Il calcio femminile tedesco vive la sua notte dei lunghi coltelli.
Quattordici club della Frauen-Bundesliga hanno scelto la strada più drastica e più coraggiosa: separarsi dalla Federazione tedesca (DFB) e dare vita a una nuova entità indipendente che gestirà in autonomia campionato, diritti e sviluppo del movimento. Una decisione che non ha precedenti in Germania e che rischia di diventare un punto di svolta per l’intero panorama europeo.

Perché i club hanno rotto con la Federazione
Negli ultimi mesi, DFB e società avevano lavorato fianco a fianco per costruire un nuovo modello di governance del calcio femminile.
Sul tavolo c’era un progetto condiviso, con investimenti pesanti: 700 milioni di euro messi dai club e 100 milioni promessi dalla Federazione. L’obiettivo era creare una struttura moderna, sul modello delle grandi leghe europee.
Poi, qualcosa si è spezzato.
Secondo i club, i contratti finali non riflettevano pienamente gli accordi raggiunti. Alcuni punti ritenuti fondamentali sarebbero stati modificati o non formalizzati, generando sfiducia e un senso di mancanza di trasparenza.
E così, anziché rallentare il percorso di crescita, le società hanno fatto il passo più sorprendente: andare da sole.
Nasce la FBL e.V.: la nuova casa del calcio femminile tedesco
Il 10 dicembre 2025 segnerà la nascita ufficiale della FBL e.V., l’organismo che riunirà i 14 club usciti dal dialogo con la DFB.
Una lega privata, autonoma, orientata al business e pensata per dare slancio a:
• diritti televisivi e commerciali,
• gestione degli sponsor,
• strategie di crescita nazionale e internazionale,
• sviluppo dei settori giovanili e della competitività delle squadre.
Per molti dirigenti si tratta di un passaggio inevitabile: la Frauen-Bundesliga ha bisogno di una governance snella, moderna, capace di attrarre investimenti come avviene già in Spagna e Inghilterra.
Un terremoto annunciato? Il contesto che ha preparato la rottura
Da tempo il calcio femminile tedesco si trova davanti a un bivio: continuare sulla strada tradizionale, con un ruolo centrale della DFB, oppure seguire il modello delle “big leagues” europee, sempre più autonome e commercialmente evolute.
L’espansione prevista del campionato da 12 a 14 squadre e l’aumento dell’interesse mediatico erano segnali di un movimento pronto a fare il salto.
E i club Bayern, Eintracht, Leverkusen e gli altri vogliono capitalizzare questo momento d’oro.
Le incognite: un nuovo inizio, ma non senza rischi
La scissione porta entusiasmo, ma anche nodi da sciogliere:
• bisognerà creare nuove regole, nuovi format e una struttura giuridica solida;
• resta da capire come funzioneranno promozioni, retrocessioni e rapporti con le categorie inferiori;
• la convivenza tra FBL e DFB rischia di generare conflitti istituzionali se non si troverà rapidamente un punto di equilibrio.
Insomma: la rivoluzione è partita, ma il percorso sarà complesso.
Un segnale per tutta Europa
La scelta tedesca non è solo un affare nazionale: può diventare un modello o un monito per le federazioni del continente.
L’autonomia dei club, se ben strutturata, potrebbe:
• aumentare i ricavi,
• migliorare la competitività,
• accelerare la professionalizzazione del movimento femminile.
E e la nuova FBL riuscirà davvero a costruire un sistema solido, la Germania potrebbe tornare a essere una delle locomotive del calcio femminile europeo, tanto dentro il campo quanto fuori.
Danilo Billi
