Perseverare.
Non c’è tempo per lasciarsi andare allo sconforto o alla stanchezza: la fiducia nei propri obiettivi ha portato i “Tifosi non Schifosi” a grandi soddisfazioni anche in questo fine settimana calcistico.
L’impegno e la passione del gruppo di fedelissimi supporters a sostegno della squadra allenata da mister Murru non è mancato sin dagli allenamenti infrasettimanali ed in particolare, al classico appuntamento del “panino del venerdì” al campo.
Tra un hamburger ed una salsiccia, il clima di serenità e convivialità che normalmente si respira in queste occasioni è stato reso ancora più piacevole e gradito a tutta la squadra dalla presenza dei dolci: il “San Martino”, tipico dolce veneto che si mangia l’11 novembre (festa del suddetto Santo) e che ricorda il gesto di carità di San Martino a cavallo (secondo la leggenda, egli donò metà del suo mantello ad un mendicante infreddolito); un dolce di cioccolato con gli amaretti preparato amorevolmente dallo “schifosetto” Oliviero e mangiato di gusto in un battibaleno dai presenti, che hanno apprezzato le doti creative (anche in ambito culinario) del tifoso.

Questo venerdì sera per i “Tifosi non Schifosi” è stato un momento importante per fare gruppo; in vista di domenica, inoltre, si sono adoperati per allestire (a lungo termine, non solo per la sfida contro il Pro Palazzolo) all’ingresso dell’impianto il significativo ed esortativo striscione “Attraverso le asperità sino alle stelle”, che già era stato protagonista della coreografia realizzata sugli spalti nella vittoriosa prima di campionato contro il Tavagnacco.

Superarsi e sorprendere ancora: l’idea ambiziosa dei supporters nero-oro, in vista della sfida contro l’altrettanto audace squadra bresciana, è stata quella di voler mettere in scena qualcosa che scuotesse emotivamente e desse una spinta in più in campo, in una partita che sin dalla vigilia si sapeva che sarebbe stata molto combattuta.
L’allestimento del già iconico (per chi c’era nelle precedenti stagioni) telone 6×7 metri con la giocatrice del Venezia 1985 che calcia un pallone infuocato (con le fiamme che prendono le sembianze della testa e della criniera di un leone), le stilose strisce colorate giallo e nero ai lati del copricurva per esaltarlo, il gioco di luci stroboscopiche/flash ed i fumogeni hanno dato vita ad una spettacolare ed applauditissima coreografia all’ingresso in campo delle squadre.

Le condizioni di maltempo che hanno dovuto affrontare le squadre in campo e i “Tifosi non Schifosi” sugli spalti hanno esaltato l’atmosfera al “Nereo Rocco” e rafforzato il senso di comunità. A testimonianza ulteriore di un legame profondo con la propria squadra, Filippo e compagni hanno ribadito ancora una volta il loro sostegno incondizionato, cantando “oltre il novantesimo” e consolidando l’identità e l’orgoglio di essere una importante e solida realtà nel panorama di tifo calcistico femminile. Degna di nota anche la presenza di un discreto pubblico veneziano, nonostante il meteo infausto, ed una preziosa e gradita collaborazione nella predisposizione del tifo organizzato (in particolare: Kenneth e Sharon, genitori di Raisa Costantino arrivati da Malta nel fine settimana, che si sono messi a completa disposizione; alcuni ragazzi della prima squadra maschile del Venezia 1985).


Questa dedizione e questa indomita fedeltà sono state riconosciute dalle Leonesse nero-oro che, stremate dopo un’autentica battaglia nel fango sotto una pioggia battente per novanta minuti, a fine partita sono comunque venute a ringraziare i loro sostenitori e a cantare insieme a loro qualche coro. Sul campo è stato un giusto pareggio ma se fosse così ogni domenica, per i “Tifosi non Schifosi” sarebbe sempre un successo.
Venezia Calcio 1985–Pro Palazzolo 1-1: acqua, fango e cuore. Una battaglia vera, da calcio femminile di ferro
Ci sono partite che raccontano una categoria meglio di qualsiasi classifica. Partite in cui a vincere non è solo il risultato, ma la fame, la dignità sportiva, il coraggio di stare in campo quando il terreno diventa una palude e ogni pallone pesa come un macigno.
Venezia Calcio 1985 e Pro Palazzolo hanno regalato esattamente questo: novanta minuti di botte, tecnica, miracoli, contrasti, emozioni. Una gara che sa di calcio vero, quello che non fa sconti e che ripaga solo chi lotta fino all’ultima zolla.

