Essere “Tifosi non Schifosi” vuol dire saper abbracciare gioie e dolori: la sconfitta, seppur dolorosa, fortifica l’identità di gruppo (“NOI”) e può diventare un motore in prospettiva futura, se affrontatacon la giusta mentalità. “I vincenti trovano soluzioni, i perdenti cercano alibi”, affermava un certo Julio Velasco: l’accettazione e lo spostamento del focus dal risultato possono trasformare la delusione in motivazione per migliorare. Non era così che ci si augurava di concludere, sportivamente parlando, il 2025 ma sbaglia chi interpreta questo tonfo come uno stop al percorsofin qui intrapreso: bisogna trasformarlo, durante le feste, in un riaccumulo di energie, nervose e fisiche, per ripartire nuovamente alla grande nell’anno nuovo.
Le premesse alla lunga trasferta per giungere al “FCS Center” di Appiano sulla strada del vino (BZ) erano sicuramente rosee: oltre all’entusiasmo derivante dalle vittoriose trasferte precedenti a Verona e a Garlasco, a dar manforte al tifo del solito Filippo sì è aggregato “con somma gioia” (da vincitore di una scommessa “birichina” con un dirigente!) Paolo, per animare la domenica a sostegno della squadra.

Il viaggio in pullman con il team nero-oro è stato comodo e sereno, trascorso in compagnia e con l’immancabile partita a carte organizzata da Ciano (vice-allenatore). Arrivati al campo dopo pranzo, i supporters del Venezia 1985 hanno preso posto in tribuna, appendendo i propri striscioni e definendo l’area di tifo.

All’ingresso in campo delle squadre, Filippo e Paolo hanno dato via alle danze, accendendo i fumogeni (il nero purtroppo ha fatto infaustamente cilecca!) e una luce flash, pulsante a ritmo del tamburo e dei cori da brividi che ogni fine settimana accompagnano le prestazioni sportive delle Leonesse.
Il supporto è rimasto sempre incondizionato dall’andamento e dal risultato, anche se non è facile non lasciarsi trascinare emotivamente da quanto visto sul terreno di gioco.
Nell’esperienza di tifo nel calcio femminile, generalmente è raro vedere la squadra sconfitta non prendere la via degli spogliatoi a testa bassa “per direttissima”: la componente emozionale e psicologica delle ragazze, sul piatto della bilancia, è determinatamente diversa (e spesso fraintesa da chi si avvicina occasionalmente a questo mondo) da quella maschile. Da comprensivi “Tifosi non Schifosi”, non si è mai preteso nulla a riguardo: semplicemente, si rimane in postazione di tifo fino alla fine, fino all’uscita dal campo delle giocatrici, in una forma quantomeno rispettosa del momento infelice. Dopo una debacle del genere (6-0 per il Südtirol), invece, la maggior parte delle Leonesse ferite ha avuto la forza di alzare lo sguardo verso i propri tifosi e dirigersi verso di loro, ringraziandoli affettuosamente per il sostegno ricevuto.
Da vecchio spirito ultras, quello del venire “sotto la curva” a fine partita è stato un gesto molto semplice ma dal profondo significato: se le ragazze sono encomiabili per impegno e sacrifici, lo sono altrettanto i tifosi sempre al loro fianco, indifferentemente nella gioia e nella sofferenza. È questa la dimostrazione di quanto importante sia il legame tra il Venezia 1985 e i suoi “Tifosi non Schifosi”: la grande bellezza dell’ESSERE NOI non è una bandiera da sventolare all’occorrenza in cima ad un castello di apparenze e parole al vento ma una realtà concreta, costruita negli anni, che poggia su solide fondamenta di fiducia e rispetto reciproco. Siamo bravi a cadere ma anche a rialzarci: questa è la forza del Venezia 1985, di cui andare sempre fieri ed orgogliosi, la NOSTRA FORZA!
(N.d.r.) “Purtroppo ci giunge in fase di uscita del nostro articolo una notizia, relativa ad una multa che stata fatta alla società Venezia calcio 1985, per i fumogeni, che alleghiamo qui sotto senza commentare”:

Serie C Femminile – Südtirol-Venezia 1985 6-0 Crollo nella ripresa: le altoatesine dilagano, il Venezia regge un tempo poi si spegne.
BOLZANO – Doveva essere una partita per accorciare la classifica, per restare agganciati al treno di testa. Si è trasformata invece in una domenica durissima da digerire per il Venezia 1985, travolto 6-0 dal Südtirol in una gara che racconta due storie diverse: equilibrio iniziale e poi un crollo progressivo, verticale, senza appigli.

