È passato tanto tempo – e nel frattempo sono accadute mille cose – dalla cena di Natale del Venezia Calcio 1985, ma ci sono immagini che resistono al tempo, che restano lì, vive, pronte a raccontare. E allora sì, in questi giorni sospesi a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, ci piace tornare a mostrarvi questa fotografia: un concentrato di gioia, sorrisi e connessioni autentiche che quella serata speciale ci ha lasciato dentro.
Era martedì 16 dicembre 2025 quando il Venezia Calcio 1985 si è ritrovato al ristorante “La Baita” di Mogliano Veneto (TV), un luogo che per molti è ormai una seconda casa: il ristorante dove si va a pranzo nel pre-partita, dove si respira calcio ancora prima di entrare in campo. Questa volta, però, non la storica e riservata sala sotto le cucine, dove si consumano menù sportivi a volontà in un’unica tavolata di grande convivialità, ma quella al piano terra, sistemata ad hoc per diventare spazio di condivisione, festa e libertà.
La disposizione parlava già da sola: due ferri di cavallo, come a proteggere un centro lasciato volutamente libero per balli, brindisi e divertimento. A sinistra staff, dirigenti e tifosi; a destra squadra femminile e squadra maschile, una accanto all’altra, unite dallo stesso stemma e dallo stesso spirito. In mezzo, il cuore pulsante della serata.
Un allestimento curato nei dettagli, funzionale e mai casuale, frutto anche dell’operato prezioso del direttore generale Peter Camilli, capace di trasformare una semplice sala in uno spazio vivo, accogliente, pensato per unire e non dividere.

Il ritrovo era fissato alle 19:30, ma come sempre succede nelle serate belle, il tempo ha iniziato subito a scivolare via. Verso le 20 ci si accomoda: aperitivo, poi la cena – riso, un brasato generoso, sapori veri – e soprattutto open bar, free drink, birre e alcolici senza contare i bicchieri. Perché quella non doveva essere una cena formale, ma una festa vera, lontana dagli schemi tattici del campo di gioco.
Uno spirito natalizio, certo. Ma prima ancora uno spirito di squadra, di società, di grande famiglia. Una famiglia magari a volte un po’ pasticciona, imperfetta come tutte quelle vere, ma sincera fino in fondo all’anima, perché è lì che batte il cuore pulsante del Venezia Calcio 1985.
Tra i presenti anche Alfio, presidente del Bologna Women Fan Club, arrivato fin da Granarolo di Bologna e accolto a braccia aperte da tutte e tutti coloro che, in questi anni di amicizia sbocciata sugli spalti, ne hanno potuto apprezzare le grandi qualità e i valori umani. Parole, racconti, forse mille – forse anche troppe – ma capaci di aprire i cuori delle protagoniste e dei protagonisti di una notte che resterà.

Verso le 22 arriva uno dei momenti più attesi: le ragazze iniziano la consegna dei regali per dirigenti, staff e tifosi. A tenere il filo, microfono alla mano e carisma da vendere, due speaker d’eccezione che hanno scandito i tempi della distribuzione e trasformato la serata in un racconto collettivo: Agata Centasso, “la Belva” del centrocampo veneziano, e la sua compagna di reparto Ludovica Gastaldin, a suo agio nel ruolo di regista dentro ma anche fuori dal campo.

Le ragazze hanno riservato un momento significativamente importante e unico a ciascuna delle persone coinvolte, alle quali è andato un sentito riconoscimento per esser loro vicine in questo percorso sportivo: a turno, le annunciatrici hanno chiamato una giocatrice della squadra per consegnare un presente al diretto interessato. Tra la commozione e l’emozione generale, anche la dedica affettuosa da parte della squadra a un incredulo Alfio (“Ma stanno chiamando proprio me?”, rivolgendosi ai “Tifosi non Schifosi” vicini di tavolo).
In seguito è Filippo a prendere la parola, per un altro gesto che vale più di mille discorsi e che si ripete ormai tradizionalmente alla cena di Natale nero-oro, in un premuroso scambio reciproco: i doni alla squadra femminile, da parte dei “Tifosi non Schifosi” – Filippo, Alberto, Oliviero, Paolo – insieme alla dirigenza e allo staff tecnico femminile. E poi i regali alla squadra maschile, un’iniziativa promossa e condivisa, sostenuta in modo decisivo dalla società stessa e, in particolare, dal responsabile Luciano Cosmo. Non formalità, ma segni concreti di appartenenza.
Le tose, in grandissimo spolvero, rubano la scena con naturalezza, dando filo da torcere ai colleghi maschi a colpi di look mozzafiato. Risate, foto, brindisi che si moltiplicano, bicchieri che si riempiono e si svuotano senza fare troppi conti.

E a mezzanotte, quando il calendario gira pagina, arriva la torta con le candeline: si entra ufficialmente nel giorno del compleanno di Giulia Trevisiol, la nostra ruspante centravanti. Un momento semplice, autentico, di quelli che scaldano più di qualsiasi discorso preparato.

Con il passare delle ore il locale finisce letteralmente le scorte di alcolici. I ragazzi sono carichi, l’energia è ancora alta e sul tardi si arriva davvero a raschiare il fondo del barile, con il bar che inizia ad aprire quelle bottiglie di amari che di solito restano lì, più come soprammobili che come opzione reale. Ma anche questo è il segno inequivocabile di una serata riuscita.
Alfio saluta verso le 00:40/00:45, quando la sala inizia lentamente a svuotarsi. Ma la serata, in realtà, è tutt’altro che finita. Si prosegue tra il bar del locale e l’area esterna, tra divanetti e tavoli, dove il tempo smette definitivamente di avere importanza. Verso le 2 di notte arriva il messaggio dell’amico rossoblù: è rientrato sano e salvo a casa, dopo anche una deviazione dovuta alla ormai canonica chiusura notturna di un tratto autostradale.

La risposta è tutta in una foto che – meglio non pubblicarla – dice tutto (“Una Notte da Leoni”, come nel film, per intenderci!) e testimonia che la festa era ancora lì, viva, e non aveva alcuna intenzione di terminare.
Alla fine si va via tra le 3:30 e le 4 del mattino, con Paolo che custodisce gelosamente un vuoto di memoria tra le 4 e le 6, quando si è risvegliato direttamente a casa. Perché anche questo fa parte delle serate riuscite: quelle che non si ricordano per intero, ma che restano dentro per sempre.

Oggi condividiamo tutto questo con voi per augurarvi il meglio nell’anno che verrà, con un pensiero speciale a chi incarna lo spirito giusto del tifo: essere sempre, in tutti gli ambiti, coerenti con l’idea di identificarsi come “Tifosi non Schifosi”. Filippo e Paolo l’hanno splendidamente rappresentata anche questa volta.
Perché certe serate non passano. Restano. E continuano a raccontarci chi siamo.
NOI, VENEZIA CALCIO 1985.
Filippo Pajola e Danilo Billi