Ed eccola qui, la storia di un 1-1 che vale molto più di un pareggio.
Il match parte in salita già al 1’: il Venezia 1985 prova subito a far male con un lancio lungo di Trevisiol che pesca sul secondo palo Silvia Tosatto, lanciata a tutta velocità. L’aggancio non riesce per un soffio, ma il segnale è forte: sarà una battaglia.
Al 4’ la prima scossa vera. Ruggiero entra in area, si incastra in un contrasto, il difensore tocca la palla ma l’arbitro vede un intervento irregolare e fischia rigore.
Dal dischetto va Citaristi, glaciale: botta precisa che supera Costantino. Pro Palazzolo avanti 0-1.
Il Venezia non si scompone, anzi. All’8’ Tosatto spinge ancora dalla sinistra, cross velenoso, il portiere smanaccia e nessuna maglia nero-oro riesce a ribadire in rete.
Ed è proprio in questo momento che arriva il lampo che cambia l’inerzia.
All’11’ Laura Boschiero sfonda sulla sinistra e disegna un cross perfetto: in mezzo all’area arriva Baldan, che con un colpo di tacco al volo manda il pallone in buca d’angolo. Un gioiello. 1-1 e tutto da rifare.
La gara si accende ancora di più. Al 15’ Citaristi scappa in contropiede, entra in area e scarica un diagonale violentissimo che scheggia il secondo palo. Il Venezia 1985 trema ma resta in piedi.
Tra il 18’ e il 23’ è Trevisiol a provarci con un’incursione rabbiosa sulla destra, diagonale potente, il portiere del Palazzolo respinge come può.
Al 38’ tocca a Serna far tremare la difesa lagunare: azione centrale, slalom, ingresso in area e conclusione forte. MaCostantino, da assoluta protagonista, respinge con un intervento da top portiere.
Il primo tempo si chiude con applausi da entrambi i fronti: ritmo alto, fisicità, idee, e un terreno di gioco che ormai è diventato un campo minato di pozzanghere.

La ripresa ricomincia nello stesso modo: aggressiva, dura, senza un secondo di respiro.
Al 7’ su corner di Gastaldin, il pallone scavalca il portiere del Palazzolo e sul secondo palo arriva Diana Grecu, che impatta verso la porta: la palla taglia lo specchio, passa davanti alla linea ed esce di un soffio. Occasionissima Venezia 1985.
Al 33’ ribaltamento di fronte: cross insidioso del Pro Palazzolo, tiro ravvicinato di Serna, Costantino respinge ancora, ma sul tap-in da due passi Citaristi manda incredibilmente alto sopra la traversa. Una fortuna per le veneziane.
Pochi minuti dopo altro brivido: il numero 28 del Palazzolo entra dalla destra e spara un diagonale forte, e ancora una volta Costantino devia con un riflesso prodigioso.
Ma il capolavoro vero arriva al 49’.
Azione insistita del Pro Palazzolo, palla che capita sui piedi di Citaristi a quattro metri dalla porta: colpo secco, preciso… Ma Costantino vola e compie un’altro miracolo che vale come un gol segnato. La sua parata tiene in piedi la squadra e chiude, di fatto, la partita.
Il triplice fischio arriva su un terreno infame, pieno d’acqua, reso pesante da una pioggia che non ha smesso un secondo. Ma le due squadre non hanno arretrato di un centimetro.
Venezia Calcio 1985 e Pro Palazzolo hanno giocato a viso aperto, senza paura, dando vita a uno di quei match che spiegano cos’è il calcio femminile quando si libera da etichette e pregiudizi: forza, tecnica, sacrificio, passione.
L’1-1 è il risultato più giusto.
Il resto, oggi, lo ha scritto il cuore nel fango, dove nasce il calcio che amiamo.

