Ci sono storie che non chiedono di essere raccontate: gridano, bussano, spingono. Sono storie fatte di campi polverosi, sere umide passate tra una riunione e un allenamento, ragazze che crescono, famiglie che affidano il loro bene più prezioso, dirigenti che non timbrano solo un cartellino, ma plasmano un futuro.
Una di queste storie porta un nome preciso: Silvia Maglio, Team Manager dell’Accademia Torino, ex centrocampista dal passo veloce e dalla mente lucida. Una donna che ha attraversato il calcio femminile da giocatrice, poi da lavoratrice, e infine da guida per generazioni nuove.

Quello che segue è un viaggio dentro la sua voce, rispettando ogni sfumatura delle sue parole, lasciando che sia lei a raccontare l’anima dell’Accademia Torino.
Dalle prime scarpe slacciate alla maglia granata
«Ho iniziato a giocare a calcio a sei anni, nella squadra della parrocchia San Francesco a Venaria, in provincia di Torino. Ho giocato lì cinque anni, poi sono passata al Torino, che all’epoca era quello che oggi è il Torino Women. Non c’erano ancora il Torino FC femminile e la Juventus Women: c’erano la Juventus femminile e noi, il Torino CF.»
Silvia rimane granata fino ai 16-17 anni, poi vola alla Givolettese in Serie C per qualche stagione, prima di concludere la carriera al Luserna:
«Ho terminato lì l’ultimo anno. Poi è scoppiato il Covid e, complice anche l’età, ho deciso di non continuare.»
Il suo ruolo?
«Centrocampista centrale. Ero quella che stoppava il gioco e ripartiva veloce. Però sono passati tanti anni… quasi non me lo ricordo più!»

Una pausa, poi il ritorno al calcio: questa volta da dirigente
«Dopo ho fatto un paio d’anni di stop, ho iniziato a lavorare, poi mi sono riavvicinata grazie all’Accademia Torino, non più come giocatrice ma dal lato direttivo.»
L’Accademia femminile nasce nel 2019-2020, mentre quella maschile era già attiva dal 2018.
«Siamo una società dilettantistica, il campo è a Grugliasco. Abbiamo tutte le categorie femminili: dalle under 8 le piccolissime del 2017-2018, fino alla prima squadra che fa l’Eccellenza.»
Allenatori, valori, formazione: il progetto cresce
«Crediamo molto negli allenatori e nei valori. Siamo vecchia scuola: crediamo nella crescita dell’atleta e della persona. Abbiamo anche due squadre maschili, Under 16 e Under 15,.»
La struttura prende forma nel 2021, con Silvia come Team Manager, l’attuale presidentessa Muriel Crepaldi e il direttore tecnico Patrick Geninatti:
«Noi ci chiamiamo “il Triumvirato”.

Un lavoro vero… senza essere un lavoro vero
«Purtroppo non è un impegno a tutti gli effetti. Tutti noi abbiamo un lavoro vero e poi, come hobby, gestiamo l’Accademia. Anche se, come tempo, siamo più in campo che al nostro posto normale.»
Silvia nella vita è contabile.
«In ufficio sto 7-8 ore. Poi dalle 17 alle 22 e oltre sono in campo. Tutti i giorni.»
Il ruolo della Team Manager nel mondo del calcio femminile?.
«Purtroppo non ho avuto il tempo di fare il percorso a Coverciano, sarebbe bellissimo. Ma il ruolo di Team Manager nel femminile richiede comunicazione, empatia e capacità di crescere generazioni: le donne e gli uomini di domani.»
L’ Accademia conta circa 190 tesserati.
«Ne abbiamo mandati alcuni nel professionismo: Juventus, Genoa. Ma sono pochi rispetto ai numeri totali.
Allenatori, genitori e la gestione quotidiana
«Con gli allenatori serve una comunicazione costante. Le giocatrici spesso parlano in modo confidenziale con me, e io faccio da tramite. La collaborazione con il settore tecnico è fondamentale.»
Il rapporto con i genitori è cambiato:
«All’inizio era più amichevole, ora che i numeri sono tanti non si può più. I genitori sono esigenti: vedono solo la propria figlia, non il collettivo. Dico sempre che ci affidano la cosa più bella che hanno. Io non sono ancora mamma, ma quando lo sarò vorrò un ambiente sereno per mio figlio o mia figlia.»

L’Under 8 e il futuro che cresce
«Le Under 8 sono l’avvicinamento al calcio. Non fanno campionato, sono piccolissime. Serve insegnare cosa vuol dire stare in gruppo.»
La prima squadra e il legame con le più piccole
«La nostra Eccellenza è fatta dalle ragazze del 2006 che hanno iniziato con noi. Circa 12-13 ragazze sono cresciute qui dall’inizio. È bellissimo portare la filiera fino in prima squadra.»
E, sì, partecipano attivamente alla vita del club:
«Le universitarie fanno da preparatrici atletiche, e le grandi vengono a vedere le partite delle più piccole. Le partite di campionato le abbiamo messe tutte in sequenza: piccoline alle 11, prima squadra alle 14:30.
L’Accademia è una grande famiglia.»
Maschi o femmine? L’eterna domanda
Sul tema dell’iniziare a giocare con i maschi:
«È un duplice pensiero. Le nostre Under 10 e Under 12 fanno anche il campionato maschile, perché in Piemonte non ci sono tante squadre femminili. È bello far parte di un gruppo femminile, ma confrontarsi con i maschi aiuta: ritmi diversi, crescita diversa. Fino ai 10-11 anni non c’è problema. Dai 15 anni in su è giusto che sia solo femminile.»
Le chiedo se i maschi sottovalutano le ragazze:
«Raramente. Abbiamo trovato squadre rispettose. E ormai il nome dell’Accademia è conosciuto.»

In un calcio femminile che si espande, cresce, cambia pelle giorno dopo giorno, la storia dell’Accademia Torino è una storia di radici e di visione: un progetto che non vive di slogan, ma di serate passate a bordo campo, di bambine che sognano, di squadre che crescono insieme.
E soprattutto vive grazie a persone come Silvia Maglio, che con la stessa naturalezza con cui in passato recuperava un pallone e ripartiva, oggi recupera un sogno e lo rilancia più lontano.
Perché la differenza vera non la fanno i contratti o le luci dei riflettori: la fanno le persone che decidono di restare, crescere, costruire.
E Silvia, in questo, è una delle fondamenta più solide del calcio femminile piemontese.
Danilo Billi
