Questa pazza fede: un viaggio di tifo, cuore e riscatto
Questa pazza fede: il tifo, come la famiglia, è un destino che si costruisce insieme. Dal libro di Tim Parks alla domenica passionale vissuta a Verona e culminata con una vittoria esaltante: questo amore non conosce confini. Per distanza, non era una trasferta impossibile: uscire dalla “zona di comfort” dello stadio di casa ed affermare ulteriormente il senso di appartenenza e legame con la squadra come gruppo era fattibile, invece come al solito è stato Filippo a tenere alta la bandiera dei “Tifosi non Schifosi” nella sfida degli ottavi di Coppa Italia.
La trasferta non è una semplice gita fuori porta: i chilometri percorsi sono una delle misure tangibili della passione, la dedizione alla causa e la forte motivazione ideologica sono concetti alla base della credibilità di un movimento di tifo organizzato. Poco male se poi il leader dei supporters nero-oro arriva da solo al “Bottagisio”, dopo essersi dovuto caricare in macchina ancora prima dell’alba tutto il materiale in auto ed essere andato a lavorare, e canta come sempre per almeno 10 persone: superare gli ostacoli rafforza quel senso quasi mistico che lega i tifosi alla squadra e ancor di più quel supporto costante ed incondizionato, che rappresenta la significativa cornice di ogni partita delle Leonesse nero-oro.

“E dire che è solo autocelebrazione, è come guardare una natura morta e dire che è soltanto frutta.”
Se dopo i sacrifici di una settimana, si arriva allo stadio non solo per mettere giù due striscioni ma anche con la consapevolezza di poter lasciare il segno, ecco che si concretizza maestosamente ancora una volta l’unicità caratterizzante il tifo a tinte nero-oro: accendere una fumogenata importante come quella di domenica all’ingresso in campo delle squadre, è un chiaro messaggio dichiarativo in tal senso.

Talmente potente e straripante, come il sentimento che accompagna in generale le azioni sui gradoni dei “Tifosi non Schifosi”, che anche il direttore di gara ha voluto attendere qualche secondo prima di dare il fischio d’inizio: ha voluto gustarsi anche lui lo spettacolo, mettiamola così!
Lo meritava una partita, un’occasione del genere, un gruppo di ragazze che due settimane prima aveva sofferto (insieme ai suoi tifosi) moltissimo sullo stesso campo, nel match di campionato, e che arrivava alla sfida con voglia di riscatto e di centrare un obiettivo rilevante, anche se mai dichiarato esplicitamente: caricare ulteriormente l’ambiente in maniera non banale e superficiale era doveroso comunque a priori e, in qualche modo, deve essere riuscito l’intento di dare un prezioso contribuito ad una prestazione poi di altrettanto alto livello sul campo.
I cori ritmati dal tamburo durante tutti i novanta minuti hanno fatto da colonna sonora alla vittoria nero-oro; la gioia e le emozioni al fischio finale sono esplose definitivamente in campo e sugli spalti, con tutta la squadra che è corsa “sotto la curva” per celebrare la vittoria ed omaggiare il tifo presente, che simbolicamente ha acceso altri due fumogeni. Insieme, si può fare: il quadro così dipinto in questo magico finale di partita è l’essenza, per l’ennesima volta, di quanto è orgogliosamente bello essere noi.

È qui la festa: spente le luci del campo e raccolto il materiale di tifo sugli spalti (se il tifo è stato tutto sulle spalle di Filippo, è altrettanto apprezzabile la sincera disponibilità data da alcuni immancabili genitori al seguito delle proprie Leonesse nell’aiutare in tali operazioni di smobilitazione del “campo di battaglia”), ci si è spostati al bar per un “sobrio terzo tempo” con staffe giocatrici di passaggio, prima di montare nel bus di ritorno. Anche questi momenti sono “piccole cose” che fanno bene al cuore e allo spirito di una squadra: dopo una (anche più di una) birra ed un paio di battute scambiate in serenità, si può intraprendere il viaggio verso casa con la certezza di aver dato tutto quello che era possibile e che si possono affrontare i prossimi impegni con entusiasmo e fiducia, perchè appunto insieme si può realizzare un destino di gloria.
Coppa Italia Femminile: Le Leonesse vincono 4-1 a Verona e volano ai quarti. Riscatto, cuore e una prestazione da applausi
Le Leonesse firmano un’impresa pesantissima in Coppa Italia Femminile, espugnando il campo del Chievo Verona con un netto e meritato 4-1. Una vittoria che profuma di orgoglio, di identità ritrovata e di un riscatto che vale doppio: due settimane dopo la sconfitta in campionato, arriva lo stesso identico risultato, ma questa volta dalla parte giusta. E lo fa con una prestazione totale, intensa, lucida, che conferma la crescita della squadra e la sua capacità di competere ad alti livelli.

