Non importa quante volte cadi, ma quante volte cadi e ti rialzi.
La mentalità di un tifoso emerge non nei momenti di vittoria, ma anche e soprattutto nelle sconfitte e nei momenti di difficoltà. Il legame con la squadra esula da discorsi di successi e delusioni: vincere è sicuramente un piacere in più per tutti ma il sostegno è costante ed incondizionato a priori, indipendentemente dal risultato e/o dalla posizione di classifica.
È facile essere il “dodicesimo uomo in campo” quando si vince; farlo con la stessa passione, anche quando le prestazioni in campo non portano ad un buon risultato, è dimostrazione di un supporto totale e di essere degni di questo appellativo.
La trasferta a Verona nasce sull’onda dell’entusiasmo scaturita dal risultato sul campo e sugli spalti nella domenica precedente, nella sfida dai contorni epici contro il Pro Palazzolo. Per Filippo, leader dei “Tifosi non Schifosi”, una domenica di tifo inedita, in un contesto come quello scaligero che rappresentava una novità per la società nero-oro. Un centro sportivo molto bello e con potenzialità di sviluppo ulteriore, soprattutto per la tribuna molto “rustica” che si affaccia sul terreno di gioco: nonostante il poco comfort, il supporter nero-oro è riuscito comunque a costruire con stile ed efficacia il suo solito angolo di voce e passione domenicale sui gradoni.


Gli striscioni appesi alla rete, gli iconici e “schifosissimi” adesivi attaccati come timbro di presenza e passaggio, il tamburo sospeso su uno dei pochi appigli idonei, il megafono ed una birra per alzare la temperatura del tifo: tutto al posto giusto per vivere novanta minuti di emozioni, a ritmo di cori tambureggianti.
Una partita difficile in campo (per via delle assenze in casa Venezia 1985 prima e durante la gara e, onore al merito, per un avversario molto ostico) ed emotivamente sugli spalti: il passivo pesante del risultato finale non corrode però l’orgoglio di tifare fino alla fine per una squadra che ha sempre e comunque lottato col cuore. Siamo bravi a cadere ma come il passato ci insegna, abbiamo anche i valori per risollevarci insieme, a partire dal prossimo impegno di campionato. Bisogna leccarsi le ferite e chissà che tra due settimane in Coppa Italia, non si esca con un altro risultato dal “Bottagisio Sport Center” di Verona: i “Tifosi non Schifosi” ci credono e confidano perdutamente nelle loro Leonesse.
CRONACA DELLA PARTITA
Chievo Verona – Venezia Calcio 1985, 4-1
(6^ giornata del Campionato di serie C femminile, Girone B)
Una giornata storta per le Leonesse nero-oro. Troppe assenze, due nuovi infortuni e un match in salita. Ora testa alla capolista Orobica. Verona non perdona, soprattutto quando il Venezia Calcio 1985 arriva al Bottagisio già rimaneggiato e consapevole di dover stringere i denti. Le Leonesse, in maglia nero-oro, si sono presentate con delle indisponibilità importanti: Ruggiero, Morettin e Gastaldin erano già out ai blocchi di partenza. E come se non bastasse, durante il primo tempo sono arrivate anche le uscite forzate di Trevisiol e Grecu, complicando un pomeriggio già difficile.
Il match, fin dal riscaldamento, aveva mostrato i primi segnali di allarme: Morettin e Gastaldin, che fino all’ultimo hanno provato ad essere della partita, hanno dovuto alzare bandiera bianca costringendo mister e staff a ridisegnare la formazione all’ultimo secondo. Eppure, nonostante le difficoltà, il Venezia 1985 parte con coraggio.

