C’è un’Italia che non si vede in TV, ma che pulsa forte sugli spalti, tra bandiere, tamburi e sorrisi sinceri. È quella degli Amici delle Azzurre, un gruppo di tifosi appassionati che ha scelto di seguire le ragazze della Nazionale Femminile ovunque, da Nord a Sud, con la stessa devozione di chi non ama soltanto il calcio, ma un’idea di appartenenza e rinascita sportiva.

Anche ieri, in occasione dell’amichevole contro il Giappone a Como, il gruppo si è ritrovato come sempre: striscioni, cori, entusiasmo. Un piccolo esercito di cuori azzurri che ha riempito il settore riservato ai tifosi dell’Italia, trasformando un’amichevole in una festa. E martedì prossimo saranno di nuovo in viaggio — destinazione Parma, stadio Tardini — per sostenere le Azzurre nell’attesissimo test contro il Brasile, simbolo di tecnica e passione calcistica.
La storia di un sogno nato a Bologna
Tutto è cominciato quasi per gioco, ma con quella serietà che solo il cuore dei veri tifosi conosce.
Il gruppo è nato grazie alla passione di Mirko Bastelli, bolognese doc, uno di quelli che il calcio non lo guarda soltanto: lo vive, lo respira e lo racconta. Fu lui ad avere l’intuizione di creare una famiglia del tifo tutta dedicata alla Nazionale Femminile, in un momento in cui pochi, pochissimi, credevano davvero nella forza popolare del movimento azzurro.
All’inizio era solo un piccolo nucleo di amici rossoblù, gente abituata alla curva e alle trasferte con il Bologna, che però aveva intuito qualcosa di diverso: che dietro quelle ragazze che cantavano l’inno con gli occhi lucidi c’era un futuro. E che bisognava esserci.
Quello che è partito come un esperimento si è presto trasformato in un movimento che unisce tifoserie di tutta Italia: Bologna, Parma, Brescia, Venezia 1985, Lumezzane ma anche Torino, Roma, Milano e tante altre città dove il calcio femminile cresce, conquista, appassiona.
Il punto di svolta: gli Europei in Svizzera
La vera magia è arrivata durante gli Europei in Svizzera, una tappa che ha segnato per sempre la storia del gruppo.
Gli Amici delle Azzurre erano già nati, sì, ma è lì — tra montagne, stadi accoglienti e cori che attraversavano i confini — che tutto è cambiato.
Molti di loro hanno attraversato mezza Europa in macchina, qualcuno in treno, altri organizzandosi alla buona tra ferie, giorni di permesso e valigie leggere ma piene di sogni. Portavano con sé tamburi, bandiere, megafoni, ma soprattutto una convinzione: che la Nazionale Femminile meritasse un tifo vero, organizzato, costante, come quello che da decenni accompagna gli uomini.
In Svizzera, quel gruppo di amici diventò una famiglia allargata.
Sugli spalti, si riconoscevano subito: le sciarpe azzurre, i volti sorridenti, la voce che non si spegneva mai, anche dopo una sconfitta. Le ragazze della Nazionale le hanno viste, le hanno sentite. Si sono fermate a salutarle, a ringraziarle. Ed è stato lì, tra uno stadio svizzero e l’altro, che è nata la consapevolezza: “Siamo noi il dodicesimo uomo in campo.”
Da quel momento, ogni gara dell’Italia è diventata una tappa di un viaggio collettivo fatto di passione, amicizia e orgoglio tricolore.
Tornati a casa, hanno deciso che quella fiamma non doveva spegnersi. E da allora, ogni partita è un pretesto per rivedersi, organizzarsi, fare gruppo.
Dietro le quinte di un tifo organizzato
Oggi gli Amici delle Azzurre sono una macchina perfetta, ma sempre guidata dal cuore.
Prima di ogni partita, il gruppo si coordina con gli SLO (Supporter Liaison Officer) delle varie società o con la FIGC, per ottenere i biglietti nello stesso settore. L’obiettivo è uno solo: creare un blocco compatto, riconoscibile, familiare, capace di dare voce e calore alle nostre ragazze in campo.