Dopo il fischio d’inizio al centro sportivo “Bottagisio”, la partita vibra subito di tensione. Si gioca ad eliminazione diretta, non c’è appello. Ma questa volta le Leonesse sono al completo e non senza le 5 assenze pesanti che aveva falcidiato la squadra in campionato, e la differenza si vede.
Al 15’ Gastaldin punisce un’uscita sbagliata del Chievo, ruba palla e disegna un pallonetto meraviglioso che bacia il palo interno e si insacca: 1-0 e subito il segnale che oggi la storia può cambiare.
La squadra domina il gioco, mantiene il ritmo alto e sfiora il raddoppio con Trevisiol. Poco dopo, al 36’, arriva il meritato 2-0: Morettin apre a sinistra, Trevisiol salta l’avversaria, calcia, riprende la ribattuta del portiere e deposita in rete. Potenza, freddezza, fame.
Il primo tempo vibra di nero-oro: il Chievo è innocuo, le Leonesse comandano.
La ripresa si apre con un brivido, ma Costantino tira fuori il primo miracolo di giornata, deviando con le dita un colpo di testa ravvicinato destinato all’angolino. Subito dopo riparte la tempesta rossoblù: Tosatto guida le ripartenze, cambia gioco, crea spazi, e al 7’ nasce il capolavoro del 3-0. Cross dalla destra, Ruggiero arriva dalle retrovie e spara un diagonale preciso che si infila sul palo lontano. Una perla.
Il Chievo accorcia su corner con Marconi (3-1), ma non basta per rimettere in partita l’incontro. Le Leonesse ricominciano a macinare gioco: Dalla Santa sfiora il gol due volte, centra una traversa clamorosa e impegna più volte il portiere avversario. Poi arriva il colpo che chiude il sipario: al 48’ Boschiero entra in area e firma il definitivo 4-1 con un diagonale che manda in archivio la partita e restituisce alle avversarie il risultato della gara di campionato.
Finisce 4-1, finisce con una squadra che ha saputo unire organizzazione, qualità individuali e spirito di sacrificio. Una vera risposta di carattere, una dimostrazione di forza che proietta le Leonesse ai quarti di finale di Coppa Italia di Serie C Femminile.
Questa è una vittoria che pesa, che rilancia, che racconta di un gruppo vivo, compatto, feroce al punto giusto.
Ora la testa torna al campionato: domenica trasferta ostica a Garlasco, campo difficile, avversarie combattive. Ma con questa fame, con questa identità ritrovata, le Leonesse possono andare ovunque.
CHIEVO VERONA 1-4 VENEZIA CALCIO 1985
CHIEVO VERONA:
Butte, Bampa, Marconi, Gobbato (st 39’ Pelucco G.), Caliari, Orsini (st 29’ Chiaramonte), Pelucco S. (st 1’ Vernocchi), Peddio, Lunghi (st 23’ Cimadom), Dalla Giacoma, Salvaro (st 1’ Osetta).
A disposizione: Olivieri, Mazzi, Masciantonio.
Allenatore: Giacomo Venturi
VENEZIA CALCIO 1985:
Costantino, Morettin, Grecu, Tosatto (st 33’ Boschiero), Trevisiol (st 8’ Dalla Santa), Gastaldin, Paladini, Romano, Baldan (st 38’ Furlan), Ruggiero, Sabia (st 22’ Visani).
A disposizione: Tonello, Vanzo, Codolo, Cadamuro.
Allenatore: Giancarlo Murru
Arbitro: Lorenzo Teodori di Rovigo.
Marcatrici:
Pt 15’ Gastaldin (VE), 37’ Trevisiol (VE); st 7’ Ruggiero (VE), 27’ Marconi (VR), 48’ Boschiero (VE).
Note:
Ammonite: Ruggiero (VE) e Vernocchi (VR).
Corners: 6-3.
Minuti di Recupero: 0’ pt, 4’ st.
Filippo ha raccolto alcune dichiarazioni nel post partita. Per prima, ecco quella rilasciata da Giulia Trevisiol:
“È stata una partita totalmente diversa da quella di campionato. Fin dal calcio d’inizio si è visto un altro Venezia 1985: più aggressivo, più convinto, più presente mentalmente. Due settimane fa eravamo state noi a inseguire per tutta la gara, ieri (domenica, n.d.r.) invece abbiamo imposto il nostro ritmo subito e questo ha fatto la differenza. È stata una gara pulita, intensa e giocata con maturità. Sicuramente recuperare alcune compagne importanti ci ha dato qualità e soluzioni in più, sarebbe inutile negarlo. Però la vittoria non è arrivata solo per quello. In campo abbiamo messo testa, organizzazione e tanta voglia di riscattarci. A livello mentale siamo entrate con un altro spirito, più cattive agonisticamente. Tecnicamente e tatticamente abbiamo rispettato alla perfezione quello che avevamo preparato. Le avversarie forse sono sembrate meno brillanti, ma la verità è che siamo state noi a farle giocare male. La sconfitta con l’Orobica ci era rimasta un po’ dentro, perché la prestazione c’era stata, era mancato solo il risultato. Forse proprio quella delusione ci ha dato la spinta per presentarci ieri con questa fame. Le prossime due trasferte sono impegnative, sì, ma ci arriviamo con fiducia e consapevolezza. (In bus… dopo un viaggio della speranza, come sempre!). Scherzi a parte, sappiamo che possiamo fare bene e che abbiamo ancora margini di crescita. Questo Venezia 1985 non è arrivato al massimo: abbiamo ancora tanto da migliorare e da mostrare.

