Nel calcio femminile italiano, alcune storie parlano di fedeltà, crescita e rinascita. Marzia Visani è tra queste: nove anni all’Orobica, l’esordio giovanissima in Serie B, il salto in A, gli anni difficili con il Covid e un nuovo capitolo al Venezia 1985. In questa chiacchierata intensa e sincera, lei racconta i passaggi chiave della sua vita sportiva e umana, con la stessa passione con cui si lancia sulla fascia come esterno.

Come sei arrivata al calcio femminile?
“In realtà non è stata una scelta libera, almeno non all’inizio. C’era un obbligo di età: quando ho compiuto 14 anni sono dovuta passare al femminile. Prima giocavo con i maschi, fin da bambina. A quattro anni già correvo dietro a un pallone nel mio paese… Ma quando è arrivato il momento, ho abbracciato il calcio femminile con tanta felicità.”
Quando hai deciso che il calcio sarebbe stato parte centrale della tua vita?
“È stata una scelta mia, fin dalle elementari. Anche all’asilo uscivo da scuola e andavo al parco per giocare. Non era solo un passatempo: era qualcosa di naturale.”
Raccontaci le tappe più importanti della tua carriera.
“Appena compiuti 14 anni sono andata all’Orobica. Lì ho fatto tutta la trafila delle giovanili. A 16 anni ho esordito in Serie B, grazie a Marianna, la mia allenatrice, che ha avuto il coraggio e la fiducia di puntare su di me. Quell’anno abbiamo ottenuto la promozione in Serie A, e poco dopo è arrivato il mio debutto nella massima categoria, anche alternando Primavera e Prima Squadra.”
Poi è arrivato il Covid…
“Sì. È stato un colpo duro. Siamo retrocesse e lì è iniziata una fase difficile, ma non ho mai lasciato il campo: sono rimasta a disposizione della prima squadra.”
Hai giocato molti anni con l’Orobica?
“Sono rimasta nove stagioni lì. È difficile trovare oggi giocatrici che rimangono così a lungo in una società: mi sento davvero fortunata e grata.”
Com’è andata con la Gelbison l’anno scorso?
“All’inizio sembrava andare bene, ma poi la situazione si è complicata. È stato difficile.”

E il passaggio al Venezia 1985?
“Ho scelto il Venezia perché mi piaceva il progetto, mi sembrava un ambiente caldo, quasi familiare. Il contatto è arrivato con Andrea Garboli, poi con il mister Giancarlo Murru. La decisione è maturata poco a poco: volevo tornare al Nord, volevo un nuovo inizio.”
Il gruppo come ti ha accolta?
“Benissimo. All’inizio al ritiro si è creata una scintilla – lo si vedeva tra di noi. E in campo, partita dopo partita, ci siamo conosciute sempre meglio.”
Ruolo in campo?
“Quest’anno gioco esterno. Non è un ruolo nuovo per me, ma ho fatto fatica all’inizio: è cambiato tutto, squadre diverse, metodi diversi. Il Mister mi aiuta moltissimo, mi dà indicazioni chiare e costanti.”
Qual è la differenza tra giocare al sud e al nord?
“Al nord il livello è più professionale: gli allenamenti, l’organizzazione, lo staff… tutto più curato. La mia esperienza al sud è stata bella, ma ci sono state anche mancanze, soprattutto di rispetto.”
C’è qualcosa del tuo vecchio club che ritrovi a Venezia?
“Senz’altro l’atmosfera familiare. All’Orobica ero cresciuta in un contesto affettuoso, e anche qui sento una certa familiarità, pur con un’impronta nuova.”
E fuori dal campo? Fai altro lavoro?
“Sì, lavoro al ristorante “Al Vecio Stampo” con una mia compagna di squadra. Siamo cameriere, ma l’unione che c’è tra di noi anche lì è importante, inoltre ci trattano tutti bene.”
Parliamo dell’inizio di stagione: pre-season, Coppa Italia, campionato…
“La pre-season è stata intensa, poi la Coppa Italia con il Real Vicenza è andata bene. In campionato siamo partite ancora meglio di quanto mi aspettassi. Certo, abbiamo avuto momenti difficili, come la sconfitta con il Trento, ma vedendola nel complesso, è un ottimo inizio.”
Sei scaramantica?
“Tantissimo.”

Il famoso “panino del venerdì”: novità o tradizione?
“Novità per me. A Bergamo non avevamo niente di simile. Ma adoro che un’attività semplice come un panino possa unire il gruppo: anche chi porta il pranzo da casa partecipa comunque.”
E i tifosi?
“Giocare con loro è un privilegio. Filippo, il loro leader carismatico, è sempre presente e lo fa con il cuore. Ti dà quella spinta in più in campo. È una persona meravigliosa, con valori veri, e si vede che ci tiene davvero.”
Ultima domanda: cosa fai quando non sei in allenamento o al lavoro?
“Mi piace camminare, esplorare. Se ho tempo, vado a Venezia o facciamo escursioni nei paesini come Treviso. Sono momenti di leggerezza e bellezza, che mi ricaricano.”
I saluti audio di Marzia…
La storia di Marzia Visani è fatta di fedeltà e di svolte: da una lunga adolescenza all’Orobica alle sfide del calcio moderno al Venezia 1985. È una giocatrice che non ha paura di cambiare, ma porta con sé un cuore che batte per il suo passato, per il gruppo e per la passione. Il suo percorso racconta la crescita del calcio femminile italiano, ma anche il valore umano di chi resta, lotta, e ricomincia.
Danilo Billi
