Ci sono squadre che vincono.
E poi c’è la Spagna femminile, la Nazionale che riscrive il destino ogni volta che scende in campo. Nella finale della UEFA Women’s Nations League 2024-25, la Roja ha messo la propria firma sul cielo d’Europa, conquistando il trofeo con quella autorevolezza che appartiene solo alle dinastie vere: le squadre che non seguono il calcio… lo trasformano.

Vittoria. Dominio. Identità.
Tre parole marchiate a fuoco sulla maglia rossa di una generazione irripetibile.
Un ciclo che non esisteva… finché la Spagna non l’ha creato
Dopo il Mondiale 2023, dopo la prima Nations League nel 2024, la Roja guidata da Montse Tomé completa l’ennesimo capolavoro. La Nations League 2024-25 non è solo una vittoria: è la conferma di un’era. Un’era che non accenna a finire.
Una squadra che pensa come un’unica creatura, che attacca con sinfonia, che pressa come se fosse una scelta etica. Possesso totale, verticalizzazioni chirurgiche, movimenti che sembrano scritti da un poeta che conosce la geometria.
Questa Spagna non gioca: interpreta.
La finale con la Germania: la cronaca di un dominio annunciato
La finale è un duello di filosofia: gioco totale contro transizioni, eleganza contro potenza, futuro contro tradizione.
L’inizio è un monologo spagnolo.
Alexia si abbassa a cucire il gioco, Mariona illumina linee invisibili, Batlle corre come se il campo fosse un’estensione naturale del suo corpo. La Germania prova a contenere, ma la Roja la costringe subito a respirare affanno.
Il secondo tempo si apre senza troppe emozioni. Poi però all’ora di gioco la Spagna si accende grazie alle giocatrici del Barcellona.
Claudia Pina, infatti, apre le marcature al 61’. Partendo dalla sinistra, si accentra e triangola con Mariona, in area spalle alla porta. Sulla sponda dell’ex blaugrana, Pina calcia dal limite: Berger tocca, ma non evita il gol.
Poi Lopez firma il raddoppio al 68’. Partendo dalla trequarti sulla fascia destra, arriva al limite dell’area, si accentra e calcia col sinistro a giro sul secondo palo.
Infine, Pina sigla il tris iberico al 74′. La stessa classe 2001 intercetta un passaggio all’altezza del centrocampo e si invola verso l’area tedesca. Dalla lunetta dell’area batte Berger con un destro potente che si infila sotto la traversa.
Gli ultimi minuti sono gestione, maturità, dominio silenzioso.
Al triplice fischio, la storia è scritta: la Spagna è ancora campione.
Le stelle si accendono: un capolavoro collettivo
La finale ha mostrato tutto ciò che questa squadra è diventata:
- Alexia Putellas, la guida spirituale, l’architetta, il faro che non si spegne mai.
- Ona Batlle, la velocità fatta intelligenza.
- Mariona, la regista emotiva e tecnica del gruppo.
- Amaiur e Redondo, due lame affilate che divorano gli spazi.
- Una difesa che non arretra, mai, come se ogni metro fosse un manifesto politico.
La Spagna senza Aitana: la grandezza che sa resistere al dolore
La Roja ha vinto senza la sua regina.
Aitana Bonmatí, tre Palloni d’Oro consecutivi, la giocatrice che ha ridisegnato il concetto stesso di centrocampo. L’architetta del tempo. La danzatrice del caos.

Senza di lei la Spagna non danza: combatte.
Eppure vince lo stesso.
Ma la sua assenza è una ferita aperta per tutto il movimento.
Perché nessuna al mondo sa piegare una partita come Aitana.
Il calcio femminile perde un pezzo di poesia ogni volta che lei non può esserci.
E la speranza – universale – è rivederla presto a governare le geometrie del mondo.
Il messaggio della Nations League 2024-25: il futuro ha ancora un colore
Il colore è il rosso.
Il colore della Spagna, della sua ambizione, del suo destino.
La Roja non si limita a vincere: eleva il livello, costringe le avversarie a rincorrere, ispira una generazione intera. Nel calcio femminile che cresce, si espande, cambia pelle, la Spagna è la cometa che indica la strada.

La Roja non è una squadra: è un’epoca
La Spagna femminile vince perché ha talento, idee, coraggio.
Vince perché porta in campo una cultura calcistica moderna, armonica, radicale.
Vince anche senza la propria regina.
E proprio per questo fa capire la portata del ciclo che sta vivendo:
non una squadra, ma una dinastia.
È la storia che rotola.
È il rosso che non scolora.
È una generazione che non vuole fermarsi.
La Nations League 2024-25 lo conferma:
la Roja ha costruito un regno. E non ha alcuna intenzione di abdicare.
Danilo Billi
