«Quando il sole cala tra i campanili di Venezia e illumina le calli d’acqua, lei già corre. Con le scarpette allacciate, la maglia numero 90, e la “belva” che le ruggisce dentro. Ma non è solo rabbia: è cura, è resilienza, è sorriso al tramonto.»

Nata a Venezia il 19 gennaio 1990, Agata Isabella Centasso è molto più di una calciatrice: è energia in movimento, un mix di grinta e dolcezza, una “belva” con il cuore grande e un sorriso discreto. Al centro del campo del Venezia Calcio 1985 (Femminile, Serie C) interpreta un ruolo che va ben oltre quello di semplice centrocampista.

Questo profilo racconta la sua vita sul campo, il percorso da influencer e volto televisivo, l’impegno quotidiano come operatrice socio-sanitaria, e l’anima di veneziana doc che vive il calcio come scelta e identità.
Origini e soprannome: “Isabelva”
Agata cresce tra calli e campielli veneziani, in una famiglia con due fratelli maschi che le fanno da compagni di giochi e sfide fin da piccola. Il soprannome “Isabelva” nasce così:
«Me lo porto dietro fin da bambina… Sono cresciuta insieme a due fratelli maschi, ne combinavo di tutti i colori, così mio papà un giorno ha iniziato a chiamarmi Isabelva».
Quel nomignolo, nato in ambito familiare e poi portato nella sua vita da sportiva, non è un vezzo: sintetizza determinazione, forza di volontà e capacità di rialzarsi anche quando il campo ti spinge giù.
Carriera sul campo
Centrocampista di ruolo – soprattutto nella zona centrale difensiva – Agata è una pedina fondamentale per il Venezia Femminile. Lei stessa spiega:
«Io sono un centrocampista centrale difensivo, alla Gattuso, tanto per capirci».

Il numero 90 sulla maglia non è casuale: è l’anno di nascita che porta con orgoglio. Anche se, bisogna ricordarlo, il suo numero è stato per buona parte della sua carriera l’8, ceduto con un bel gesto d’altruismo alla tutt’oggi compagna di squadra Elisa Dalla Santa che, al suo arrivo a Venezia, ne aveva fatto richiesta esplicita alla società (allora arancioneroverde e legata al Venezia Fc maschile, da quattro anni nero-oro e sotto la denominazione “Venezia Calcio 1985”
Agata ha vissuto in prima persona l’evoluzione del calcio femminile in Italia:
«Ho visto tutti i passi avanti che il calcio femminile sta facendo… C’è ancora molta strada da percorrere, ma la via è quella giusta».
La sua carriera calcistica è iniziata tardi: da giovane, giocava a pallacanestro. Poi nel 2008 si è avvicinata al calcio, giocando al Lido di Venezia e poi trasferendosi successivamente al Venezia Femminile con sede a Marcon (VE), vivendo in prima persona la scissione dal Venezia Fc.

«Non conta essere il più forte ma esserci sempre con passione, umiltà e cuore».
Sa di non essere un fenomeno ma la passione (e non lavoro) per il gioco del calcio, la spinge ancora oggi in campo oltre gli ostacoli di qualche acciacco fisico di troppo: l’impegno e la volontà non mancano mai, anche quando c’è da andare al lavoro finita la seduta di allenamento (serale, perchè come lei anche le sue compagne sono lavoratrici e/o studentesse).

Uno dei momenti più emblematici della sua carriera arriva dopo un’autorete:
«Ho sentito la forza del gruppo. Mentre stavo andando giù, mi hanno presa in spalla e riportata su».
La voglia di riscatto da una brutta figura o prestazione l’hanno poi portata anche nel recente passato a soddisfazioni come un “golasso” nel togliere le ragnatele sotto l’incrocio dei pali o una doppietta di testa (“skill” che l’ha resa spesso protagonista in fase realizzativa nel corso della sua carriera).

Sul piano tattico e caratteriale, le parole che la descrivono meglio sono: recupero, sacrificio, contrasti, lotta.
Vita fuori dal campo
Non solo calcio: Agata lavora sempre a Venezia come operatrice socio-sanitaria, dedicando tempo e attenzione a persone con disabilità intellettiva. Di recente, sfruttando le sue doti comunicative sui social e non solo, si è resa protagonista di un interessante progetto in collaborazione con l’associazione per cui lavora: la rubrica “Conosciamoli meglio” è una serie di brevi video-interviste ai suoi assistiti, dove emergono tutta la dolcezza e l’affettuosità della “venessiana” nella quotidianità e nelle relazioni umane.