Arrivare ai quarti di finale è un traguardo bello e importante. L’anno scorso ci eravamo fermate agli ottavi con qualche rimpianto, quindi quest’anno c’era voglia di andare oltre. Dirti che ce lo aspettavamo sarebbe presuntuoso… Ma ci credevamo. Abbiamo fatto un percorso serio e ce lo siamo guadagnato sul campo. Ora vediamo fin dove possiamo spingerci. Personalmente sono molto contenta. Due settimane fa avevo sofferto parecchio, non avevo fatto la prestazione che volevo. Ieri, invece, mi sono sentita bene sin dall’inizio, più libera di testa e più dentro al gioco. Il gol è sempre qualcosa di speciale per un centravanti e, giunto in un momento importante, dà ancora più soddisfazione. È stata un’azione rapida, abbiamo recuperato palla e mi è arrivato un pallone perfetto: non dovevo far altro che buttarlo dentro. Lo dedico alla squadra, perché il merito è sempre collettivo. E infine che dire del nostro tifo? I ragazzi sono incredibili. Sempre presenti, sempre rumorosi, sempre a spingerci nei momenti chiave. I festeggiamenti sotto la curva alla fine sono stati bellissimi: un piccolo assaggio di quanto si sta creando attorno a questo gruppo. È davvero uno spettacolo ESSERE NOI!!!”
A seguire, ecco quanto ha affermato Ludovica Gastaldin:
“Fin dal primo secondo si è capito che sarebbe stata una partita totalmente diversa rispetto a quella di campionato. Sembrava quasi di rivedere un’altra squadra: più viva, più affamata, più consapevole. Avevamo dentro una voglia enorme di dimostrare chi siamo davvero, e credo che questo abbia indirizzato la gara da subito. È stata una prestazione intensa, sentita, dove ognuna ha messo dentro qualcosa in più. I rientri hanno sicuramente aiutato, perché tornare tutte insieme ci ha dato equilibrio e fiducia. Però non è stato soltanto quello. In campo abbiamo messo testa, cuore e carattere. La differenza vera è stata nella mentalità: nessuna voleva uscire dal campo con il risultato accusato ed era chiaro che volevamo riprenderci ciò che due settimane fa avevamo lasciato per strada. La delusione con l’Orobica ci ha fatto male, ma è stato un dolore “buono”, di quelli che ti fanno reagire. La prestazione era stata positiva, e ripartire da quella consapevolezza ci ha dato la spinta emotiva giusta per trasformare tutto in energia. Ora arriviamo alle prossime due trasferte con ritrovata convinzione, unite e più mature. Sappiamo che ci aspetta fatica – e qualche viaggio infinito – ma crediamo tanto in quello che stiamo costruendo. E sì, secondo me possiamo crescere ancora: questo Venezia 1985 ha molti margini.

