Dal gelo del Nord alla laguna veneta, passando per la Sardegna e la Basilicata.
Hanna Sjöström, 29 anni, è uno dei nuovi volti del Venezia Calcio Femminile 1985. Attaccante duttile, con esperienza in più ruoli, ha scelto l’Italia per amore — del calcio, del sole e di un ragazzo argentino che oggi gioca a Mestre nel futsal. La sua storia è quella di chi ha trovato nella semplicità del gruppo e nella passione dei tifosi una seconda casa.

Hanna, come è nata la tua scelta di venire al Venezia 1985?
«Durante l’estate ho parlato con varie squadre, ma il mio ragazzo gioca a calcio a 5 qui a Mestre.
Ho sentito che il Venezia Calcio 1985 era una buona società e la prima impressione è stata bellissima. Ho parlato con Andrea Garboli, poi con il Mister Giancarlo Murru, e ho capito che, pur non essendo una società professionistica, tutto era organizzato in modo molto professionale. Staff e giocatrici lavorano con grande serietà.»
Il tuo compagno gioca quindi a Mestre?
«Sì, gioca con il Mestre Fenice in Serie A2 Élite. Viviamo insieme qui, a pochi minuti dal campo di Marcon.»
Come ti trovi a vivere a Mestre?
«Mi piace. La città in sé non è bellissima, ma è vicina a Venezia e a Treviso, e c’è sempre qualcosa da fare. Qui al Nord Italia è tutto molto più organizzato rispetto al Sud, dove avevo giocato prima: a Caprera, in Sardegna, e a Matera. Sono due mondi diversi.»

Che ruolo ricopri in campo?
«Posso giocare in più posizioni, al Venezia Calcio 1985 fino ad ora sono stata utilizzata soprattutto da esterna o da centrocampista offensiva. Mi piace adattarmi: dipende dalle partite.»
Quest’anno la squadra è cambiata molto, come procede l’amalgama del gruppo?
«All’inizio è servito un po’ di tempo per conoscerci, ma già dopo poche partite ho visto grandi miglioramenti. Più giochiamo insieme e più impariamo a capire i movimenti reciproci. Fuori dal campo, invece, siamo molto unite: non ci sono gruppetti, ma un gruppo vero. Il terzo tempo del venerdì, quando restiamo a mangiare insieme ai tifosi, aiuta tanto.»
Com’è lavorare con Mister Giancarlo Murru?
«Mi trovo benissimo. È un allenatore molto preparato ed educato. Ogni esercizio in allenamento ha un senso e si vede poi in partita. Anche le compagne sono splendide.
Conoscevo già bene l’italiano quando sono arrivata a Venezia: era nel 2024, a Caprera, che parlavo solo inglese. Quando ho imparato meglio la lingua la scorsa stagione, ho anche trovato delle amiche molto care.»
Hai imparato l’italiano prima di venire qui?
«Sì, ho studiato per circa sei mesi prima di arrivare, poi ho vissuto due anni al Sud e ho imparato molto dalle coinquiline italiane. Ora mi sento più sicura sia nel parlare che nel leggere la vostra lingua.»
Oltre al calcio, lavori anche?
«Sì, da poco lavoro come cameriera al ristorante Tiramisù di Marcon insieme a Martina Palladini. Faccio tre ore al giorno, dal lunedì al venerdì. Mi trovo bene, è un ambiente sereno.»
E la convivenza con il tuo compagno argentino? Ti manca vivere con le ragazze della squadra?
«Un po’ sì, perché vivere insieme crea legami forti, ma nel complesso sto benissimo. Alcune ragazze abitano lontano, quindi è difficile trovarsi fuori dal campo, ma allo stesso tempo ci vediamo spesso e questo mi fa sentire parte del gruppo.»

Su cosa senti di dover ancora migliorare?
«Sto lavorando tanto sulla fase difensiva. In questa squadra facciamo un pressing alto e intenso, e devo abituarmi a riconquistare palla subito. In Svezia ho esperienza di gioco con un pressing alto, proprio come facciamo qui a Venezia. Negli ultimi anni e mezzo in Italia, però, non abbiamo giocato in quel modo.»
Com’è nata la tua passione per il calcio?
«Al contrario! Accompagnavo mia sorella ai suoi allenamenti già quando avevo tre anni (e sì, lei ha tre anni più di me), perché non esisteva ancora una squadra per bambine così piccole! Da allora ho sempre amato questo sport!»
In Svezia il calcio femminile è molto seguito?
«Sì, direi di più che in Italia. In prima divisione ci sono squadre come l’Hammarby e l’Häcken che portano anche 10.000 persone allo stadio nei derby. È uno spettacolo. In Italia, purtroppo, il calcio femminile è ancora meno seguito, anche se cresce di anno in anno.»
Hai avuto idoli o compagne famose con cui sei cresciuta?
«Ho giocato da piccola contro Johanna Rytting Kaneryd, che ora è al Chelsea, e contro Filippa Angeldal. Non la conosco bene, ma ho giocato contro di lei da giovane e ho sentito molto parlare del suo percorso, visto che suo padre è stato il mio allenatore negli anni successivi. Quindi mi fa molto piacere vedere che le cose stanno andando così bene per lei!»
Perché hai deciso di lasciare la Svezia?
«Faceva troppo freddo! (ride) Ho problemi di circolazione e in inverno non sentivo più i piedi.
Volevo anche crescere tecnicamente e provare qualcosa di diverso. L’Italia mi è sempre piaciuta, e quando è arrivata l’occasione non ci ho pensato due volte.»

Hai detto che il tuo fidanzato è argentino: come vi siete conosciuti?
«A Bitonto, vicino Bari, dove giocava lui. Io ero lì per il calcio e ci siamo conosciuti.»
Chi ha il carattere più forte tra voi due?
«Tutti e due! Siamo persone che vogliono sempre vincere, in campo e nella vita. Forse lui cambia un po’ quando entra in campo, diventa più focoso, ma anche io non mollo mai.»
Hai parlato dei tifosi del Venezia 1985: che rapporto hai con loro?
«Meraviglioso. Non avevo mai giocato in una squadra con tifosi così presenti. Ci seguono ovunque, cantano per noi, portano tamburi e bandiere. Le canzoni le conosciamo tutte! Danno una carica incredibile, ti spingono a dare sempre qualcosa in più.»

Hanna parla con un sorriso che attraversa il suo accento del Nord.
Tra una risata e un “sì” in italiano ancora dolce e imperfetto, racconta una storia semplice e sincera: quella di una ragazza che ha scelto la Laguna e il Venezia 1985 per crescere, per vivere, per sentirsi parte di qualcosa.
«Qui – dice – mi sento a casa. Non solo per il calcio, ma per le persone. In Svezia servono anni per diventare amici. Qui bastano pochi minuti.»
Danilo Billi
