare qualcosa per animare la tribuna. Oltre al tifo, cerco di portare un po’ di allegria… Di MOVIMENTO! Sennò ci si intorpidisce ed il tifo perde il suo calore. Bisogna animare, movimentare, dare vita alla tribuna e far sentire il sostegno alla squadra… E poi bisogna dare una spinta anche a chi sta dietro: al presidente, al direttivo… Bisogna svegliarli un po’!

Quest’anno vogliamo rinnovare il nostro impegno, dare qualcosa in più. Cercheremo di far sentire la nostra presenza e di andare a vedere anche le partite del settore giovanile: bandiere, striscioni, colori e voce. Filippo ha fatto un gran lavoro con il nuovo materiale: tanto di cappello, è un tifoso vero, giovane e pieno di energia.
Domenica ci aspetta la prima di campionato in casa: noi, dalla tribuna, sicuramente daremo tutto e saremo sempre con le nostre Leonesse, sia che vincano, pareggino o perdano. Non ci interessa solo il risultato, lo spirito con cui scenderanno in campo sarà importante. È un gruppo nuovo, quindi bisogna che si affiatino tra di loro per vincere. Siamo contenti per la vittoria in Coppa: si è visto entusiasmo ma è meglio restare ancora coi piedi per terra. In campo chi corre vince, chi non corre no: speriamo che le nostre corrano e che vincano!”

Cugino di Oliviero, Alberto Maculan è un’altro punto fermo del tifo passionale al seguito delle ragazze del Venezia 1985. Un po’ penalizzato rispetto agli altri, per via della distanza tra residenza e campo e per impegni lavorativi, è molto apprezzato da tutti (dirigenti, squadra e tifosi stessi) per le qualità umane dimostrate in questi anni. Così ci descrive il suo avvicinamento e il suo pensiero maturato in questa esperienza:
“Ho cominciato a seguire il calcio femminile e, in particolare, il Venezia 1985 un po’ per caso: una domenica, costretto a letto dal Covid, mi sono guardato una partita del Venezia 1985 al computer. Era la prima volta che guardavo una partita di calcio femminile ed è stata una piacevole sorpresa, sentendo anche in sottofondo i ragazzi che tifavano. Mi sono promesso che la prima domenica libera sarei andato di persona a guardare una partita: detto fatto! Un paio di settimane dopo, anche se un po’ titubante, parto per quel di Marcon… E la prima persona che ho trovato sorprendentemente alla biglietteria chi è stata? Mio cugino Oliviero!
Da lì, è stata un’escalation: ho cominciato a seguire la squadra in casa, quando possibile; ho conosciuto i ragazzi che la seguivano, la dirigenza e le giocatrici; ho iniziato a fare qualche trasferta e ho avuto la piacevole occasione di andare anche nel ritiro estivo in montagna. Assolutamente posso sottoscrivere che ho scoperto delle persone squisite ed un calcio pulito e sano, che tanto mi mancava. Il calcio maschile mi aveva un po’ deluso e nauseato con i vari scandali: avendo sempre giocato a calcio, nel femminile ho rivisto lo sport che mi aveva appassionato e delle ragazze che lo vivevano come piaceva a me.
All’interno del gruppo, non ho ruoli particolari, vivendo non proprio vicinissimo allo stadio e avendo un lavoro che a volte mi impegna anche nei fine settimana: mi limito ad essere presente alla partita alla domenica e a tifare insieme agli altri ragazzi della tifoseria.
Bei momenti sono le cene che, ogni tanto, si organizzano anche per rafforzare l’affiatamento del gruppo, oppure, più semplicemente ma in maniera comunque efficace in tal senso, quando si cucina qualcosa a fine partita per le ragazze e per tutti i tifosi.
Per il prossimo futuro, mi auguro che i “Tifosi non Schifosi” continuino sulla strada fin qui percorsa, con lo stesso spirito e gli stessi principi che ci hanno contraddistinto. Sarebbe bello magari allargare la cerchia e riuscire ad appassionare al calcio femminile qualche altra persona: non sarà un percorso semplice ma le potenzialità di questo sport e del tifo al seguito sono molte.”
Un altro membro orgoglioso di partecipare alle attività dei “Tifosi non Schifosi” è Thomas Colombo, che così ci racconta il suo avvicinamento appassionato ed il senso di appartenenza a questo collettivo:
“Essere “Tifosi non Schifosi” vuol dire far parte di un gruppo di ragazzi che tifa per il Venezia 1985, ma più in generale che sostiene tutto il movimento del calcio femminile, visto che il gruppo si è impegnato anche nelle partite della Nazionale. Farne parte vuol dire sentirsi come in una famiglia, fatta di amici. La prima volta che li ho visti è stata accompagnando mia figlia, che da poco aveva iniziato a giocare nelle giovanili del Venezia 1985. Mi colpirono due cose: il rispetto nel tifo e la vicinanza alla squadra. All’inizio conoscevo solo Oliviero, un vero “schifosetto”. Con il passare del tempo ho fatto conoscenza anche delle varie persone che formavano la tifoseria organizzata, compreso Filippo, che è l’anima e il cuore pulsante del gruppo. Il rapporto è cresciuto domenica dopo domenica, fino a quando ho deciso di entrare a farne parte, venendo accettato ben volentieri. Con gli anni, ho assunto un compito specifico all’interno del gruppo: sono quello che tiene le relazioni con il settore giovanile, che tiene informati gli altri sulle partite e sui risultati. Faccio da collegamento, avendo le mie figlie che ci giocano. Devo dire che sono molto soddisfatto di quello che abbiamo fatto in questi anni. È bello ricordare quanto realizzato nel tempo, perché abbiamo organizzato diverse iniziative anche fuori dal campo: le patatine fritte per le ragazze e per i tifosi, la castagnata, le costicine, nell’ambito del “terzo tempo”, rimangono indimenticabili momenti di condivisione.”