Arrivare ai quarti è una bella emozione. Forse all’inizio non ci pensavamo troppo, ma partita dopo partita abbiamo avuto la sensazione che potesse essere un percorso speciale. L’anno scorso ci era rimasto l’amaro in bocca per gli ottavi… Quest’anno volevamo cambiare la storia, e ci siamo riuscite. È un traguardo che vogliamo goderci, ma che ci spinge anche ad andare oltre. Per me è stata una giornata importante. Tornare in campo dopo aver “sofferto” dalla panchina due settimane fa è stato liberatorio: avevo davvero tanta voglia di esserci e di dare il mio contributo. E il gol… È stato un momento speciale, sentito. Lo dedico alle mie compagne, allo staff e alla società che non ci fa mancare mai nulla, e ai miei genitori, che proprio ieri (domenica, n.d.r.) festeggiavano il loro anniversario di matrimonio. Ieri il tifo è stato una cornice incredibile: già l’ingresso in campo con i fumogeni ha creato un’atmosfera che ti accende dentro. E poi, a fine partita, cantare i cori tutte insieme è stato uno di quei momenti che ti fanno respirare la vera essenza di questo sport. Vincere fa bene al cuore… E condividere quella gioia con la nostra curva lo rende ancora più speciale. Forza Venezia 1985!!!”
Le parole di Laura Boschiero:
“La partita è stata combattuta da entrambe le squadre, ma la differenza l’ha fatta la voglia di rifarsi da quella di campionato e portare a casa un risultato positivo andando su ogni palla e sfruttando ogni occasione. Abbiamo una rosa con tanta qualità e sicuramente il rientro delle ragazze infortunate ha aiutato soprattutto a livello mentale, ma la differenza l’ha fatta la concentrazione che abbiamo messo rispetto alla scorsa partita. Io non posso esprimermi riguardo alle avversarie durante il primo tempo, però mi sono sembrate vogliose nel recuperare il risultato fino alla fine. Sicuramente la vittoria di ieri (domenica, n.d.r.) aiuta a risollevarci di morale dalle ultime due sconfitte e a capire che possiamo fare bene e sempre meglio. Siamo entrate in campo con l’obiettivo di vincere e così è stato. Siamo convinte di poter andare il più avanti possibile.

A livello personale la partita è andata tutto sommato bene, sì ho fatto gol e speriamo sia uno dei tanti traguardi di quest’anno, quindi è per me uno sprone a far sempre di più. Per questo, ringrazio le compagne per la fiducia e il continuo incoraggiamento. È sempre bello sentire il nostro tifo, che ci segue sia in casa che fuori, e ieri stare là a cantare tutte insieme a fine partita è stato proprio un vero spettacolo”.
Per concludere, ecco quanto ha detto mister Giancarlo Murru:
“Gara affrontata con la giusta concentrazione, che ci ha permesso di essere sempre rapide e lucide nelle decisioni, sia in fase di possesso che in quella di non possesso. Il risultato è giusto per occasioni create e contenuti espressi. Si esce dal campo con una crescita evidente di maturità tattica, gestendo con intelligenza le tre altezze del terreno di gioco: un aspetto sul quale stiamo lavorando da tempo. Un’attenzione particolare va ai nostri tifosi, ai quali rivolgiamo i più sinceri auguri di Buone Feste e i complimenti per una scenografia…Da mozzafiato!”

Nuove sfide all’orizzonte, da affrontare insieme.
Quella di Verona non è stata soltanto una vittoria sul campo, ma la conferma di un percorso che squadra, staff e tifoseria stanno costruendo insieme, passo dopo passo. La forza delle Leonesse non risiede solo nei gol, nella tecnica o nell’organizzazione di gioco, ma nella capacità di creare un’energia collettiva che trascina, sostiene e spinge sempre un po’ più in là. In una stagione lunga e impegnativa, partite come questa dimostrano quanto sia importante restare uniti, restare se stesse, restare “noi”. Dai sacrifici del tifo alle prestazioni delle giocatrici, ogni elemento sta contribuendo a rafforzare un’identità chiara, riconoscibile e orgogliosa. Ora il cammino prosegue, con nuove sfide e nuovi ostacoli da affrontare. Ma se c’è una certezza, è che questo gruppo ha dimostrato di avere cuore, idee e la giusta convinzione. E quando tutto questo si unisce alla passione di chi canta sugli spalti, il destino può davvero diventare un’opera costruita insieme.
Filippo Pajola e Danilo Billi