Il Venezia 1985 si presenta al completo, con il ritorno di Agata Centasso in panchina, e l’approccio è quello giusto: gara maschia, combattuta soprattutto a centrocampo, con ritmi alti e duelli continui. Una gara dove l’equilibrio regna nel primo tempo e le tante mischie ne sono la riprova, entrambe le squadre non vogliono mollare un centimetro.. Ma al primo vero affondo, il Südtirol passa. Palla in area per Fischer, che fa perno sul difensore, si gira con forza e precisione e batte Raisa Costantino: è l’1-0 che cambia l’inerzia del match. Le padrone di casa prendono fiducia e spingono. Al 35’ Santin colpisce il palo con una conclusione al volo, poi è ancora Costantino a tenere in piedi il Venezia 1985 deviando sulla traversa un calcio d’angolo pericolosissimo. Segnali, però, che anticipano la tempesta. Nel secondo tempo, il Venezia prova a reagire: Tosatto viene pescata in profondità e calcia, il portiere respinge; poco dopo Trevisiol arriva sul fondo e crossa, ma la conclusione al volo di Sabiasorvola la traversa. Occasioni che restano isolate. Il Südtirol è cinico. In contropiede, sulla sinistra, il cross trova Stockner completamente sola: controllo e gol facile, 2-0. È la crepa decisiva. Da lì in avanti la gara prende una sola direzione. Ancora Stockner, da due passi, firma il 3-0 dopo l’ennesimo cross dalla fascia. Il Venezia 1985 accusa il colpo, perde compattezza, e il Südtirol colpisce in ripartenza: Fischer entra in area, Costantino respinge di pugno ma la palla carambola su palo e rete. È 4-0. I minuti scorrono ma la musica non cambia, anzi peggiora. Un lancio centrale mal gestito da Grecu apre la strada ancora a Fischer, che ringrazia e sigla il 5-0. Poco dopo, azione centrale, dribbling secco e nuovo affondo vincente: 6-0, poker personale e partita definitivamente chiusa già al 36’ della ripresa. Il Venezia 1985, va detto, non ha mollato mai sul piano dell’impegno, ma dopo il secondo gol subisce un crollo mentale e fisico da cui non riesce più a riemergere. La gara si trascina fino al triplice fischio, che arriva quasi come una liberazione. Una sconfitta che fa male, ma non cancella il percorso Finisce così una giornata amara, di quelle che lasciano segni. Una sconfitta pesante nel punteggio, figlia di episodi, disattenzioni e di un Südtirol spietato sotto porta.
Ora testa alta, analisi lucida e ripartenza. Perché il calcio, anche quando colpisce duro, chiede sempre la stessa cosa: memoria corta e cuore lungo.

SÜDTIROL 6 – 0 VENEZIA CALCIO 1985
SÜDTIROL: Holzer, Ruaben (st 33’ Huber), Oberhuber, Ladstatter, Tschöll, Santin (st 15’ Peer), Fischer, Stockner (st 29’ Maloku), Kiem, Costisella (st 12’ Bielak), Pfostl (st 21’ Zipperle).
A disposizione: Boccola, Mittermair, Antolini, Nigg.
Allenatore: Marco Castellaneta
VENEZIA CALCIO 1985: Costantino, Morettin, Grecu, Tosatto (st 33’ Boschiero), Dalla Santa, Trevisiol, Gastaldin, Paladini, Romano, Sabia (st 31’ Centasso), Ruggiero (st 21’ Baldan).
A disposizione: Tonello, Cadamuro, Visani, Furlan.
Allenatore: Giancarlo Murru
Arbitro: Lucia Sciarrillo di Merano (BZ).
Marcatrici: pt 20’ Fischer (ST); st 10’ Stockner (ST), 19’ Stockner (ST), 27’ Fischer (ST), 33’ Fischer (ST), 36’ Fischer (ST).
Note: Ammonite: Grecu (VE), Peer (ST).
Corners: 7-2
Come da consuetudine, Filippo ha raccolto alcune dichiarazioni nel post partita.
Per prima, ecco quelle rilasciate da Elisa Dalla Santa, con la schiettezza e la sincerità che da sempre la contraddistinguono:
“La cosa che più mi dispiace e mi amareggia è il fatto che sia mancata – e ieri si è visto chiaramente – quella coesione di squadra che ha sempre contraddistinto il Venezia in questi anni. Quando iniziano a crearsi difficoltà all’interno del gruppo, tra compagne, diventa complicato alzare la testa, e il calcio non è uno sport che permette di affidarsi alle individualità: o si è squadra, o si fa fatica. Detto questo, qualcosa della partita provo comunque a salvarla. Ci sono stati alcuni momenti in cui abbiamo pensato di poterla recuperare, forse persino ribaltare. Sono stati attimi brevi, è vero, perchè poi – almeno per come l’ho vissuta io – la testa è andata da un’altra parte. E proprio dove avrebbe dovuto emergere quello spirito di squadra che ci ha sempre contraddistinte negli anni, lì è venuto a mancare. Ci siamo disunite e contro una squadra come il Südtirol, che è fisica, quadrata, organizzata – una squadra quasi “tedesca”, per intenderci – si fa inevitabilmente fatica. È vero anche che abbiamo peccato sotto molti punti di vista. La giornata di domenica, nel complesso, è una giornata che va presa per quello che è stata: ci deve far porre delle domande, ci deve spingere a un esame di coscienza. Chiudiamo il 2025 probabilmente nel peggiore dei modi, ma allo stesso tempo chiudiamo una parentesi. Ci saranno due settimane di pausa e poi andremo ad affrontare le ultime due partite del girone d’andata con un altro spirito: questo è l’augurio che mi faccio e che faccio a tutte. Arrivavamo comunque da due risultati importanti: una bella rivincita contro il Chievo e, secondo me, un’ottima prestazione, soprattutto nel secondo tempo, contro il Garlasco. Ci sentivamo pronte per questa sfida, che sapevamo sarebbe stata difficile, ma la gestione emotiva non è stata di certo ottimale e all’altezza. Chiudiamo l’anno così, con la speranza di ripartire in maniera completamente diversa.