Con la testimonianza di Thomas, quindi, si può approfondire al meglio la vicinanza dei supporters nero-oro ai settori giovanili (espressa ad alti livelli anche in questa prima domenica di ottobre, nella vittoriosa partita delle under 15 per 4-2 contro il Portogruaro):

“È stato bellissimo anche quando abbiamo preparato una sorpresa per le ragazze del settore giovanile.
Un ricordo particolare è legato alla festa dell’8 marzo dell’anno scorso, quando ci siamo organizzati per seguire le Esordienti, che quel giorno giocavano a Marcon contro dei ragazzi di pari età.
La sorpresa fu grande nel vedere arrivare Filippo con il tamburo, il suo megafono e gli stendardi vari. La sua carica coinvolse non solo le ragazze, ma anche i genitori: fu una cosa davvero trascinante.
Alla fine della partita, vinta per 3-1, alle ragazze fu regalato un mazzetto di mimose e vennero chiamate a gran voce sotto la curva, con l’accensione dei fumogeni e le canzoni urlate a squarciagola tutti assieme. Fu una sensazione splendida: avevamo regalato un momento speciale a delle giovani calciatrici.
Quest’anno ci siamo organizzati di nuovo, sempre per il settore giovanile, con bandiere e stendardi dedicati. In questo modo, se Filippo non può partecipare, gli altri componenti del gruppo possono tifare per le ragazze portando lo stemma dei Tifosi non Schifosi e le bandiere.
Questo, secondo me, è molto significativo: dimostra l’attenzione che si dà anche al settore giovanile, che è importantissimo, perché quelle ragazze saranno – speriamo – le future calciatrici professioniste, ma sicuramente delle giovani donne.
In seguito alle varie iniziative extra-campo, siamo riusciti a farci conoscere trasversalmente come tifo e, infatti, alcuni genitori del settore giovanile ci hanno già contattato per chiedere di organizzare castagnate o altre attività per le ragazze. Questo vuol dire che abbiamo lasciato un segno con quello che abbiamo fatto precedentemente, che è stato apprezzato, e questo fa davvero piacere.
Quest’anno sento molta fiducia in questo inizio di stagione, perché è stato fatto un lavoro importante nella rosa della prima squadra, ma anche inserendo persone qualificate nel settore giovanile.
Mi aspetto quindi molti risultati sportivi felici, ma soprattutto una crescita costante di tutto il gruppo, anche di quello che segue le ragazze della prima squadra e del vivaio.”