Le nero-oro sfiorano persino il vantaggio: Trevisiol, servita da Visani al limite dell’area, salta il difensore e lascia partire un tiro a giro perfetto, un velluto che sfiora il palo lontano e strozza l’esultanza in gola. Il Chievo risponde con decisione: al 27’, un cross dalla destra trova Lunghi, che calcia di prima intenzione. Costantino è bravissima e salva tutto in uscita con i piedi. Il Venezia 1985 prova a rialzare la testa con una bella giocata di Dalla Santa, che serve Sabia: tiro potente ma alto, occasione sfumata. Poi arriva la doccia fredda. Il Chievo recupera palla a centrocampo e Dalla Giacoma si gira al limite: tiro preciso, pallone che bacia il palo e si infila. È l’1-0.
Ad inizio ripresa arriva un episodio contestato: su un contrasto in area tra Tosatto e un’attaccante avversaria, l’arbitro fischia un rigore molto generoso. Dal dischetto, ancora Dalla Giacoma fa 2-0. Le Leonesse però non mollano mai: Tosatto intercetta un pallone in uscita del Chievo, si lancia in contropiede, salta tutti e trafigge la porta clivense. Il Venezia 1985 riapre il match: 2-1, una fiammata d’orgoglio. Ma le energie sono poche, la panchina è corta, e il Chievo ne approfitta. Su corner arriva il colpo di testa vincente di Marconi per il 3-1, seguito dal 4-1 firmato da Peddio, che raccoglie una ribattuta e spara un destro all’incrocio, imprendibile. Una gara nata male e finita peggio, con un lungo bollettino medico a complicare il copione: oltre alle tre assenze iniziali, si fermano anche Trevisiol e Grecu, costringendo il Venezia a reinventarsi in corsa.
Domenica a Marcon arriverà l’Orobica Bergamo, prima della classe. Una montagna da scalare, ma le Leonesse hanno già dimostrato di sapere soffrire e rialzarsi. Il Venezia 1985 dovrà stringere i denti, curare le ferite e rimettere insieme tutto ciò che può. Serviranno compattezza, spirito di sacrificio e quella fierezza che da sempre accompagna la maglia nero-oro.
Animo e coraggio, Leonesse.
In questo campionato, ogni domenica è un romanzo, e il finale lo scrivete voi.
CHIEVO VERONA 4-1 VENEZIA CALCIO 1985
CHIEVO VERONA:
Olivieri, Marconi, Caliari, Zoppi (st 39’ Bampa), Osetta (st 29’ Cochis), Orsini (st 19’ Pelucco), Lunghi (st 19’ Cimadom), Peddio, Gobbato, Dalla Giacoma (st 42’ Masciantonio), Marchiori.
A disposizione: Butte, Vernocchi, Mazzi, Salvaro.
Allenatore: Giacomo Venturi
VENEZIA CALCIO 1985:
Costantino, Visani, Grecu (st 1’ Cadamuro; st 8’ Codolo), Tosatto, Dalla Santa, Trevisiol (st 1’ Furlan), Boschiero, Paladini, Romano, Baldan, Sabia.
A disposizione: Tonello, Morettin, Gastaldin, Donaggio, Rotondi.
Allenatore: Giancarlo Murru
Arbitro: Matteo Pati di Verona.
Marcatrici:
Pt 36’ Dalla Giacoma (VR); st 14’ Dalla Giacoma (VR) su calcio di rigore, 16’ Tosatto (VE), 25’ Marconi (VR), 27’ Peddio (VR).
Note:
Corners: 7-4
Minuti di Recupero: 1’ pt, 3’ st.
DICHIARAZIONI
Elisa Dalla Santa, attaccante del Venezia Calcio 1985 Femminile, ha dichiarato al nostro Filippo:
“Sapevamo di affrontare una squadra tosta che, nonostante la posizione in classifica e la zona play-out, aveva già sfidato le prime della classe. Il Chievo è una squadra quadrata e francamente domenica ci è mancata un po’ di spigliatezza: in alcune situazioni siamo state troppo morbide, sia in fase offensiva che difensiva.
Con la rosa al completo e l’infermeria svuotata, sono serena nel dire che tra due settimane, in Coppa Italia, ce la potremo giocare meglio. Le avversarie hanno concesso spazi e siamo state noi, secondo me, poco brave a non concretizzare queste occasioni.

Alcune ragazze si stanno ancora inserendo nei nostri meccanismi di squadra e questo forse si è visto. Il 4-1 è un risultato pesante, hanno sicuramente avuto più occasioni di noi ma sarà uno stimolo quando le ritroveremo in Coppa. Su un campo come il loro, i rientri (mi auguro) di una Anna Ruggiero e di una Ludovica Gastaldin possono risultare determinanti.
Per quanto riguarda l’Orobica Bergamo, speriamo di recuperare quante più pedine possibile per affrontare una delle candidate alla vittoria del campionato a viso aperto.
Sul tifo… Beh, a fine partita possiamo dire che si è sentito più Filippo che i 30-40 tifosi del Chievo sugli spalti. C’è poco da fare: ce l’abbiamo solo noi!”.
Giancarlo Murru, mister nero-oro, ha aggiunto:
“Come si può comprendere la vita solo all’indietro, e noi abbiamo tutto per comprendere la partita di oggi, così la stessa vita va vissuta in avanti, e qui abbiamo altrettanto ben in mente le nostre possibilità, purché le assenze per quantità non diventino tali da divenire insopportabili per una qualsiasi squadra”.

Nonostante il risultato pesante, il Venezia Calcio 1985 dimostra carattere e resilienza. Le Leonesse hanno imparato dai propri errori e ora guardano avanti, pronte a ritrovare le giocatrici assenti e a prepararsi al meglio per la sfida con l’Orobica. Il cammino è difficile, ma con spirito di squadra, sacrificio e determinazione, ogni ostacolo può diventare un’opportunità per crescere e sorprendere.
Filippo Pajola e Danilo Billi