VENEZIA CALCIO 1985 1 – 1 PRO PALAZZOLO
VENEZIA CALCIO 1985:
Costantino; Ruggiero, Romano, Grecu, Paladini; Morettin (st 1’Sabia); Tosatto (st 4’ Dalla Santa); Baldan; Gastaldin; Boschiero (st 45’ Furlan); Trevisiol.
Allenatore: Giancarlo Murru.
PRO PALAZZOLO:
Trentadue; Foti, Pasquali (st 33’ Parsani); Canobbio; Frecchiami (st 14’Angoli); Troiano (st 30’ Roselli); Biffi; Cattuzzo (st 1’ Tengattini); Serna; Citaristi; Noris (st 11’ Paris).
Allenatore: Giovanni Brusa.
Arbitro: Morsanutto di Portogruaro
Goals:
P.t. 5’ Citaristi (PP) su penalty; 11’ Baldan (VE).
Note:
Ammonite: Paladini (VE), Grecu (VE), Parsani (PP).
Corners: 5–8.
Recupero: 1’pt, 5’st.
Dopo la partita, Filippo ha raccolto alcune dichiarazioni in casa Venezia 1985.
Emma Baldan, centrocampista nero-oro ed autrice del pregevole gol del pareggio:
“La partita è stata tosta non solo dal punto di vista del terreno di gioco che era al limite della praticabilità, ma anche perché davanti ci siamo trovate un avversario non facile che non concede tanto. Noi comunque abbiamo dato il massimo e siamo riuscite a dimostrare la nostra grinta e la nostra voglia di portarci a casa una buona prestazione. Ieri si è visto un grande lavoro di squadra: nonostante siamo un gruppo nuovo, siamo riuscite a stare unite fino all’ultimo e nessuno ha mai mollato, cosa che con un campo del genere e un avversario di questa portata é fondamentale. Credo infatti che l’elemento più importante della partita sia stata la capacità di adattarsi alle condizioni climatiche e anche la comunicazione.

Sono molto felice della prestazione della squadra e del mio gol. É arrivato poco dopo l’1 a 0 delle avversarie e quindi credo abbia impattato anche dal punto di vista psicologico. Ho provato ad inserirmi al momento giusto e alla fine sono stata ripagata, anche grazie al cross messo con precisione dalla mia compagna (Boschiero, n.d.R.). In generale dunque sono molto soddisfatta della mia prestazione. Lì in mezzo al campo non é stato facile anche perchè forse era il punto più allagato, ma ho cercato di dare tutto. Più che tecnica durante questa partita era necessario metterci più voglia possibile. Adesso ci aspettano due avversarie forti, ma dopo la prestazione di domenica siamo fiduciose che potranno arrivare dei bei risultati nelle prossime partite. Credo che in settimana andremo a lavorare nella pressione alta che è la nostra arma più temibile e che inoltre, contro squadre come il Chievo e l’Orobica sarà fondamentale. In partite come queste è sempre bellissimo vedere il tifo così affiatato. Sotto una pioggia così forte sentire cantare dagli spalti dall’inizio alla fine ci dà una spinta in più per far meglio. Per non parlare della coreografia di inizio partita. Da togliere il fiato. Di sicuro se ci siamo portate a casa questo punto è anche grazie al tifo… Quindi grazie!”.
Giulia Trevisiol, attaccante del Venezia 1985, ha così commentato:
“È stata una partita veramente tosta, una di quelle in cui devi adattarti subito al contesto perchè la qualità lascia il tempo che trova. Il campo era ai limiti della praticabilità e ogni pallone diventava una battaglia. Loro sono un avversario organizzato e fisico, non ti concedono un attimo, ma penso che abbiamo risposto colpo su colpo: compatte, concentrate e con la voglia di non farci mettere sotto. Il pareggio ci sta, ma soprattutto ci portiamo a casa una prestazione di carattere. Lo dico da settimane: serve tempo, serve lavoro, e serve fiducia per trovare certe connessioni. Ieri però si è visto un vero spirito di squadra. Nessuna ha mollato un centimetro e ci siamo aiutate tantissimo. La comunicazione è stata fondamentale, parlavamo in continuazione, e anche la fiducia reciproca ha fatto la differenza. In partite come quella di ieri non basta la tecnica, serve mentalità. E noi l’abbiamo avuta.