Il suo vivaio lo coltiva sugli spalti anche la tifoseria nero-oro: ne è la prova vivente il piccolo Pietro, (cugino della “giovane veterana” in campo Laura Boschiero) attualmente frequentante la 4^ elementare ma che già da un paio d’anni si affianca volentieri e senza timore a Filippo e compagni nelle domeniche di tifo (dopo aver svolto i compiti per scuola, ovviamente!). Le sue parole entusiaste toccano le giuste corde e sono un colpo al cuore per chi, come lui, è rimasto fulminato in tenera età da questo amore:

“La prima volta che sono venuto allo stadio a Marcon è stato per vedere la Lally, mia cugina. Mi sono piaciute le canzoni, i cori e l’atmosfera, poi da quel giorno son voluto ritornare. Per me, essere “Tifosi non Schifosi” significa tifare la mia squadra senza insultare le squadre avversarie. Per questa stagione, mi aspetto dalla squadra che giochino bene e si divertano e dai tifosi che tifino e cantino ancora di più. “NERO ORO È UNICA, QUESTA MAGLIA È MAGICA PER ME OHOH…” è il mio coro preferito!”
Un autentico reduce di un tifo d’altri tempi è invece Danilo Billi, con 35 anni di curva vissuti tra i Total Chaos e i Forever Ultras, con tre Daspo e un processo sulle spalle. Nato e cresciuto a Bologna, si presenta e si identifica così nella filosofia dei “Tifosi non Schifosi”, suo gruppo oramai d’adozione:

“Mi sono avvicinato ai “Tifosi non Schifosi” pur a distanza — oggi vivo a Pesaro — a causa della mia malattia, che mi ha portato a un’invalidità importante e che, aggravata dal Covid, non mi permette più di viaggiare. Da anni, però, seguo con attenzione le vicende delle ragazze del Venezia 1985, e ho visto nascere, crescere e consolidarsi quello che oggi è il tifo delle Leonesse.
Con il passare del tempo ho avuto anche la fortuna di conoscere il loro leader, Fil, condividendo con lui da quest’estate questa rubrica sul mio blog dedicata alle avventure di questa ciurma appassionata.
Sono rimasto davvero impressionato nel vedere come, in Serie C — la terza categoria del calcio femminile — sia nato un vero e proprio tempio del tifo, bello, spontaneo, sempre presente e colorato, degno di palcoscenici da Serie A. Una realtà che spesso supera, per calore e creatività, quanto si vede in stadi di ben altra categoria. Come un bambino davanti al pacco dono di Natale, rimango ogni volta incantato davanti alle coreografie lagunari.
Tra le tante manifestazioni di attaccamento, mi ha colpito in particolare l’ultimo striscione dei “Tifosi non Schifosi”, con cui hanno ribadito a chiare lettere il loro motto: rimanere un gruppo autonomo, libero, a volte ruvido, ma sempre fedele ai propri ideali ultras. È questo spirito che li ha contraddistinti fin dalla nascita e che sicuramente continueranno a portare avanti anche in questa stagione.
E non bisogna dimenticare che, oltre alla passione, dietro ogni partita c’è un enorme lavoro di preparazione. Non è solo piacere personale: il tifo dei “Tifosi non Schifosi” diventa un vero valore aggiunto per la squadra. Lo confermano anche le parole delle stesse calciatrici: le Leonesse del Venezia 1985 raccontano di sentirsi felici e orgogliose di giocare qui, e in più di un caso hanno confessato che proprio il calore della curva ha fatto la differenza nella scelta di indossare questa maglia.”
Chi manca all’appello? Quando fervono i preparativi alla partita e si comincia a mettere in pratica quanto discusso in settimana, i “Tifosi non Schifosi” sanno di dover fare i conti con l’imprevedibilità di Paolo Rampazzo (Paolino, per gli amici). Autentica “mina vagante”, si fa poi perdonare dal gruppo con la sua simpatica genuinità e spontaneità, dando un prezioso contributo alla causa del tifo e riversando tutta la sua vulcanica energia nell’ambiente nero-oro (con somma gioia del direttore generale Camilli):

