Il mondo di Alessandro Sgarzi non è fatto solo di fotografie: è fatto di carta che odora di inchiostro, di lettere trasferibili, di fotocopie consumate dal tempo, di suoni e di istinti capaci di trasformare un’idea in un’immagine. Bologna gli vive addosso, come un colore che non sbiadisce mai, come un’ombra che si allunga tra San Luca e il Dall’Ara. In questa lunga intervista, Alessandro racconta la sua storia — una storia di mani sporche d’inchiostro e occhi che cercano simboli — e il suo rapporto viscerale con la grafica e il Bologna FC.

Dalle agenzie degli anni ’80 al mondo digitale: la nascita di uno sguardo
Gli anni Ottanta, per chi faceva grafica, erano un’altra epoca. Non esisteva internet, non esistevano i software di grafica avanzata, non c’erano filtri o livelli da applicare. C’erano solo le mani, la carta, le forbici, l’immaginazione.
«Inizio come grafico pubblicitario in diverse agenzie di Bologna — racconta Alessandro — facendo il cartellonista, usando fotocopie, fotografie, lettere trasferibili. Si usavano cose semplici, si usavano proprio le mani.»
È un ricordo che profuma di bottega, di artigianato vero. Un mondo che oggi sembra lontano ma che per Sgarzi è fondamentale. Perché è lì che capisce cosa significa costruire un’immagine e non semplicemente manipolarla.
La fotografia entra presto nella sua vita. E insieme alla fotografia, la musica. Suona, vive, crea. «Ho sempre mantenuto l’obiettivo della grafica», dice, come fosse un filo rosso che lo ha accompagnato ovunque. Locandine, manifesti, loghi: la Bologna di quegli anni era un terreno fertile per chi voleva sporcarsi le mani d’arte.

L’evoluzione: dalla carta alla rete, dal segno all’assemblaggio visivo
Gli anni passano, le tecnologie cambiano, ma Alessandro resta uno che osserva e costruisce. Oggi gestisce pagine social per clienti bolognesi e il suo archivio fotografico diventa una miniera preziosa da cui attingere. Ma non si ferma lì: «Mi piace anche andare a cercare immagini strane nel web, che è pieno, e fare assemblaggi misti.»
È qui che nasce lo Sgarzi contemporaneo: un artista che incolla epoche diverse, che mescola reale e digitale, che trasforma un simbolo in un manifesto pop.
Le sue opere sono tutte pensate per essere stampabili: arte indossabile, arte quotidiana. «Ho fatto maglie e loghi per t-shirt, ne ho ancora un paio con rinoceronti e macchine fotografiche.»
Il rinoceronte, quasi un alter ego grafico, torna più volte nel suo lavoro: duro, massiccio, simbolico. Un animale che avanza senza chiedere permesso, proprio come la sua arte.
Il Bologna FC come casa: due anni “alle calcagne” della squadra e l’esplosione creativa
Il punto di svolta arriva nel 2018. «Sono stato contrattato e ho lavorato per due anni alle calcagna del Bologna», racconta. È un’esperienza che lascia un segno profondo: vedere da vicino volti, simboli, momenti della squadra alimenta un immaginario che diventerà centrale nella sua produzione.
Da allora Alessandro non smette più di creare immagini legate al Bologna FC. E negli ultimi tempi questa vena si è riaccesa con ancora più forza:
«Uso i simboli classici di Bologna: il Nettuno, San Luca, il Dall’Ara. Poi spesso qualche giocatore, tipo Orso.»
Sono elementi che tutti i bolognesi riconoscono immediatamente, elementi che diventano quasi religiosi quando finiscono su una t-shirt o su un poster.
E Alessandro li rielabora con la sua estetica: sfocature, sovrapposizioni, stratificazioni che danno alle immagini un’aura quasi sacra.
«Il Nettuno in primo piano con San Luca e il Dallara sullo sfondo… per me su una t-shirt sta molto bene.»
Ed è difficile dargli torto: la sua arte sembra fatta apposta per diventare quotidiana, per vivere addosso alle persone.

Il sogno e la frustrazione:
C’è però un lato amaro nella sua storia. Alessandro cerca collaborazioni, vorrebbe che qualcuno notasse la forza delle sue creazioni. Ma il mondo grafico legato al calcio è chiuso, difficile, quasi impermeabile.
«Magari qualcuno mi chiamerà», dice, quasi con un sorriso malinconico. Ma intanto continua a produrre. Continua a cercare quella scintilla che un giorno potrebbe aprire la porta giusta.
Il rapporto tra immagine e identità: t-shirt, felpe, cappellini
Quando parla di abbigliamento, Alessandro diventa preciso, quasi tecnico:
«Alcune immagini stanno meglio su una t-shirt che su una felpa. Su una felpa sta bene qualcosa di minimale. Ma il Nettuno, San Luca, la coccardina della Coppa Italia… su una t-shirt vengono fuori meglio.»
C’è uno studio, una competenza, una sensibilità che non nasce per caso. E poi i cappellini:
semplice silhouette di un giocatore, BFC.
Uno stile pulito, essenziale, che si affida a simboli che parlano da soli.
Alessandro Sgarzi e Bologna: un legame quasi sentimentale
Al di là della grafica, c’è Bologna. Non una città, ma un frammento di anima. Ogni volto, ogni simbolo, ogni colore rossoblù è un richiamo, una radice, un pezzo di vita vissuta.
Il suo lavoro non è nostalgia: è identità visiva. È un modo di dire “io appartengo a tutto questo”.
È un artista che non imita e non rincorre, ma costruisce un immaginario tutto suo. Uno stile riconoscibile, un’estetica personale, un marchio che vibra.

L’eredità di un artigiano dell’immagine
Questa intervista è un viaggio dentro uno sguardo che ha attraversato epoche, strumenti, tecnologie. Dalle fotocopie anni ’80 agli assemblaggi digitali, dai rinoceronti ai simboli del Bologna FC, Alessandro Sgarzi rappresenta una figura rara: quella dell’artista che crea senza aspettarsi nulla ma che meriterebbe molto di più.
È un artigiano dell’immagine, un collezionista di simboli, un bolognese che trasforma il sentimento rossoblù in arte da indossare, vivere e respirare.
E forse un giorno quella porta che ora sembra chiusa si aprirà.
Perché quando un artista resta fedele a se stesso, prima o poi qualcuno ascolta. Sempre.
Per chi volesse vedere le sue creazioni sui social può farlo su Facebook sia come Alessandro Sgarzi, ma in particolare sulla nuova pagina: Dissing Room by Revised Edition, oppure sul classico Instagram: alessandrosgarziphotographer
Danilo Billi