Gli orari non aiutano: le partite della Nazionale Femminile si giocano spesso nel pomeriggio, in giorni feriali. Ma loro ci sono sempre.
Molti prendono ferie, qualcuno chiede un cambio turno, altri saltano un giorno di lavoro.
C’è chi parte da Venezia alle cinque del mattino, chi da Torino si mette al volante con un thermos di caffè e tanta voglia di cantare, chi da Bologna carica in macchina tre amici e un tamburo.
Perché, come ripetono sempre: “Le Azzurre non si lasciano mai da sole.”
Dietro ogni bandiera c’è un viaggio, dietro ogni coro una chat che vibra di messaggi, emoji e foto condivise. Gli Amici delle Azzurre vivono di organizzazione ma anche di spontaneità. Prima delle partite si danno appuntamento, spesso conoscendosi solo virtualmente: ed è lì, al primo abbraccio, che l’online diventa reale, che la passione si trasforma in legame.
E quando lo stadio si svuota e le luci si spengono, la storia continua. Perché ogni trasferta finisce con un rito che ormai è tradizione: una pizza tutti insieme.
Seduti attorno a un tavolo, ancora con le sciarpe addosso, si ride, si commentano le azioni, si rivedono i video dei cori e si pianifica già la prossima meta.
È il loro modo di restare famiglia, anche lontano dagli spalti.
Un tifo che unisce, non che divide
Niente rivalità, niente fazioni, nessuna curva opposta.
Qui non conta la maglia di club: conta solo quella azzurra.
Accanto a Mirko ci sono tanti volti noti del tifo femminile, da Cristina Colombo, il cuore e il tamburo del tifo juventino e azzurro, fino ai gruppi più accesi di Parma, Venezia, Brescia, Torino.
Negli spalti dedicati alle Azzurre si canta tutti insieme, senza gerarchie e senza distinzione.
C’è chi porta la voce, chi il tamburo, chi il sorriso. Tutti contribuiscono, tutti sono parte di qualcosa che va oltre la semplice passione sportiva.
Perché questo gruppo rappresenta una nuova frontiera del tifo, fatta di rispetto, inclusione e amore puro per il calcio femminile.
Non si tratta solo di seguire una squadra, ma di costruire una comunità.
Un’Italia che crede nelle proprie ragazze, che si riconosce nei loro sacrifici, che si emoziona nel vederle cantare l’inno, con le mani sul cuore, prima di ogni partita.

Verso Parma, con lo stesso cuore
Martedì, al Tardini, gli Amici delle Azzurre torneranno a farsi sentire.
Con le loro bandiere, le voci, i tamburi e la passione di chi sa che il futuro del calcio passa anche da qui: dalle tribune dove ogni coro è un gesto d’amore, ogni voce una carezza, ogni viaggio un piccolo sacrificio fatto col sorriso.
E poi, come sempre, il terzo tempo del tifo azzurro: una pizza, una birra, qualche risata, e la promessa di rivedersi presto.
Perché l’Italia femminile non ha solo bisogno di gol: ha bisogno di gente che ci crede, di chi percorre centinaia di chilometri solo per dire “noi ci siamo.”
E loro, gli Amici delle Azzurre, ci saranno sempre.
Con la voce, con il cuore e con la stessa certezza di chi sa che l’amore per una maglia non finisce mai.
Un invito aperto a tutti gli innamorati dell’Azzurro
Chi vuole unirsi al gruppo o scoprire come partecipare alle prossime trasferte può scrivere in privato sull’account Instagram ufficiale “Amici delle Azzurre”.
Non serve essere ultras, né far parte di un club: basta portare con sé la voglia di tifare, di condividere e di credere in un calcio che sa ancora emozionare.
Perché gli Amici delle Azzurre non sono solo tifosi: sono un’idea di Italia che ci piace raccontare. Quella che non si arrende mai, che parte anche da sola, che canta sotto la pioggia e sorride sotto il tricolore.
E che, ovunque giochi la Nazionale, risponde sempre presente.
Danilo Billi