“Essere TIFOSO NON SCHIFOSO è un immenso onore ed ogni volta che ci troviamo, siamo un corpo unico. Per questo, mi identifico pienamente con lo striscione esposto con garbo la scorsa domenica in Coppa. Ho avuto un periodo di problemi personali ma il gruppo si è sempre fatto sentire e non mi ha mai escluso, anzi…
Mi sono avvicinato al settore femminile per curiosità iniziale, poi mi sono mano a mano legato all’ambiente, mettendomi a disposizione delle “tose” (ragazze in dialetto, ndr.), dei tifosi che ho conosciuto strada facendo e della società, anche durante la settimana e non solo la domenica.
Abbiamo organizzato eventi dopo le partite, a prescindere dal risultato: patatine fritte, castagne arroste, grigliate… Tutto questo, per rafforzare il rapporto di rispettosa sinergia e collaborazione tra tutti!
I settori giovanili sono essenziali per tutti noi: stanno crescendo bene, con l’impronta giusta e a volte, quando posso, sono presente a sostenere pure loro perchè se lo meritano.
Un aneddoto di tifo? Quella volta a Ferrara, contro la Spal, allo stadio “Paolo Mazza”: un campo da serie A, per capirci… Per una questione di sicurezza e per non aver presentato richiesta per fare entrare il materiale di tifo (striscioni, tamburo, megafono ecc.), ci siamo ritrovati privati delle nostre certezze e isolati, con la DIGOS che ci piantonava alle spalle in tribuna. Beh, che dire? Non ci siamo persi d’animo, ci siamo guardati negli occhi, due parole veloci e via… Per 90 minuti, abbiamo fatto risuonare le nostre voci forti e unite in un unico coro, che ha spadroneggiato forte e chiaro in tutto lo stadio. Non c’è molto altro da dire per descrivere gente di cuore e di passione come noi, “Tifosi non Schifosi”… ”

Dopo aver ascoltato queste voci, diverse per età e percorsi di vita ma unite dallo stesso battito, è impossibile non comprendere la grandezza del fenomeno “Tifosi non Schifosi”.
In un calcio femminile che ancora lotta per ottenere la giusta considerazione, loro rappresentano molto più di una tifoseria: sono un simbolo di resistenza culturale, di passione pura e di appartenenza sincera.

Nel piccolo grande teatro del “Nereo Rocco” di Marcon, ogni domenica si accende una fiamma che non conosce compromessi: bandiere, tamburi, cori e sorrisi formano una sinfonia che parla di amore vero, di sacrificio, di identità collettiva.
Dove molti si siedono, loro si alzano; dove il silenzio cala, loro gridano con il cuore; dove tanti si piegano, loro restano a testa alta.
Il Venezia Calcio 1985 non è solo una squadra: è la culla di un movimento umano e sportivo che i “Tifosi non Schifosi” hanno saputo trasformare in un racconto epico e contagioso.
Ogni striscione è una pagina di storia, ogni coro una promessa mantenuta, ogni domenica una battaglia d’amore per difendere la bellezza più autentica del calcio femminile.
E mentre il tempo scorre e le stagioni cambiano, c’è una certezza che non sbiadisce:
finché ci sarà anche un solo cuore nero-oro a battere forte, i “Tifosi non Schifosi” continueranno a scrivere la loro leggenda, un coro alla volta, un sorriso alla volta, un sogno alla volta.
Filippo Pajola e Danilo Billi