Per quanto riguarda me, personalmente, soprattutto nelle ultime due domeniche ho cercato di dare il massimo e di contribuire al cento per cento per quelle che sono le mie possibilità. È chiaro che non sempre è possibile riuscirci come si vorrebbe, ma l’importante è provarci sempre. Infine – ma non meno importante – per quanto riguarda il tifo sempre presente, credo che da parte nostra sia doveroso ringraziare chi da sempre ci segue e ci sostiene, a prescindere dalle difficoltà e dai momenti di sconforto. I veri amici si vedono soprattutto nelle sconfitte, nei momenti di bisogno: quando va tutto bene è facile salire sul carro dei vincitori, molto più difficile è restare quando arrivano battute d’arresto pesanti.”
A seguire, le parole mai banali di Ludovica Gastaldin:
“Il risultato del match è stato davvero pesante da digerire, inutile girarci intorno. Nel primo tempo siamo rimaste in partita: compatte, attente, magari non brillantissime ma ordinate. Sapevamo che il Südtirol era forte, ma non avevamo la sensazione di essere così lontane. A inizio ripresa, paradossalmente, siamo rientrate anche meglio: abbiamo avuto un paio di situazioni che potevano riaprirla. Poi però, dopo il 2-0, è arrivato un blackout totale. Lì abbiamo smesso di essere squadra: distanze sbagliate, poca comunicazione, testa che è andata via. E quando perdi lucidità contro avversarie di quel livello, paghi tutto e subito. Qualcosa da salvare e da cui ripartire a gennaio c’è, e secondo me è fondamentale vederlo. L’atteggiamento del primo tempo e l’inizio del secondo dimostrano che possiamo stare in partita anche contro squadre forti. Non è una questione tecnica, ma mentale. Dobbiamo ripartire da lì: dalla consapevolezza che, se restiamo unite e lucide, possiamo dire la nostra. La sosta servirà tanto per rimettere ordine nella testa, oltre che nelle gambe. La batosta brucia tantissimo, soprattutto perché è arrivata dopo due vittorie importanti che avevano dato entusiasmo e fiducia. Proprio per questo fa male. Però sta a noi decidere che tipo di segno lascia. Se diventa una cicatrice negativa, rischia di farci arretrare. Se invece la prendiamo come una lezione dura ma chiara, può farci crescere. Personalmente credo più nella seconda opzione: questa partita ci ha sbattuto in faccia i nostri limiti, soprattutto caratteriali, e ci dice che non possiamo permetterci di staccare la spina nemmeno per cinque minuti.