Partita sporca, fisica, intensa. Ho dovuto fare un po’ di tutto: tenere palla, pressare, prendere botte e restituire qualcosa a livello agonistico. È il tipo di partita in cui non puoi risparmiarti e sono contenta di aver dato tutto. Degli arbitri? Meglio non parlare! Diciamo che il primo tempo mi ha messo alla prova anche a livello di autocontrollo, ecco. Mi sento più matura, più consapevole. L’anno scorso un po’ di errori li ho fatti, magari qualche ingenuità o poca continuità. Avevo bisogno di fidarmi di più di me stessa ma anche di sentire fiducia intorno, e quest’anno l’ho trovata. Ringrazio la squadra e lo staff: ognuno mi ha dato qualcosa, una parola, una correzione, una spinta. Tutto questo mi ha aiutata a fare uno step importante. La prestazione di ieri ci dà sicuramente fiducia. Non saranno partite semplici, loro (Chievo e Orobica Bergamo, prossimi impegni. N.d.R) hanno qualità e ritmi alti, ma se portiamo la compattezza vista contro il Pro Palazzolo possiamo giocarcela bene. In settimana penso lavoreremo soprattutto su intensità e precisione, per dare più velocità al gioco e sfruttare meglio i nostri punti di forza. L’obiettivo è arrivarci con continuità e lucidità. Il tifo è stato una spinta incredibile. Dal campo si percepiva chiaramente l’energia, anche nei momenti più difficili della partita. Mi ha colpito la costanza: non ci hanno mai lasciate sole, nonostante il freddo, nonostante le condizioni del campo. E poi una cosa che apprezzo tantissimo è che non si limitano a guardare: partecipano. Ti chiamano per nome, ti incitano, ti danno quella carica che ti fa vincere un duello in più. Quando senti quel tipo di sostegno, ti viene naturale dare tutto. È davvero bello vedere come si stia creando un legame sempre più forte tra noi e chi viene a sostenerci”.
Laura Boschiero, centrocampista nero-oro autrice dell’assist per il gol del pareggio, è così intervenuta:
“È stata una partita molto combattuta da entrambe le squadre e il risultato finale è meritato perchè anche loro come noi, hanno lottato fino alla fine, con condizioni sia del campo che metereologiche difficili. Penso che il gruppo che si è creato quest’anno sia molto determinato, abbiamo voglia di giocare e di vincere e credo che la serietà vista in allenamento sia stato diciamo “l’ingrediente importante” per la prestazione di domenica.

È sempre difficile rientrare da un piccolo infortunio, quindi figuriamoci da un intervento al ginocchio, però tutto sommato anche dopo la prestazione di ieri ho reagito bene. Dopo essermi fatta male sono sempre stata decisa ad affrontare l’operazione e i successivi 9-10 mesi di riabilitazione per poi tornare a giocare. Infine, credo che non esista persona più autocritica di me e infatti mi dico sempre che posso fare meglio. Questa lunga e sofferta distanza dal campo è stata dura, ma la grinta non mi manca e cerco sempre di dare il massimo per me e per le mie compagne. Oltre alla mia famiglia, ringrazio le compagne che mi sono state vicine e in particolare il mister che è stato, ed è tutt’ora, un punto di riferimento. Non me la sento di fare previsioni (per i prossimi impegni di campionato, n.d.R.) però sono dell’idea che, se manteniamo lo stesso impegno e convinzione, possiamo arrivare lontano. Apprezzo molto quello che i nostri tifosi fanno per noi tutte le domeniche, che non smettono mai di cantare e incoraggiarci dalla tribuna, anche con una giornata come questa.”
Dopo le giocatrici, queste le significative dichiarazioni del mister Giancarlo Murru:
“Diventare ciò che si è” è il vero compito di ogni persona. E questo non accade in un momento, ma attraverso il confronto continuo con le proprie sfide, la fatica, la disciplina e la volontà di superarsi. Ogni allenamento, ogni scelta, ogni partita è un passo concreto verso ciò che si vuole diventare. Oggi, contro uno degli avversari più temibili del campionato, la squadra ha confermato con i fatti ciò che vuole diventare. Come sempre, un grande contributo a questa crescita arriva dalla presenza e dal sostegno del nostro tifo, che resta una forza preziosa in ogni momento”.

La sfida tra Venezia Calcio 1985 e Pro Palazzolo non è stata soltanto una partita, ma un manifesto di cosa significhi competere con identità, coraggio e appartenenza. Nel fango e sotto una pioggia incessante, le due squadre hanno dimostrato che il calcio femminile non è fatto solo di tecnica, ma soprattutto di carattere, resistenza e intelligenza collettiva.
Il Venezia 1985 esce dal campo con un punto che vale molto più della classifica: vale la conferma di una crescita visibile, della solidità del gruppo e della consapevolezza di poter affrontare chiunque.
Dall’altro lato, il Pro Palazzolo ha mostrato organizzazione, qualità e una mentalità che lo rendono una delle realtà più temibili del campionato.
A decidere non è stata la forza di una singola giocatrice, ma la capacità di entrambe le squadre di restare fedeli al proprio spirito, di stringere i denti e di non arretrare nemmeno quando il campo sembrava proibitivo.
È in giornate così che si forgiano le squadre vere.
L’1-1 finale è il risultato più giusto, ma la storia che resta è quella scritta dall’acqua, dal fango e dal cuore.
Ed è proprio lì, in quelle condizioni che cancellano la differenza fra tattica e istinto, che si vede il calcio che amiamo davvero.
Filippo Pajola e Danilo Billi
