C’è un momento, nel calcio, in cui il talento smette di essere solo una promessa e diventa sostanza, emozione viva. In quel punto preciso, tra la passione e la ferocia di chi non smette mai di crederci, abita Matilde Pavan. Nata a Venezia il 12 giugno 2004, cresciuta tra campi di periferia e sogni più grandi del cielo, oggi è una delle voci nuove più potenti del calcio femminile italiano.
Giovane, elegante, intensa: Matilde gioca con l’anima, vede prima degli altri, anticipa, costruisce. È il cuore che detta il ritmo. È la ragazza che ha deciso di scrivere il futuro del nostro calcio femminile con la grinta di chi non ha mai avuto paura di cadere.

Le radici e il primo volo
Veneziana di nascita, Matilde inizia a toccare il pallone da bambina, tra le file dello Zelarino Venezia, e subito dimostra che dentro quei passi c’è già qualcosa di diverso. Poi arriva l’Hellas Verona, dove la ragazzina dagli occhi fieri debutta in Serie A a soli 14 anni. Una data che resta impressa come una promessa scritta a fuoco: quella di non smettere mai di inseguire la propria visione.
Gioca, sbaglia, cresce. Ogni partita è un tassello di una formazione che si costruisce con pazienza, nel silenzio, lontano dai riflettori ma vicino all’essenza.
L’esplosione al Como: la ragazza che non ha paura
È al Como Women che Matilde comincia a brillare davvero. 24 presenze, 3 gol, e una crescita vertiginosa sotto ogni punto di vista. Il Como diventa la sua casa, il suo trampolino, la sua palestra emotiva.
Le cronache la raccontano come una centrocampista offensiva, ma sarebbe riduttivo. Pavan è una mente creativa in mezzo al caos, una che legge il campo come un libro aperto e lo riscrive a suo modo. Ama inserirsi negli spazi, inventare dove altri vedono solo muri, toccare palla una volta sola per cambiare tutto.
Chi la guarda giocare, riconosce subito quel passo sicuro, quella lucidità che nasce dal talento, ma si alimenta di sacrificio.
E poi, come in ogni racconto epico, arriva la prova: la rottura del legamento crociato. Dolore, lacrime, buio. Ma Pavan non si piega. Torna, ancora più determinata, più consapevole, più vera. Il suo ritorno è una lezione di coraggio: la forza di una ragazza che ha trasformato l’infortunio in benzina per il futuro.

Juventus Women e ritorno al Como: la maturità di chi sa aspettare
Estate 2025. La Juventus Women chiama, e Matilde risponde. Firma un contratto lungo, fino al 2028: segno di fiducia, di progetto, di visione.
Ma la Juve non la mette subito in vetrina: la lascia tornare al Como in prestito, perché il talento ha bisogno di minuti, di campo, di cuore. E Matilde, in questa nuova stagione 2025-26, si rimette in marcia proprio da dove aveva lasciato, con una fame che brucia.
Nelle prime giornate della nuova Serie A femminile, è già protagonista: entra, cambia ritmo, regala un assist, mette ordine, spinge le compagne.
Non è solo una giocatrice che serve palloni: è una regista emotiva, capace di trascinare anche senza gridare. Il suo modo di stare in campo è armonia pura:
- vede prima, come un direttore d’orchestra che anticipa la melodia;
- inserisce il corpo negli spazi dove nessuno oserebbe entrare;
- lega i reparti, cucendo il gioco con quella naturalezza che solo chi ha sensibilità calcistica può avere.
Gioca con la testa, ma soprattutto col cuore. E quando si muove, sembra portarsi dietro il vento del futuro.
Matilde Pavan oggi: la nuova generazione del calcio femminile italiano
Nel panorama del calcio femminile che cresce, Matilde Pavan rappresenta tutto ciò che di bello c’è in questa nuova era: talento, umiltà, disciplina e ispirazione.
Non è solo un nome da ricordare, è una bandiera di speranza, una scintilla che illumina un movimento sempre più maturo, più coraggioso, più vero.
Ha tutto per diventare il simbolo di una generazione che vuole prendersi il suo posto nel mondo: un calcio in cui la tecnica incontra l’emozione, e il sacrificio si trasforma in arte.

La ragazza che scrive il futuro
Ci sono storie che non hanno bisogno di clamore per essere grandi, ma solo di verità.
Matilde Pavan è una di quelle. La vedi giocare e capisci che non è solo un talento: è un cammino, una rinascita continua.
Dal sogno di una bambina di Zelarino alla Juventus, passando per le lacrime e le vittorie del Como, la sua storia è la fotografia più limpida di ciò che il calcio femminile italiano sta diventando: un mondo che non chiede più permesso, ma si prende la scena.
E se il futuro del calcio ha un volto, forse somiglia proprio al suo: quello di una ragazza che sorride dopo ogni fatica, che guarda avanti anche quando cade, che gioca per vivere e vive per giocare.
Matilde Pavan: il cuore giovane che batte al ritmo del domani.
Danilo Billi