Come capitano, quando la nave stava affondando, non ho provato sensazioni catastrofiche, anzi, tanta lucidità sugli errori che stavamo facendo. Da “veterana” si sente una responsabilità diversa: si vorrebbe fermare tutto, rimettere ordine, proteggere le compagne. Non sempre ci si riesce, ma mollare non è un’opzione. Il messaggio che sento di mandare è di speranza, sì, ma una speranza concreta: passa dal lavoro, dall’autocritica e dal restare squadra anche quando è difficile. Le partite storte capitano, quello che non deve capitare è perdersi. Per quanto riguarda il tifo, il gesto verso i tifosi è nato spontaneo, e forse proprio per questo è stato diverso dal solito. Sapevamo di averli delusi, ma anche che loro erano lì, ancora una volta. In un momento così duro, sentire il loro sostegno fa la differenza e ti ricorda perchè giochi, perchè soffri, perchè non puoi smettere di lottare. A nome mio e della squadra: grazie. Non è scontato, e non lo sarà mai. Ci rivediamo a gennaio, più consapevoli”.
Ecco Agata Centasso, al rientro in campo nel secondo tempo, dopo un lungo periodo di stop per infortunio:
“Il risultato della partita non rispecchia fino in fondo l’andamento del match, soprattutto per quello che si è visto nel primo tempo e anche per buona parte del secondo. All’inizio della ripresa, sul risultato di 1-0 per loro, siamo state molto vicine al pareggio. Poi però il calcio è fatto così: basta un errore, un gol sbagliato, e la partita può cambiare volto. Sul contropiede abbiamo subito il 2-0 e da lì probabilmente il morale si è abbassato. Continuando a provarci ci siamo sbilanciate in avanti e abbiamo concesso altri contropiedi. Tutti i gol sono arrivati proprio da situazioni di contropiede. Loro sono state brave, perché in quel momento quasi ogni pallone perso, anche nella nostra trequarti, diventava un’azione pericolosa. Forse non siamo state abbastanza lucide nel capire che, a un certo punto, sarebbe stato meglio restare più solide, gestire la partita e cercare almeno di non prendere altri gol, anche per una questione di morale. Ma in quei momenti non è mai facile decidere se rinunciare o continuare a provarci cercando un equilibrio. Sicuramente loro sono una squadra molto preparata, ma noi non siamo quelle viste nel 6-0, questo no. Cosa salvo? Non è facile dirlo a caldo. Salvo sicuramente l’atteggiamento del primo tempo: ce la siamo giocata alla pari e dobbiamo ripartire da lì. Dobbiamo essere più ciniche in alcuni momenti sotto porta, perchè certe partite possono cambiare anche per un episodio. L’insegnamento più grande è questo: non arrivare a concedere 6 gol nemmeno quando le cose iniziano a girare male, non lasciare andare tutto, ma mantenere una stabilità generale. È una sconfitta che lascia il segno, anche perché arriva prima della sosta natalizia. Il panettone lo mangeremo sicuramente con un po’ più di amarezza, ma deve diventare uno stimolo. Da gennaio dovremo avere voglia di rivincita. Può essere uno schiaffo utile, che ci aiuta a tenere i piedi per terra dopo i risultati positivi nelle precedenti partite e a ricordarci l’importanza di restare umili e lavorare sodo durante questo stop.

Per quanto riguarda il mio rientro in campo, non è stato semplice. Sono entrata sul 5-0, in un campo molto difficile sia fisicamente – perché è un sintetico – sia emotivamente, visto che qui avevo già subito un infortunio. Ero un po’ provata, ma allo stesso tempo sono stata davvero contenta. È bello pensare di stare rientrando, anche se non voglio dirlo troppo a voce alta perchè sono scaramantica. Speriamo bene, sicuramente fa un certo effetto. Infine, credo sia fondamentale in questi momenti restare uniti, anche nel rapporto con il tifo, che è sempre presente nel bene e nel male. Sono felice di questo gesto a fine partita, mi è sembrato davvero doveroso. Nelle vittorie e nelle sconfitte, siamo sempre insieme. Grazie di cuore perquello che fate, Tifosi non Schifosi!”.
Infine, l’analisi di mister Giancarlo Murru:
“La prestazione non è stata in linea con le nostre aspettative e possibilità. È stata una giornata da archiviare, che dovrà però rappresentare un passaggio utile nel percorso del campionato. A volte bisogna saper raccogliere dalle sconfitte quella parte di noi stessi alla quale dedicare la giusta attenzione. C’è sempre qualcosa da imparare da certe situazioni: sta a noi saperne cogliere icontenuti più autentici”.

La sconfitta di Bolzano resterà una ferita, ma anche un punto di ripartenza. Perché il Venezia 1985, nella sua storia recente, ha dimostrato una cosa più di tutte: può cadere, ma non si spezza. Le parole delle giocatrici e del mister non sono alibi, bensì consapevolezze preziose, che parlano di responsabilità, di autocritica e di un desiderio autentico di rialzarsi insieme.
In fondo, è questo che distingue una squadra da un gruppo e una comunità da un pubblico occasionale: la capacità di restare uniti quando fa male, di guardarsi negli occhi e riconoscere che la strada è ancora lunga, ma che vale la pena percorrerla fianco a fianco. Le Leonesse torneranno in campo a gennaio con più lucidità, più fame e più compattezza. I “Tifosi non Schifosi” saranno lì, come sempre, a ricordare che il calcio non è solo risultato, ma appartenenza, rispetto e coraggio.
Il 2025 si chiude con un tonfo, è vero. Ma ogni tonfo è anche un rimbalzo. E il Venezia 1985 ha già dimostrato di saper trasformare le cadute in slancio. Testa alta, cuore lungo. Si riparte. Insieme.
Filippo Pajola e Danilo Billi
