Ci sono storie che non nascono da un progetto studiato, ma dall’amore spontaneo, dalla passione che esplode quando meno te l’aspetti. Storie che partono da una figlia che decide di provare un open day e finiscono per trascinare un’intera città dentro un modo nuovo di vivere lo sport.
Quella di Mirko Bacchi, parmigiano, classe 1985, è una di queste. Una storia di tifo pulito, contagioso, che ha trasformato una tribuna silenziosa nel cuore pulsante di una nuova era per il calcio femminile a Parma.
Ecco il suo racconto, con le sue parole, la sua emozione e la sua voce.

Come nasce il vostro gruppo?
«Il gruppo nasce grazie alle nostre figlie, è questo il punto. Mia figlia Alice non aveva mai giocato a calcio: faceva danza. Un giorno decide di provare un open day con il Parma. Va in porta… e la prendono. Non me lo sarei mai aspettato.
Entra nelle giovanili del Parma: ora è al suo terzo anno.
E così, con lei, anche noi entriamo in un mondo totalmente nuovo: professionismo, tornei bellissimi, organizzazione, una prima squadra in Serie B… tutto affascinante.»
Quando è scattata la scintilla?
«L’anno dopo, all’interno della società del Parma Women nasce una bella idea, quella di coinvolgere tutte le under assieme alle loro famiglie al Noce per le partite casalinghe. Secondo me, questa è servita per dare più affluenza alle partite delle ragazze, e mandare un messaggio ufficiale a tutte le famiglie delle giovanili.
Alla prima partita… sorpresa. Una squadra fortissima, un calcio bello davvero. Io non ne sapevo nulla: era un mondo nuovo.»
E le bandiere?
«Sì, i Boys avevano prestato delle bandiere gialloblù a una dirigente. Lei avrebbe voluto che venissero sventolate al Noce… ma nessuno lo faceva.
Io sono uno a cui piace fare casino sano, metterci energia…
Una dirigente mi fa: “Ma ti andrebbe di sventolarle?”
Io le rispondo: “Se me lo chiedi, volentieri.”
E così prendo il bandierone più grosso e comincio.
Era una novità: fino ad allora c’erano solo genitori, amici, pochissima atmosfera. Da lì è partito tutto.»

Infatti ti sei ritrovato sulla locandina…
«Esatto! Alla partita successiva, l’immagine della locandina ero io con il bandierone. E lì incontro Alfredo Camellini, vicepresidente del Parma Club.
Mi fa, in dialetto: “Ragazzo, sei te quello della bandiera?”
E da lì nasce un’amicizia gigantesca. Alfredo aveva il tamburo, io la bandiera, poi coinvolgi un papà, una mamma… ed ecco che nasce il gruppo.»
Il nome?
« Dapprima eravamo un gruppo solo di genitori e poco dopo abbiamo deciso di fondare il Parma Women Wanderers. Il logo con la ragazza che gioca a calcio e la gente dietro l’ha disegnato Adriano, un altro del gruppo.
Lo abbiamo presentato al Noce: canti, cori, festa con le ragazze… è stato incredibile.
Siamo diventati il 53° Parma Club, il primo della storia dedicato al femminile.»

E poi avete iniziato a viaggiare…
«A nostre spese, col nostro tempo.
Genova, Terni, Brescia, Bologna… abbiamo seguito tutte le partite decisive per la Serie A.
La cosa più bella è che ovunque siamo andati abbiamo trovato persone con i nostri stessi valori. Amicizia, rispetto, tifo sano.
A Bologna con i ragazzi è nato un legame fortissimo: Alfio, Mirko, Gabriele, Francesco… persone splendide.»
Terni però è stata qualcosa di speciale.
«Un aneddoto che porto nel cuore.
A Terni eravamo in tre, loro erano… boh, mille (ride). Arrivavano a gruppi, fumogeni, cori, tamburi. Una cosa enorme.
Io però non mi sono fatto intimidire: vado dal capo-ultrà, mi presento e gli dico che sarà uno spettacolo bellissimo.
Da lì nasce una chiacchierata stupenda: caffè, borghetti, numeri di telefono, una foto che è finita sulla Gazzetta di Terni.
Quando sono venuti loro al Noce abbiamo bevuto insieme al bar, cantato, poi ognuno nel proprio settore.
Rispetto totale.
Un tifo che fa bene al calcio femminile.»

Fino alla promozione in Serie A.
«Sì. Le nostre ragazze hanno conquistato la Serie A, dietro la Ternana e davanti il Genoa.
E noi, come tifoseria, abbiamo portato quasi 7.000 persone in una stagione, quando l’anno prima erano meno di 3.000.
La società ci ha riconosciuto un ruolo importante: siamo stati invitati anche alla festa privata al Castello di Felino, organizzata dalla famiglia Krause.
Il presidente crede tantissimo nel femminile: in America è un’istituzione. E si vede.»
La storia di Mirko e dei Parma Women Wanderers è la prova vivente che il calcio femminile cresce quando trova persone capaci di mettersi in gioco con cuore, passione e senso di comunità.
Un bandierone preso quasi per caso, un tamburo improvvisato, tre persone in trasferta contro un mare rossoverde… e da lì una tifoseria che è diventata modello, esempio, famiglia e che ora trasmette tutti questi valori anche in serie A come dimostrano i tanti terzi tempi con la altre tifoserie fino ad ora incontrate che per i ragazzi di Parma spendono parole al miele, come per esempio dopo l’ultima gara con i due gruppi dei tifosi viola.

Un tifo che educa, che unisce, che contagia. Un tifo che racconta il futuro di questo sport.
E tutto è iniziato da una figlia che voleva provare un open day, come in una favola, che si è potuta realizzare grazie in particolare a queste persone che non posso non citare:
MIRKO BACCHI – Presidente e lancia cori
ALFREDO CAMELLINI – Vice Presidente e tamburo
FRANCESCO SOMACHER – Uno degli ideatori del Parma Club assieme a Mirko e Alfredo che attualmente ricopre il ruolo di segretario.
ADRIANO VITALI – Oltre che membro del club, ideatore del logo che nasce proprio dalla sua creatività.
PELLEGRINO LIGUORI – Anche lui membro e parte attiva del gruppo, visto che in tutte le circostanze in cui c’è bisogno porta sempre il suo aiuto.
Danilo Billi
