Intervista esclusiva all’allenatore dell’Enjoy Calcio a 8 femminile di Bologna
Il calcio che resiste, quello che profuma di passione
Nel calcio femminile dilettantistico ci sono storie che meritano di essere raccontate. Storie lontane dai riflettori ma vicine al cuore. Una di queste è quella di Nicola Mosca, allenatore dell’Enjoy Calcio a 8 femminile, un uomo che ha scelto la strada dell’empatia, della crescita e dei valori puri.
Nell’Enjoy non ci sono stipendi né contratti milionari: ci sono ragazze che si allenano al freddo, che pagano la quota, che arrivano dopo il lavoro o l’università per vivere un’ora e mezza di calcio vero. E agli allenatori come Nicola si deve l’anima di questo movimento: un calcio che torna a parlare di maglia, pancia e cuore.

Nicola, come ti sei avvicinato al mondo del calcio femminile?
«Mi ci sono avvicinato otto anni fa, grazie a un mio collega che era presidente di una società femminile. Mi chiese di andare ad allenare le ragazze. Il mio primo approccio diretto è nato proprio da quella richiesta.»
E prima che ruolo avevi nel mondo del calcio?
«Prima giocavo, poi ho gestito alcune squadre sia da allenatore che da presidente. Ma ero lontano dal calcio femminile, se non per qualche sporadico calcetto misto… che sinceramente non ho mai apprezzato, vista la differenza tra uomo e donna in campo.»
Cosa ti ha colpito nel primo anno e cosa ti ha fatto restare, fino a diventare l’allenatore empatico che sei oggi?
«La cosa che mi ha colpito di più è stata vedere la crescita, sia sportiva che personale, delle ragazze in base a ciò che provavo a insegnare. All’inizio trasmettevo solo un po’ della mia esperienza… ma vederle migliorare, vederle credere in se stesse, è stata la scintilla.»
Faccio un’affermazione: il calcio femminile – sia 11 che 8, e in parte anche il 5 – assomiglia ancora a quel calcio maschile di una volta, pieno di gol, dedizione e attaccamento alla maglia. È una follia dirlo?
«No, anzi. Concordo. Il calcio a 11 e il calcio a 8 femminile sono ancora uno sport di pancia e di cuore. Il calcio a 5 un po’ meno, perché è più tecnico, ma per fortuna è lontano dai riflettori del maschile. Però sì: nell’8 e nell’11 femminile ritrovi quel modo di intendere il calcio che amavamo anni fa, come approccio, concetto e modo di vivere lo sport.»
Parlando di movimento: negli ultimi anni, grazie anche alla Nazionale, hai notato un aumento reale dell’interesse verso il calcio femminile?
«Assolutamente sì. Gli ultimi anni hanno aiutato molto il movimento, sia mediaticamente sia come percezione. È vero che ci sono differenze tra maschile e femminile, ma stiamo iniziando a guardarlo con occhi diversi, non più come un ripiego per chi “non ha altro da fare”. Il femminile sta conquistando spazi importanti… anche se ancora troppo limitati e spesso ghettizzati.»
Parlami del tuo gruppo Enjoy di questa stagione. Come sta andando?
«Quest’anno Enjoy ha anche il calcio a 8: prima avevamo solo il 5. Con l’ingresso della mia squadra abbiamo iniziato questo percorso. Dico “nostra” perché io e lo staff sentiamo le ragazze come parte di noi: non di proprietà, ma di tutela, di affetto. Abbiamo un gruppo bellissimo. Ragazze con voglia di mettersi in gioco, di faticare, di discutere con se stesse per migliorare, di sacrificarsi per le compagne. Sportivamente siamo tra le prime tre-quattro posizioni. Il problema? Gli infortuni. Ne abbiamo sette, purtroppo. Nell’ultima partita si è fatta male la nostra attaccante Alice. E stamattina abbiamo avuto la conferma della rottura del menisco di un’altra ragazza. Facciamo fatica persino ad averne otto disponibili per giocare. Ma… cuore oltre l’ostacolo. Sempre. Se c’è bisogno, un’attaccante gioca in porta, un portiere va a centrocampo. Si mettono tutte a disposizione. Siamo davvero orgogliosi del gruppo.»
Chi vuole entrare nell’Enjoy come può fare e fino a quando?
«Chi vuole venirci a conoscere può contattare Enjoy direttamente sui social. C’è tempo fino alla fine di febbraio: fin lì si può tesserarsi e giocare il campionato. Dalla seconda fase non si può più scendere in campo in campionato, ma si può allenarsi, partecipare ad amichevoli, tornei e anche alla Coppa. Le porte sono sempre aperte per chi ha voglia di far parte del gruppo.»
L’Enjoy come casa, il calcio come famiglia
Dal racconto di Nicola Mosca emerge un calcio che resiste, che combatte contro infortuni, lavoro, studio, freddo, allenamenti difficili. Ma proprio per questo è autentico. È un calcio che profuma di sacrificio, di valori, di complicità. L’Enjoy Calcio a 8 femminile non è solo una squadra: è una piccola comunità dove ognuna mette ciò che ha, anche quando sembra poco. Ed è lì che l’allenatore diventa guida, testimone e custode di un modo di giocare che non vuole morire.
Nel suo sguardo c’è una certezza:
“Questo è il calcio che amavamo. E che ameremo ancora.”
Danilo Billi