Sui social, è attiva e presente, anche mostrando allenamenti, momenti di relax e riflessioni critiche:
«Non pubblico foto in bikini o in pose sexy per far parlare del calcio femminile… La bellezza, se c’è, non può essere una colpa».
Ha affrontato anche momenti difficili, denunciando commenti sessisti online:
«Faccio questo sia per me, sia per le altre donne che sentono un peso quando vengono insultate».
In tal senso, rimane tristemente nota la vicenda con la becera risorsa informativa online a contenuto generalista “Dagospia”, diretta da Roberto d’Agostino.
In occasione della giornata mondiale della salute mentale del 2023 (10 ottobre), ha raccontato la sua esperienza personale, che l’ha vista vincere la depressione e gli attacchi di panico:
«Non bisogna assolutamente minimizzare. […] Non bisogna aspettare e, soprattutto, provare vergogna. Ho sofferto di depressione e, seppur in modo lieve, è riuscita a condizionare la mia vita quotidiana nei gesti più semplici, anche nel fare una semplice passeggiata. Vorrei fare un appello a tutte le ragazze e ragazzi che si trovano a combattere questa patologia: chiedete aiuto ad uno specialista, è una partita che si può vincere».

L’ingresso nel mondo televisivo
Dopo qualche ospitata qua e là sul “piccolo schermo” negli anni passati (a Sky Sport, per esempio), Agata ha fatto il suo ingresso in Rai come opinionista e volto dello sport, facendo ulteriore esperienza ed arricchendo il suo profilo da calciatrice con un percorso mediatico. È stata ospite e collaboratrice di NonSoloMercato su Rai 2, trasmissione che ha accompagnato con cadenza settimanale le notti estive dei calciofili italiani e che molto probabilmente ripartirà con una nuova collocazione durante la finestra invernale del calciomercato.

Per la stagione 2025-26 è prevista come presenza fissa nello studio di Dribbling (sabato pomeriggio, ore 18:00), accanto al conduttore Paolo Paganini, alla giornalista Simona Cantoni, all’ex calciatore Bruno Giordano ed altri volti Rai del mondo sportivo.
«L’esperienza che sto facendo alla Rai la prendo con grande serietà ma anche con ironia… In questa veste di opinionista mi diverto e mi trovo davvero molto bene».
Agata porta in studio due grandi valori: competenza calcistica e personalità mediatica, che uniscono il legame con le sue origini al lavoro sociale. Non è solo ex-giocatrice: è ancora centrocampista, OSS e protagonista dell’informazione sportiva.
Nel sabato pomeriggio Rai, quando lo studio si accende, Agata lascia per un attimo le scarpette e indossa il microfono: “Belva” in maglia 90 in campo, commentatrice con taccuino in mano dietro le quinte. Porta in studio il senso del gruppo, la fatica, la gioia che solo chi ha calcato quel terreno conosce davvero.
«Mi piacerebbe continuare nel tempo», confessa, incarnando il simbolo di un calcio femminile che non è più marginale, ma protagonista.

Lo stile e la città
Veneziana “doc”, Agata incarna tenacia, umiltà e una bellezza accompagnata da uno sguardo serio e intelligente. Ama il padel, le corse sul campo e sudare in palestra tra un impegno e un altro, i cappuccini al bar con le amiche. È una “belva” quando serve, ma sa anche piangere davanti a un film, sorridere con i ragazzi e accogliere con empatia.

Infortuni e resilienza
Come molti atleti, Agata ha affrontato infortuni e momenti difficili. La ferita fisica, la fatica, la paura che ogni campionato possa essere “l’ultimo”, eppure la voglia di tornare: tutto questo fa parte del suo racconto.


«Il calcio continua a darmi tanto», confessa, testimoniando resilienza e attaccamento al gioco.
Agata Isabella Centasso non è solo una calciatrice: è un racconto di forza e sensibilità, di sport e servizio, di riflettori e dedizione. Dal campo alla TV, dal sociale allo studio Rai, illumina le sfumature del calcio femminile, diventando simbolo di cambiamento e passione autentica.
Filippo Pajola e Danilo Billi
